Quel ramo del delta del Po: l’area veneta

Quel ramo del delta del Po: l'area veneta

In viaggio nello splendido parco naturale. Scivolando su placidi specchi d’acqua si incontrano vestigia che parlano di antichi mestieri, talenti artistici e umane fatiche. E si scoprono sapori introvabili altrove

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Parco Regionale Veneto del Delta del Po, provincia di Rovigo (Foto © Ken Welsh /2/Ocean /Corbis) Parco Regionale Veneto del Delta del Po, provincia di Rovigo (Foto © Ken Welsh /2/Ocean /Corbis)
Parco Regionale Veneto del Delta del Po, provincia di Rovigo (Foto © Ken Welsh /2/Ocean /Corbis)
Oasi Ca'Mello, nel Delta del Po (Foto © nando_piezzi / Demotix /Demotix /Corbis) Oasi Ca'Mello, nel Delta del Po (Foto © nando_piezzi / Demotix /Demotix /Corbis)
Oasi Ca'Mello, nel Delta del Po (Foto © nando_piezzi / Demotix /Demotix /Corbis)
Sacca Scardovari, Delta del Po (Foto © nando_piezzi / Demotix /Demotix /Corbis) Sacca Scardovari, Delta del Po (Foto © nando_piezzi / Demotix /Demotix /Corbis)
Sacca Scardovari, Delta del Po (Foto © nando_piezzi / Demotix /Demotix /Corbis)

Canali, valli e lagune. E poi dune e canneti, spiagge interminabili e specchi d’acqua dolce e salmastra, boschi e golene. È un puzzle di ambienti diversissimi il paesaggio che il Parco del Delta del Po, nella sua sezione veneta (quella della provincia di Rovigo), regala a ecocuriosi e turisti “verdi”. Che qui possono trovare un piccolo eden dove impegnarsi in camminate, percorsi in bici sulla Via delle Valli e cavalcate sugli argini. L’esperienza più insolita, però, resta quella di vivere un giorno da pescaturisti, imbarcandosi con i vongolari del Delta sulle batane (le barche a fondo piatto), spostandosi lungo le infinite vie d’acqua e lasciandosi trasportare dalla corrente per incontrare aironi e garzette, cavalieri d’Italia e fenicotteri.

54536Ma c’è dell’altro da fare sul Delta: tra le attività proposte dalla Direzione del Parco c’è, per esempio, la visita del Giardino Botanico di Porto Caleri, dove un percorso attrezzato permette di avere un colpo d’occhio incredibile sul sistema ambientale del Parco e sulla sua biodiversità, dove si possono spiare da vicino le evoluzioni di gabbiani e cormorani, scoprire i cespugli di piante pioniere, inebriarsi dei profumi e degli aromi del sottobosco.

In barca tra i canneti

Ma il Po si naviga, ovviamente. A bordo di house-boat, di battelli e (per i più intrepidi) di canoe, si percorrono i suoi diversi rami: dal Po di Pila, per esempio, si raggiunge l’isola di Scano Boa con le memorabilia degli antichi casoni da pesca; navigando invece il Po di Maistra, il ramo più naturale e aspro del fiume, si arriva alla golena di Cà Pisani, un tempo valle da pesca e zona di caccia e oggi piccolo eden faunistico. Se si sceglie l’itinerario sul Po di Goro, poi, si ripercorre, partendo da Ca’ Vendramin, la millenaria storia della bonifica che ha trasformato le molte zone umide e paludose lungo il fiume in campi e orti fertilissimi (è da qui che arrivano gli ortaggi e le verdure protagonisti della tavole polesane). Il percorso sul Po di Venezia, infine, è un itinerario completo con scenografici panorami di bacini fluviali, lagune e canneti. Ovunque, da osservare, gli argini possenti e i corsi d’acqua sopraelevati: qui si dice scherzando che gli uccelli, talvolta, volano più bassi dei pesci..

I luoghi della memoria

54537Il Polesine, la piccola Mesopotamia made in Italy, ha alle sue spalle un passato glorioso durante il quale civiltà diversissime tra loro si sono intrecciate con risultati tutti da scoprire. Testimonial di questa lunga storia sono soprattutto i musei disseminati nel territorio, a partire da quello Archeologico di Adria (via Badini 59, tel. 0462 21612), la più veneziana delle città del Delta. Tra canali, casette e ponti, la chicca più preziosa è la raccolta di reperti e testimonianze che narrano la storia plurimillenaria della città.

La mise en scène del Museo Archeologico racconta che, secoli prima di Cristo, Adria era una metropoli sull’Adriatico (da cui il nome), mercantile, multietnica, opulenta. Ecco allora alternarsi nelle teche i sontuosi corredi funerari e i gioielli raffinati delle matrone, vasi e crateri di ceramica decorata a figure rosse (che rivelano la frequentazione con i mercati greci) e la parete dedicata ai vetri made in Adria. La dominazione veneziana è ricordata dalle ville del Palladio; una per tutte Villa Badoer a Fratta, affrescata a temi mitologici, nicchie, festoni. E grazie a questi affreschi, e soprattutto a Palladio, la Badoera (come amichevolmente la chiamano qui) è stata inserita nella World Heritage List dell’Unesco. Imperdibile anche la visita a Ca’ Vendramin, sede del Museo della Bonifica: una grandiosa testimonianza di archeologia industriale, segnalata da una ciminiera alta 60 metri.

Terra di riso, pesce e polenta

Anche la cucina del Delta rivela una lunghissima storia. La tradizione alimentare polesana parla di pesca e di agricoltura e il re della tavola è senza dubbio il riso, che qui si coltiva da secoli (pare che a introdurne la coltivazione nel ‘400 siano stati i duchi Estensi) e che nel Delta diventa protagonista di minestre e risotti. Poi fiumi, lagune e valli forniscono una varietà di pesci che grigliati, fritti o in umido sono quasi sempre accompagnati da gustose fette di polenta bianca o gialla. Infine i vongolari, nelle acque basse delle Sacche (la più famosa è quella di Scardovari), allevano le cozze e raccolgono le vongole veraci più golose d’Italia, protagoniste di zuppe e guazzetti indimenticabili.

A cura di Cristiana Cassé, testi di Enrico Saravalle, foto e realizzazione piatti Ilva Beretta

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tag: veneto
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