3 caffè al giorno proteggono dall’infarto

3 caffè al giorno proteggono dall’infarto

Due studi dimostrano che bere dalle 3 alle 5 tazzine al giorno riduce il rischio di infarto, diabete e malattie neurologiche

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Coffee with Foam in Heart Shape
Sale&Pepe

C’è chi non ne può proprio fare a meno per iniziare la giornata, a conclusione del pasto o come piacevole rituale per spezzare la routine. Ma il caffè fa bene o fa male? Gli ultimi studi sembrano non lasciare spazio a equivoci: il consumo giornaliero della bevanda più amata dagli italiani avrebbe effetti benefici sulla salute.

Due studi dimostrano che bere dalle 3 alle 5 tazze al giorno di caffè, tradizionale o decaffeinato, migliorerebbero l’ossigenazione del sangue riducendo il richio di malattie cardiovascolari, diabete e malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson.

Il primo studio, pubblicato sulla rivista specializzata “Hearth” (per info clicca qui), è stato condotto da un team di ricercatori del Kangbuk Samsung Hospital di Seol su un campione di 25mila persone che vivono in Corea del Sud, di entrambi i sessi e di età media 41 anni. Coloro che erano soliti consumare più di tre caffè al giorno avevano le arterie coronarie più pulite rispetto agli altri, mettendoli più al riparo dall’insorgenza di malattie cardiovascolari, prima tra tutte l’infarto. La ricerca dunque ha individuato la quantità giornaliera di caffè da consumare per godere degli effetti benefici. I ricercatori hanno suddiviso il campione in 3 gruppi, a seconda della quantità di tazzine consumate al giorno. Il terzo gruppo, formato da coloro che consumano da tre a cinque caffè al giorno, è quello che è risultato avere la arterie meno ostruite da detriti di calcio che, ammassandosi, rischiano di provacare l’infarto.

Gli effetti benefici dati dal consumo di 3-5 caffè al giorno sono stati confermati anche da un secondo studio americano pubblicato online sul sito “Circulation” (per info clicca qui). Coloro che bevono dalle 3 alle 5 tazzine al dì sarebbero meno esposti al rischio di morte per malattie neurologiche, primo tra tutte il morbo di Parkinson e il diabete di tipo 2. I composti bioattivi contenuti nella bevnda infatti, riducono la resistenza all’insulina e l’infiammazione sistemica.

Le buone notizie per gli estimatori di questa bevenda arrivano anche da Amleto D'Amicis, vicepresidente della Società italiana di nutrizione umana (Sinu) e membro del Comitato scientifico per gli studi sul caffè (Fosan). "Dopo un pasto pesante, come una frittura, queste sostanze agiscono sia a livello gastrico sul bolo alimentare sia nel circolo sanguigno, bloccando il nefasto processo di ossidazione e riducendo i rischi provocati dai radicali liberi". 

Dunque gli estimatori di questa bevanda, per ora, possono sorseggiare il proprio caffè con il plauso della scienza.

Silvia Tatozzi
18 novembre 2015

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