A Giavera del Montello in provincia di Treviso c’è lo stabilimento del brand Nonno Nanni, il più grande d’Europa per la produzione di formaggi freschi
Una goccia di latte che cade e si rialza, realizzata in pietra bianca del Cansiglio, è il soggetto della scultura che accoglie il visitatore alla Latteria del Montello, con sede a Giavera del Montello, una ventina di chilometri da Treviso. Non bisogna farsi confondere dal termine latteria, che non indica il vecchio negozio per la vendita di latte e latticini, ma un’azienda all’avanguardia e in questo caso anche una Spa a conduzione familiare: in pratica è il più grande caseificio d’Europa per la produzione di formaggi freschi a pasta molle.
Per entrare in confidenza con la Latteria del Montello, il cui nome risuona solo per gli addetti ai lavori, bisogna citare il marchio per cui è conosciuta: Nonno Nanni. Un brand che in dieci anni è passato dal 28% al 39% di conoscenza spontanea e che per il 14% dei consumatori è il primo al quale si pensa quando bisogna acquistare un formaggio fresco, stracchino in primis. Tanto è vero che per il sesto anno consecutivo il brand ha vinto il riconoscimento “Top Qualità-Prezzo 2026” nella categoria latticini. Il premio, basato sull’analisi dell’Istituto tedesco Qualità e Finanza, deriva da un’indagine su larga scala che ha raccolto oltre 635.000 valutazioni da parte dei consumatori italiani. Da non dimenticare neppure la community digitale dei lovers Nonno Nanni, oltre diecimila persone che condividono ricette, suggerimenti e danno all’azienda feedback immediati.
Giovanni Lazzarin il fondatore dell’azienda e alcuni casari accanto a una delle due caliere nel 1947 Di numeri importanti la Latteria del Montello ne vanta molti, ma se si guardano in maniera “contabile” rimangono numeri, se invece si considerano frutto di un grande lavoro allora si scopre la storia della famiglia Lazzarin alla guida del caseificio da tre generazioni. A partire da nonno Nanni (esistito veramente) al secolo Giovanni Lazzarin che nel 1947, con i suoi fratelli, avvia l’attività di trasformazione lattiero casearia a tre chilometri dalla sede attuale. L’idea iniziale è della madre, Maria Brunoro, che da tempo produce saporite formaggelle per arrotondare il bilancio familiare. Si accorge che continuare a conferire il latte alla vicina latteria di Povegliano rende meno che produrre formaggio, perciò meglio dare vita a una latteria turnaria: una piccola cooperativa dove i soci conferiscono il latte per lavorarlo collettivamente e ritirare il prodotto finito. L’attività nasce in via Lavagei il 7 febbraio del 1947: la data viene impressa con i numeri progressivi che servono per imprimere le forme di formaggio. Il contesto è difficile: la provincia di Treviso registra all’epoca oltre 30.000 disoccupati e migliaia di persone in partenza per emigrare, ma i fratelli Lazzarin lavorano alacremente. Già nel 1950 la latteria non è più turnaria: ai soci il latte viene pagato in parte in denaro in parte con quote di formaggio. Sette anni dopo Giovanni prende in mano il caseificio e nel 1965 compra la storica latteria di Povegliano. Nel 1970 i suoi tre figli (Luigi, Armando e Bruno), che lavorano in azienda da tempo, gli presentano un progetto di ampliamento: l’anno dopo a Giavera nascerà il primo vero stabilimento con 1500 mq di spazio e 30 dipendenti. La gestione dell’azienda passa ai figli che nel 1985 decidono di abbandonare la produzione dei formaggi a pasta dura per produrre solo freschi a pasta molle, nasce il brand Nonno Nanni, nel 1991 viene acquistato il primo coagulatore, nel 1995 la Latteria del Montello diventa una spa a conduzione familiare e con il passare degli anni lo stabilimento cresce sino agli attuali 30.000 mq. Nel 2016 il passaggio alla terza generazione: sette degli otto nipoti di nonno Nanni gestiscono l’azienda con mansioni differenti. Un equilibrio unico che si basa sul valore dei rapporti familiari, sulla passione per l’arte casearia e su una capacità imprenditoriale che parte da distante.
Uno scorcio del coagulatore, un macchinario di 75 mt che trasforma il latte in cagliata Il primo stracchino nasce nel 1947 dalle due caldiere di via Lavagei, un formaggio fresco antenato dell’odierno ma entrambi figli di una sapiente arte casearia. L’ultimo della gamma, lanciato da poco e, frutto di una lunga ricerca, è senza lattosio, mentre risalgono alla fine degli anni’90 quello allo yogurt e il probiotico. Chiude la gamma il fior di stracchino, il più cremoso di tutti. Una strada lunga, che prende il vero avvio nel 1985 con la creazione del brand Nonno Nanni e l’abbandono della produzione dei formaggi a pasta dura e semidura e che si intensifica, a partire dal 1994, con l’installazione del primo coagulatore continuo ad alta tecnologia. Le dimensioni dell’impianto, raccontano in azienda, erano tali da costringere il fornitore a dividerlo e ricollegarlo una volta installato all’interno dello stabile. Il macchinario, ieri come oggi, trasforma il latte in cagliata in un flusso unico e controllato, eliminando i tempi morti della coagulazione a lotti e garantendo una qualità costante del formaggio finale. Nel 2001 con l’ampliamento dello stabilimento a 30.000 mq, l’azienda perfeziona per la terza volta l’impianto di coagulazione che, con i suoi 75 mt. è il più grande d’Europa per la produzione di formaggi molli. Ogni giorno, escono dalla Latteria del Montello 300.000 pezzi di stracchino Nonno Nanni e in ogni grammo di questo formaggio sono presenti 2 miliardi di fermenti lattici: un prodotto leader di mercato che nel 2025 ha registrato un incremento del 6,1% a fronte di un comparto stabile.
Una fase della produzione dello stracchino Tutta la linea, apprezzata per la dolcezza e la cremosità, è stata migliorata anche dal punto di vista ambientale con un incarto esterno riciclabile e una vaschetta interna a ridotto impatto ambientale. Anche le emissioni di CO2 generate nella fase di produzione e confezionamento di tutta la gamma degli stracchini è compensata attraverso contributi a progetti di sostenibilità e tutela dell’ambiente. Ma come si produce uno stracchino? Il latte fresco pastorizzato viene inserito nel coagulatore con i fermenti lattici vivi, si aggiunge il caglio e quando la massa si trasforma in cagliata viene tagliata meccanicamente in piccoli cubetti favorendo la separazione del siero. Poi il prodotto viene trasferito negli stampi dove si ricompatta e si asciuga naturalmente. Segue la fase di salatura in salamoia (acqua e sale) e la maturazione in celle frigorifere per 3-5 giorni infine il confezionamento e la spedizione.
La produzione di mozzarelle è iniziata nel 2022 Nonno Nanni si racconta così: 65.000 tn di latte fresco lavorato all’anno, latte 100% italiano (al 50% dalla provincia di Treviso, la restante parte da Emilia e Lombardia) e sostegno alla filiera con gli allevatori dell’area di raccolta, 500.000 formaggi freschi prodotti al giorno, per un totale di più di 20 referenze che a loro volta vengono realizzate in grammature diverse, 60.000 controlli all’anno, certificazioni nazionali e internazionali. A 41 anni dalla nascita il marchio vanta un portafoglio prodotti che spazia dai formaggi freschi molli (il core business) a quelli a pasta filata come mozzarella, burrata e stracciatella, per la realizzazione dei quali l’azienda ha ampliato nel 2022 lo stabilimento di Giavera.
Stracchini e robiole delattosate pronti per la spedizione All’interno della vasta gamma rientrano anche i formaggi delattosati: un mercato quello dei “lactose free” in espansione se si considera che l’81% delle famiglie italiane, anche senza intolleranza, li compra al supermercato. Un trend in crescita che Nonno Nanni ha cominciato a cavalcare nel 2014 con una robiola e uno spalmabile ai quali aggiunge quest’anno lo stracchino: “un prodotto che abbiamo studiato a lungo- ha raccontato Alessandro Lazzarin membro del Cda e Ad- per trovare la tecnologia giusta che consenta di realizzare un formaggio delattosato altamente digeribile, buono, dolce e cremoso come il nostro stracchino tradizionale.”
L’impianto fotovoltaico presente sui tetti dell’azienda Nonno Nanni è uno dei tre brand che compone la spa Latteria del Montello (160 milioni di fatturato nel 2025) gli altri sono Tonon e Nonna Rina. Il primo, acquistato nel 2019, è specializzato nella mozzarella per pizza destinata al canale professionale. La seconda azienda, nata nel 1994 e dedicata alla nonna, moglie del fondatore, produce gnocchi, pasta fresca liscia e ripiena. Il brand è stato rinnovato nel 2021 e riposizionato sul mercato con l’intento, riuscito, di sfruttare al meglio le sinergie industriali. Lo dimostrano i diversi formati con ripieno di formaggio fresco e soprattutto i recentissimi girasoli con pesto e stracchino senza lattosio o i ravioloni con cotto affumicato e robiola delattosata. Il futuro di Nonno Nanni rimane il mercato italiano ma con un occhio di maggior riguardo all’estero dove, per ora, il gruppo sviluppa l’11% del fatturato: la limitata shell life dei formaggi freschi ha sempre condizionato l’esportazione, ma la recente acquisizione del 90% di Italat France, storica azienda francese distributrice di prodotti italiani, è un primo passo per aumentare l’export. La sostenibilità resta un valore guida con energia al 100% rinnovabile, impianto fotovoltaico e per la produzione di biogas, ottimizzazione delle risorse, packaging riciclabili e compensazione della co2, ma anche iniziative di welfare per i dipendenti e per il territorio: nel 2024 sono state sostenute 17 associazioni e sono stati distribuiti 14,8 tn di eccedenze alimentari. Il 90% dei contratti di lavoro stipulati nel 2024 sono stati a tempo indeterminato e più di tremila le ore di formazione per il personale. Per chi abita in zona è buona opportunità.
Laura Maragliano,
maggio 2026
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.