Tempo di crisi anche nella Food Valley

Tempo di crisi anche nella Food Valley

Provincia di Parma: un modello di eccellenza che comincia a sentire gli effetti della crisi e fatica a crescere. L’obiettivo è quello di sfondare con le esportazioni oltre i confini europei

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Table Spread With Products of Parma
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Oltre 14 mila dipendenti per 1200 aziende per un valore complessivo stimato in oltre 7500 miliardi di euro: sono i numeri della filiera alimentare della provincia di Parma, conosciuta anche come Food Valley, divenuto ormai sinonimo di eccellenza nel settore alimentare. Numeri che, per quanto ragguardevoli, non possono mascherare la flessione che ha toccato anche le aziende di questa zona.

La crisi si è sentita più tardi, ma, secondo i dati dell'Osservatorio Provinciale sul Mercato del Lavoro, a cura dell'assessorato provinciale, è arrivata anche qui. Nel primo trimestre del 2014 «La falsa partenza a livello nazionale - spiega l'Osservatorio - si è purtroppo rispecchiata nell’andamento dell’economia e del mercato del lavoro provinciale. Nel primo trimestre 2014, la valutazione sull’andamento della produzione nell’industria in senso stretto, è tornata negativa anche in provincia di Parma (-1,5% come saldo fra i giudizi in aumento e i giudizi in diminuzione rispetto al quarto trimestre 2013)».

Per ora, anche se attestata su un livello ancora basso (il 17% del fatturato), è l'esportazione a fare da polmone per il settore: nel primo trimestre 2014, il valore dei prodotti delle attività manifatturiere esportati supera del 4,5% il valore registrato nel trimestre corrispondente del precedente anno.

Ma, dice ancora l'Osservatorio, non basta perché l’export parmense, di fatto, non aumenta. Così, se si considerano i dati al netto dei fenomeni di stagionalità, vi è stata una crescita congiunturale pari a "zero" nel quarto trimestre 2013 e addirittura una crescita negativa nel primo trimestre 2014 (-0,2%).

Tenuto conto della fatica del mercato interno, l'obiettivo primario è dunque quello di incrementare rapidamente l'export arrivando a un valore del 50% del fatturato entro 5 anni. In questa impresa possono fare da traino le grandi aziende presenti nella Food Valley, come Barilla, Parmalat, Nestlè, che soffrono la congiuntura meno delle piccole aziende che non hanno un marchio. Il modello da seguire può essere quello del consorzio del Parmigiano Reggiano, che trascina un'intera filiera di produttori. E l'obiettivo, sostengono gli addetti ai lavori, è sfondare oltre i confini europei.

Alessandro Gnocchi
14 agosto 2014

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