Vegano dell’ultima ora: come farsi una cultura veloce ma approfondita

Vegano dell’ultima ora: come farsi una cultura veloce ma approfondita

Avete deciso di diventare anche voi vegani. Vi convince l’idea di non cibarvi più di prodotti di origine animale, ma ne sapete poco, dalle ricette giuste ai locali trendy per finire con le indicazioni dei nutrizionisti e le città più veg. Vi aiutiamo noi!

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Raw_vegan_lunch
Sale&Pepe

Il numero dei vegani è triplicato in un anno e gli alimenti cruelty free sono addirittura entrati nel paniere dell’Istat, che misura i consumi degli italiani. Sale dall’1 al 3 per cento in un soloanno, il numero dei vegani, mentre scende quello dei vegetariani, passando al 4,6% (meno 2,5% rispetto all’anno precedente), secondo il rapporto annuale Eurispes del 2016. Ma i vegani dell’ultima ora rischiano di improvvisarsi, saltando tappe fondamentali di questo percorso fatto anche di saperi e dritte non sempre accessibili nei media mainstream. Senza contare che non conoscono le ricette migliori, i ristoranti migliori, le soluzioni migliori. Insomma avere il background e solide basi conoscitive alle spalle è fondamentale per diventare vegani e farlo in modo saggio e consapevole.

Il parere di un esperto
Prima regola: consultare un nutrizionista. Si tratta di una norma sempre valida quando si modifica un regime alimentare e si escludono determinati alimenti. Poco importa che siano carboidrati, proteine o quant’altro. Ogni principio nutritivo è necessario e se viene eliminato va sostituito con cibi equivalenti. Niente fai-da-te dunque, molta attenzione alla carenza di vitamina B12 e molta generosità con i legumi. Con una particolare prudenza se si tratta soggetti vulnerabili (bambini, donne incinte, persone debilitate).

Ricette
Veniamo alle ricette: come per l’universo carnivoro gli spunti per delicati e gustosi piattini ci sono, ma non sempre si sanno e se si attinge ai saperi tradizionali, quelli della nonna, è facile che emergano ricette carnivore. Ma se sei neofita della cucina vegana i canali per saperne di più ci sono eccome. Un’insalata capricciosa (vegana), un plumcake salato vegano con verdure e tofu, un riso integrale con germogli, una pasta al pesto di pistacchi o ancora un burger vegan di barbabietola e riso (clicca qui): su Vegolosi per esempio si possono trovare tutte e convincersi definitivamente che golosità e veganesimo possono andare d’accordo.

Negozi
Utile a questo punto è anche avere una guida dei negozi vegan-friendly. Dove si trovano i germogli per esempio? E il seitan? Esistono guide utili per gli acquisti giusti per realizzare le nostre ricette. In generale tutti i franchising Natura Si offrono varie soluzioni, ma la lista dei punti vendita dedicata all’esercito vegano sta aumentando. Dal Biomarket, al portale genovese Veganhome per finire con tutti quei negozi vegan friendly di Milano (clicca qui) che non si limitano solo ai cibi, ma fanno della filosofia cruelty free un credo che guida anche altri tipi di acquisti.

Città e ristoranti
Se si vuol viaggiare tanto vale considerare le dieci città più veg d’Europa (clicca qui). In primis, notoriamente, Ghent e Berlino, ma anche Torino che, nonostante la tradizione sabauda, si è rivelata la più vegan d’Italia. L’offerta nei ristoranti è inutile dire che sta crescendo a vista d’occhio. Ma ricordiamoci sempre che il migliore italiano sono da considerarsi secondo Vegan italy (clicca qui) il ristorante torinese Soul Kitchen (clicca qui) e l’Arancia Blu di Roma (clicca qui), mentre nel mondo (clicca qui) spiccano tra gli altri il Millennium di San Francisco (clicca qui) e l’Acorn di Vancouver (clicca qui).

Siti, libri e blog
Per quanto riguarda i blog e i siti da tenere d’occhio si ricorda il magnifico blog di Trudi & Jim- The Bruges Vegan (clicca qui) e il già citato Vegan Italy. E poi una marea d’altri diari online (clicca qui), da quello delle mamme veg a quello di Mark Boyle, teorico della vita a costo zero. Viaggiando per i blog che sono un must del veganesimo si possono anche incontrare i nomi che contano, come quello di Nafsika Antypas, e monitorarne le iniziative, i libri e i programmi televisivi. La letteratura su questo fenomeno è corposa tenendo conto che non nasce certo ieri, ma viene fatto risalire addirittura al 1944, quando Elsie Shrigley e Donald Watson, due membri della Vegetarian Society, idearono la necessità di un coordinamento di "vegetariani non consumatori di latticini” e organizzarono a Londra una riunione di sei "vegetariani non consumatori di latticini", in cui venne deciso di costituire una nuova società, la Vegan Society, di cui Watson stesso fu eletto presidente, e di adottare come definizione il termine vegan.

Emanuela Di Pasqua,
17 febbraio 2017
photo credits: Wikipedia 

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