Cremona violini e torroni

Cremona violini e torroni

Una passeggiata nella città del maestro Stradivari. Adagiata nella “Bassa”, è un luogo magico dove la musica e l’arte si confondono con il profumo di cose buone

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Cremona, Cattedrale di Santa Maria Assunta (Foto © Stefano Brozzi /Sopa RF /Sopa /Corbis) Cremona, Cattedrale di Santa Maria Assunta (Foto © Stefano Brozzi /Sopa RF /Sopa /Corbis)
Cremona, Cattedrale di Santa Maria Assunta (Foto © Stefano Brozzi /Sopa RF /Sopa /Corbis)
Cremona (Foto © Atlantide Phototravel /Corbis) Cremona (Foto © Atlantide Phototravel /Corbis)
Cremona (Foto © Atlantide Phototravel /Corbis)
Laboratorio liutaio di Stefano Conia, Cremona (Foto © Laurent Giraudou /Corbis) Laboratorio liutaio di Stefano Conia, Cremona (Foto © Laurent Giraudou /Corbis)
Laboratorio liutaio di Stefano Conia, Cremona (Foto © Laurent Giraudou /Corbis)
Torrone (Foto Radius Images /Corbis) Torrone (Foto Radius Images /Corbis)
Torrone (Foto Radius Images /Corbis)

Città del Torrazzo, del torrone o dei violini? Scelta difficile, visto che si parla di Cremona. Che oltretutto non è “solo” torri campanarie, dolci squisitezze e musiche immortali, no. È anche una deliziosa città d’arte dove i vicoli acciottolati si alternano a sontuose chiese rinascimentali, le residenze patrizie si aprono su piazze scenografiche, i viali alberati e i monumenti “must see” si sprecano.

54471La conoscenza di Cremona, allora, può iniziare dalla centralissima piazza del Comune, una delle più belle d’Italia, dove si affaccia la Cattedrale rivestita in marmo rosa e affrescata dai fratelli Campi, celebre dinasty di pittori padani. Il complesso monumentale della piazza continua con il Battistero, la Loggia, il Palazzo Comunale e il celebre Torrazzo (come i cremonesi chiamano scherzosamente il campanile della Cattedrale), che secondo tradizione ha ispirato la creazione del torrone. La nascita della ghiottoneria, infatti, risale alle nozze sfarzose, celebrate nel 1441, tra Bianca Maria Visconti, figlia del Duca di Milano, e Francesco Sforza: per concludere il banchetto nuziale, i pasticceri di corte inventarono un dolce che doveva ricordare la città portata in dote dalla duchessina e, tra i tanti monumenti, fu scelto il Torrazzo. Il campanile venne ricostruito con albume, mandorle e miele: stupore dei convitati, gioia della duchessina e inizio della fama del dolce di Cremona, tutto in un colpo solo! A questa golosità è dedicata una festa che, dal 18 al 20 novembre, anima la città con degustazioni, laboratori del gusto (nello stabilimento Sperlari, alle porte di Cremona), talk show, itinerari tra le botteghe dei liutai, mostre (info: www.festadeltorronecremona.it).

54475Continuando l’esplorazione della piazza, una sosta al Palazzo Comunale è doverosa: qui è conservata una raccolta di violini griffati da Amati, Guarneri e Stradivari, il gotha della liuteria di tutti i tempi. Gli strumenti, conservati in teche di cristallo, vengono suonati con regolarità proprio in una delle sale del Palazzo, in una serie di miniconcerti aperti al pubblico.

Per le vie del centro

Dalla piazza si imbocca poi via Solferino e ci si inoltra in un reticolato di strade e vicoli che ospitano raffinate dimore borghesi, botteghe storiche come Sperlari o la Pasticceria Lanfranchi e i laboratori dei mastri liutai. Ancora eleganze rinascimentali in corso Matteotti, via Palestro e corso Garibaldi, dove si incontrano gli splendidi palazzi Fodri (sede dell’Ente triennale degli strumenti ad arco), Cavalcabò, Stanga, Raimondi, Trecchi.

Da non perdere anche la Chiesa di San Sigismondo, fatta costruire proprio dalla duchessina per ricordare il suo matrimonio, decorata dalle più belle firme della pittura rinascimentale lombarda, dai fratelli Campi al Boccaccino a Pietro Maggi. Ed è in questo contesto di storia e cultura secolare che si incontra la Cremona della buona tavola: la città del Torrazzo è infatti una delle capitali della cucina della “Bassa”, la pianura percorsa dal Po che fornisce le materie prime per prodotti noti e golosi, come gli insaccati e i salumi. Bontà di gusto rustico, che non devono far dimenticare le origini nobili e sofisticate della tradizione gastronomica locale: le preparazioni dei cuochi rinascimentali e degli chef di palazzo prevedevano, non a caso, anche l’impiego di ingredienti preziosi e insoliti, che arrivavano in città per via fluviale grazie ai mercanti di ritorno dall’Oriente. Si spiegano così l’uso delle mandorle e della frutta candita, il gusto per l’agrodolce (che raggiunge la sua apoteosi nella mostarda) o l’impiego dell’uvetta e delle spezie in alcuni dei più deliziosi piatti della tavola cremonese.

a cura di Cristiana Cassè, testi di Enrico Saravalle, ricette di Giovanna Ruo Berchera, foto e realizzazione piatti di Ilva Beretta

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