Miti alimentari: è ora di sfatare le fake news sul cibo

Miti alimentari: è ora di sfatare le fake news sul cibo

E, quindi, non abbocchiamo all’amo di chi ci spaccia dei “miti alimentari” come se fossero verità indiscutibili. Siamo prigionieri di tanti luoghi comuni sul cibo. Ora un nutrizionista ci aiuta a fare chiarezza per nutrirci in modo più consapevole.

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miti alimentari
Sale&Pepe

L’ananas “brucia” i grassi. Il latte a lunga conservazione è meno nutriente di quello fresco. Il caffè lungo è meno eccitante dell’espresso. L’olio di semi ha meno calorie di quello d’oliva. Il gelato è un pasto completo. Le uova sono pesanti da digerire. La farina bianca è tossica. Il sale iodato è un veleno. Bere latte da adulti è innaturale. Quante volte abbiamo sentito ripetere con convinzione queste affermazioni: eppure miti alimentari se non vere bufale, che sfociano nelle fake news, come spiega lo stimato nutrizionista Marcello Ticca nel suo ultimo libro Miraggi alimentari. 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo(Laterza, 235 pag, 15 euro). Un libro molto piacevole da leggere e che mette in fila tutta una serie di “bufale” che circolano (soprattutto sul web). Sfatiamo con il suo aiuto le 5 “bufale” sul cibo più insospettabili.

Bere estratti e centrifugati è come mangiare frutta e verdura
Assolutamente no, perché estratti e centrifugati contengono solo una piccola quota delle fibre presenti in frutta e ortaggi. Inoltre, come tutte le bevande, danno una minore sensazione di sazietà e, non richiedendo masticazione, fanno perdere anche quell’effetto di detersione della superficie dei denti esercitato da alcuni frutti
Il parere del nutrizionista: “Non c’è niente di male nel concedersi un succo derivante da frutta od ortaggi. Anzi, se questo consumo prende il posto dell’ennesimo caffè o di un aperitivo alcolico, la scelta va approvata senza riserve. Ma questo non deve diventare una scusa per abolire del tutto frutta e verdura perché il consumo dei frutti tal quali deve sempre avere la precedenza”. 
Il consiglio “furbo”: scegliere un frullato, perché conserva gran parte della fibra contenuta in frutta e verdura.

Il miele è un alimento miracoloso
È naturale e genuino, ha effetti antinfiammatori e antimicrobici, apporta vitamine, sali minerali e antiossidanti: per queste caratteristiche spesso il miele viene considerato un “superfood”. L'ennesimo esempio di miti alimentari?
Il parere del nutrizionista: “Il miele è un ottimo prodotto ma è spesso circondato da una certa enfasi sui suoi non ben provati effetti anti-infiammatori e antimicrobici e anche da affermazioni esagerate circa altri suoi pretesi pregi nutritivi. In realtà, infatti, il miele contiene soltanto tracce di vitamine, minerali e acidi organici in quantità talmente ridotte che il loro contributo alla ingestione totale di principi nutritivi è praticamente insignificante. Prendiamo il calcio: per raggiungere la stessa quantità presente in una tazza di latte servirebbero circa 300 cucchiai di miele”.
Il consiglio “furbo”: usarlo al posto dello zucchero, perché ha un potere dolcificante leggermente superiore ed è meno energetico. Così si possono risparmiare circa ¼ delle calorie fornite dal saccarosio.

Il pesce fa bene alla memoria
Quante volte le nostre mamme ci hanno detto che dovevamo mangiare pesce in modo da fare il pieno di fosforo e diventare così sempre più intelligenti? Indipendentemente dal quoziente di intelligenza che abbiamo raggiunto, il merito non va a sogliole, tonno o sgombri.
Il parere del nutrizionista: Innanzitutto non è vero che il pesce è così ricco di fosforo (ne contiene di più la carne fresca) e poi il nostro organismo lo assume da tanti altri alimenti e ne ha buone riserve. E, quando se ne introduce in eccesso, provvede a eliminarlo per via renale. Insomma, una carenza di fosforo è improbabile, se non praticamente impossibile. E comunque non esiste alcun alimento o tipo di dieta che siano in grado di migliorare l’apprendimento, rinforzare la memoria o aumentare la acutezza mentale.
Il consiglio “furbo”: consumare 2-3 porzioni di pesce a settimana, meglio bollito o cotto “al sale”. Così si ottengono un pool di sostanze importanti per la funzione cerebrale come acidi grassi polisanturi, iodio, ferro, selenio e vitamine, in particolare la D e ci si assicura il quantitativo di acidi grassi necessari per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Mangiare la pasta la sera fa ingrassare
È un mantra che si sente circolare spesso quello che sconsiglia di cenare con alimenti che siano ricchi di carboidrati, come pasta, pizza o pane. E talvolta si consiglia di abolirli già dal pomeriggio, altrimenti si rischia di prendere chili di peso e centimetri di girovita. Un veto a cui si accompagna l’invito a cenare con alimenti proteici per costringere l’organismo, a bruciare calorie e ad eliminare i grassi di deposito.
Il parere del nutrizionista: questi “miti” si legano al tema della cronobiologia e all’ipotesi che i ritmi circadiani influiscano anche sul nostro metabolismo e sull’utilizzo dei nutrienti assunti con i cibi. “Sono ipotesi sulle quali si sta lavorando molto e che hanno cominciato ad avere qualche conferma sulla base sia di studi su animali da laboratorio che sull’uomo. In pratica sembra che coloro i quali (a parità di alimentazione e di attività fisica) assumono una parte maggiore delle calorie della propria dieta nella prima parte della giornata possano meglio controllare sia il proprio peso che la massa grassa rispetto invece a coloro che mangiano di più nelle ore serali, o comunque nella seconda parte della giornata. Quindi suggerire un pasto serale leggero vuol dire consigliare un uso limitato di tutte le tipologie di alimenti e di qualunque piatto ad alto contenuto calorico, e non certo mettere sul banco degli imputati solamente i soliti carboidrati.
Il consiglio “furbo”: fare una cena che fornisca solo il 30% delle calorie giornaliere, una colazione consistente che ne dia un altro 20% e un pranzo che apporti il 40% restante delle calorie. Così si ottengono diversi benefici, a partire dal controllo della glicemia e del peso corporeo.

Il cioccolato fa venire l’acne
A un certo punto della vita, quando si entra nella pubertà, spesso si rinuncia a malincuore al cioccolato perché lo si ritiene il responsabile dellacne, che “fiorisce” sul viso di circa il 70% degli adolescenti. Eppure si tratta di un “sacrificio” inutile perché siamo in odor di "bufala"
Il parere del nutrizionista: nessun cibo, da solo, è responsabile dellacne, neppure il cioccolato. “Gli studi condotti hanno dimostrato che non provoca nessuna conseguenza né sull’andamento dell’acne né sul tipo o sulla quantità di sebo prodotto, neanche in esperimenti protratti per un mese somministrando ben 1200 chilocalorie da cioccolato al giorno. Ed è un dato di fatto che la cioccolata non contenga nessuna sostanza capace di influire sensibilmente sugli equilibri ormonali.
Il consiglio “furbo”: per ridurre l’acne serve alimentarsi in modo salutare: tanta frutta e verdura, cibi ricchi di antiossidanti e pesce. Vanno limitati, invece, i cibi da fast-food, salumi e dolci perché possono acuire il problema nelle persone acneiche o predisposte a diventarlo.

Manuela Soressi
luglio 2018

 

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