Il cane nel piatto finalmente indigna anche i cinesi

Il cane nel piatto finalmente indigna anche i cinesi

Mentre nelle campagne si prepara l’annuale strage di migliaia di cani destinati alle feste paesane, una frangia di intellettuali e star cinesi combatte per fermare legalmente e definitivamente l’orrenda carneficina

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Slaughtered and dissected dogs being fried in hot oil, Siem Reap, Siem Reap, Angkor Region, Cambodia, Asia
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Non sono poi così diverse le feste popolari dell'estate cinese dalle sagre delle nostre campagne: le bancarelle colorate sono ormai le stesse in tutto il mondo e le cucine prefabbricate servono menu di specialità locali.

Quello che proprio non va, agli occhi, al naso e alla mentalità occidentale, è il cibo prediletto di molte di queste feste: la carne di cane. Cucinato a spezzatino, stufato, alla brace, in brodo o con la verdura, il miglior amico dell'uomo in Cina resta una delizia irrinunciabile, proprio come il gatto che a sua volta viene preparato con mais e peperoncino.

I numeri della macellazione canina aggiungono altro orrore a quello delle ricette: nella sola Yulin, dove si svolge la più antica e importante festa per il solstizio d'estate, si parla di una mattanza di ben 10 mila cani.


Eppure, per quanto l'usanza possa costituire un'incomprensione insanabile tra noi e il Sol Levante, a contestarla, questa volta, non sono gli occidentali.

A dichiarare guerra al popolo dei mangia-cani sono gli stessi cinesi delle città. In prima linea, nella protesta, figurano intellettuali, vip e celebrità dello spettacolo, gente che da tempo si è convertita a pollo e maiale e ora pretende una legge salva-Fido.

La contestazione riempie i siti Internet di loro richieste veementi per una netta e rapida presa di posizione da parte delle autorità. Che però si barcamenano con risposte ambigue. Per esempio a Jinhua l'annuale festival del cane è stato cancellato con la scusa di evitare assalti alle cuoche da parte delle frange contestatrici, mentre altrove si dichiara di aver proibito una o l'altra festicciola, ma si finge di non vedere i tavoli montati e le cucine allestite in barba al divieto.

Un'altra politica intrapresa dal governo sono le promesse su questione tangenziali come la lotta alla crudeltà, agli allevamenti clandestini e al pericolo delle infezioni da rabbia, tutte questioni importanti, è ovvio, ma che non soddisfano i cinesi "illuministi" e non prendono il problema per le corna.

D'altronde i cambiamenti di costume non sempre hanno bisogno di leggi e divieti: in questi ultimi anni, sempre in Cina, il caffè sta pian piano soppiantando il tè, all'ora di pranzo molti impiegati preferiscono i fast food alle tazze di zuppe fumanti vendute per strada e la cioccolata placa la voglia di qualcosa di buono più efficacemente dei fagioli rossi. Il tutto senza che il governo abbia dovuto inimicarsi un solo cinese.

Vuoi vedere che anche questa volta la dittatura la farà franca e il cambiamento arriverà senza che nessun politico debba realmente metterci la faccia?


Daniela Falsitta,
19 giugno 2014

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