Una patata ci salverà. Dal riscaldamento globale

Una patata ci salverà. Dal riscaldamento globale

Un gruppo di esperti olandesi ha selezionato una patata e altre specie di ortaggi che possono essere irrigati con l’acqua salata. Il sistema potrebbe costituire una svolta agricola di portata mondiale e aiutare i paesi dove l’acqua dolce è un bene scarso

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Patata coltivata nei campi
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Patata, carota, cipolla e alcune insalate. Sono gli ortaggi che Arjen de Vos e Marc van Rijsselberghe della SaltFarmTexel mostrano orgogliosamente. Il motivo di tanta fierezza non è quello che avrebbe un qualunque contadino, magari non troppo esperto, di fronte alla magia del suo primo vero raccolto.

No, è la soddisfazione di due pionieri che hanno trovato un sistema per dare da bere alle piante con metodi alternativi. In particolare, usando l’acqua salata. L’idea è di far fronte al fabbisogno di acqua nei campi, nonostante il riscaldamento globale.

Il sistema di irrigazione studiato da questo strano gruppo di esperti, costituito da scienziati dell’Università di Amsterdam e coltivatori idealisti, prevede l’utilizzo di acqua di mare diluita. Come? Selezionando, a partire da una patata, specie che siano in grado di crescere, dissetandosi con acqua salata anziché dolce e, ovviamente, senza tirare in ballo gli organismi geneticamente modificati.

Marc van Rijsselberghe, un agricoltore olandese con il pallino del biologico, ha studiato la patata confrontando migliaia di varietà, fino a trovare quella che può essere irrigata con acqua marina. Da oltre vent’anni, sta facendo esperimenti per trovare la quadra, anche sfidando strenui oppositori. E ora pare aver selezionato un bouquet di alimenti pronti a crescere rigogliosamente anche con acqua di mare (Fonte, The Guardian, clicca qui). 

La scarsità di acqua dolce è una delle più gravi incognite ambientali: un quinto della popolazione mondiale vive in zone dove la siccità è un grave problema e il cambiamento climatico potrebbe peggiorarlo ulteriormente, desertificando molte altre aree.

Se il sistema proposto dalla SaltFarmTexel (clicca qui) funzionasse, costituirebbe davvero una svolta per l’agricoltura mondiale. Finora si è cercato di togliere il sale all’acqua del mare, per poterla utilizzare in agricoltura. Questi metodi si sono rivelati molto costosi e decisamente fuori portata  per i paesi in via di sviluppo. 

La domanda che sorge spontanea è: ma la patata, gli ortaggi e la frutta coltivati con questi sistemi avranno sovradosaggi di cloruro di sodio? Chi li consuma potrebbe avere problemi di salute? Questi pionieri assicurano che la frutta prodotta è dolcissima e che comunque il sale si concentra soprattutto nelle foglie e, nel caso della patata, prima di superare le dosi di sale suggerite dai dottori, bisognerebbe mangiarne molti chili.

Barbara Roncarolo
4 dicembre 2014

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