Più arance nell’aranciata. Ma solo in quella italiana

Più arance nell'aranciata. Ma solo in quella italiana

Una nuova norma alza dal 12% al 20% la quantità di succo di frutta presente nelle bibite analcoliche agli agrumi. Soddisfatti coltivatori e consumatori. Ma i produttori del settore si sentono discriminati rispetto ai competitori stranieri che non devono rispettare questa disposizione

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Nell'aranciata italiana ci saranno più arance. Anzi, per per essere precisi, ce ne saranno ancora di più. La Camera dei deputati ha approvato una norma che alza dal 12% al 20% il limite minimo di frutta presente nelle bibite analcoliche agli agrumi. La legge in questione risale al 1958 e l'approvazione dell'emendamento che la modifica fa registrare la soddisfazione del ministro per la Politiche agricole Maurizio Martina. "Con l'intervento sulla percentuale di frutta nelle bevande" ha detto il ministro "mettiamo in condizione la filiera agricola e quella alimentare di trovare una sempre maggiore collaborazione, in un'ottica di sistema".

Ma non tutti i pareri sono concordi. Le aziende italiane, per esempio, si ritengono penalizzate da un provvedimento che regolamenta soltanto le bibite che vengono prodotte in Italia e non quelle che vengono dall'estero, dove le normative sono molto meno severe; mediamente, negli altri Paesi viene richiesto solo il 5% di succo di frutta nelle bibite di questo tipo. 

A questo proposito, Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare, sostiene che, in questo modo, "si favoriscono gli stranieri e si penalizza la competitività italiana. Si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro fra diretti e indotto. La norma approvata è chiaramente incostituzionale: determina una discriminazione al contrario nei confronti dei produttori italiani e pone un freno immotivato alla libera iniziativa economica". Di analogo parere sono anche Assobibe, l'associazione degli industriali delle bevande analcoliche, e il sindacato di settore Flai Cgil.

Per bere bene bisognerà dunque bere italiano: in seguito alla nuova disposizione, nelle bibite made in Italy si troverà almeno il quadruplo del succo di frutta rispetto a quello delle bibite straniere. Ma, per esserne certi, si dovrà prestare più attenzione alle etichette: i prodotti provenienti dall'estero dovranno portare una scritta in cui viene specificato cosa si trova nel prodotto. In altri termini, sarà più difficile spacciare per vera aranciata un composto solo da acqua gasata e ingredienti chimici.

Questo è il principale argomento di chi è favorevole al provvedimento. "E' stata sconfitta la lobby delle aranciate senza arance" ha sintetizzato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo "grazie all'azione del governo che si è dimostrato vicino agli interessi reali delle imprese agricole e dei consumatori".

Oltre a questo, il presidente di Coldiretti mostra come il provvedimento della Camera influirà sulla produzione e i consumi: "Saranno bevuti duecento milioni di chili di arance in più dagli italiani che consumano bevande gassate. Il che significa cinquantamila chili di vitamina C in più". 

Però, occhio all'etichetta.

Alessandro Gnocchi
13 giugno 2014

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