Fritte, coperte da un intingolo agrodolce e consumate a temperatura ambiente, si ispirano a un piatto tipico della tradizione piemontese e lombarda. Una tecnica nata per cucinare e conservare il pesce di acqua dolce ma perfetta anche per rendere deliziosi gli ortaggi
Non tutto il fritto va gustato caldo. Prendete le sarde in saor venete, lo scabeccio ligure, lo scapece campano o il carpione piemontese. Parliamo di preparazioni nate in luoghi diversi e dalle diverse caratteristiche, unite però da due elementi: la base fritta, appunto, e la conservazione in un composto all’aceto. Che ne consente - e, anzi, ne impone - il riposo e il consumo, poi, a temperatura ambiente. Preparare le verdure in carpione significa quindi sia deliziare gli ospiti con un piatto gustosissimo sia facilitarsi la vita in cucina, ottimizzando i tempi di servizio.
Se i punti in comune li abbiamo già citati - ossia la frittura e l’impiego dell’aceto per conservare ingredienti cotti - approfondire le differenze tra saor, scapeccio, scapece e carpione significa dare un’occhiata alla loro origine.
Nel caso del carpione, diffuso in Piemonte ma anche in Lombardia, si tratterebbe per esempio di una tradizione autoctona, nata dall’esigenza da una parte di conservare il pesce di acqua dolce (come il persico della foto sopra) dall’altra di camuffarne il gusto un tempo non sempre così piacevole. Il nome stesso deriverebbe dall’omonimo pesce, salmonide che veniva prima fritto e poi immerso in una marinatura a base di aglio, cipolle e salvia. Accanto a questo e altri pesci, era possibile preparare allo stesso modo anche cotolette di carne e verdure. Prevede spesso la panatura o, almeno, l’infarinatura degli alimenti da friggere.
Passando a Venezia, le sarde in saor sono un altro esempio di conservazione del pesce in un intingolo all’aceto e cipolle. Queste ultime diventano qui predominanti e si accompagnano a pinoli, uvetta, alloro e spezie in una salsa corposa nata per conservare il pesce azzurro. Come racconta questo articolo dedicato alla storia delle sarde in saor e alla loro preparazione, sono più esotiche rispetto a quelle del cugino piemontese o lombardo. Se da una parte un prodotto conservato poteva fare gioco a mercanti e marinai pronti a salpare, dall’altra usi e sapori giungevano in Laguna proprio grazie ai popoli incontrati in Oriente.
Con lo scabeccio ligure il legame con il mondo iberico e prima ancora arabo è evidente fin dal nome. Quanto lo scapece campano, anche questo piatto condivide l’etimologia con l’escabeche spagnolo e, prima ancora con il termine iskebeg di origini arabo-persiane che significa “pesce marinato”. Dalle parti di Genova quanto nel resto della regione lo scabeccio si fa forte di una frittura saporita nell’olio locale e di un intingolo dal gusto equilibrato a base di aceto, vino bianco, cipolle ed erbe aromatiche.
Tra le diverse preparazioni, lo scapece è quello più legato ai profumi mediterranei. Se il nome richiama quello spagnolo - anche se non mancano le teorie che lo farebbero derivare dal mondo Romano antico e dall’espressione “secondo Apicio” - ingredienti e aromi sono quelli della tradizione gastronomica del nostro sud. Non a caso, è di casa in Campania, ma anche in Puglia e in Basilicata. Usato per le verdure, mantiene l’uso dell’aceto - che viene spesso spruzzato direttamente sulle verdure - puntando poi sull’aroma dell’aglio, che domina con origano, menta e peperoncino.
Nonostante il nome che lo collega al pesce, il carpione si presta come tecnica a cucinare - e, già che ci siamo, a conservare - anche gli ortaggi. Il principio resta lo stesso, semplice quanto efficace: si frigge l'alimento, lo si copre con una marinata agrodolce a base di aceto e lo si lascia riposare per diverse ore. L’acidità dell’aceto farà il proprio dovere. Quindi, da un lato inibirà la proliferazione batterica, prolungando la conservazione, dall'altro penetrerà lentamente nell'alimento, insaporendolo in profondità. La dolcezza naturale delle verdure, esaltata e caramellata dalla frittura, troverà la sua armonia con l’acidità della marinata e la freschezza delle erbe. A differenza di una semplice verdura fritta, che gioca tutto sulla croccantezza e ha, letteralmente, i minuti contati, il carpione guadagna carattere con il passare del tempo.
Non tutte le verdure si prestano al carpione, ma la scelta resta comunque ampia. Le più adatte sono quelle dotate di polpa compatta e struttura solida, che reggono la frittura senza disfarsi e assorbono la marinata senza trasformarsi in poltiglia.
Senza la marinata non si può parlare di carpione. Per questo, è essenziale sapere com’è fatta e con quali ingredienti. L’aceto non può mancare così come l’olio, il sale e gli aromi. Quasi sempre ci sono le cipolle e lo zucchero, mentre il vino è una presenza variabile. Proporzioni e gli ingredienti aggiuntivi possono variare enormemente, permettendo infinite personalizzazioni.
Di base, per circa 500 g di verdure fritte vi serviranno 250 ml di aceto di vino bianco, 150 ml di acqua, 2 cucchiai di zucchero, un cucchiaino di sale, una cipolla bianca affettata sottile, 2 spicchi d'aglio non sbucciati, qualche foglia di alloro, un rametto di rosmarino e un cucchiaino di pepe in grani. Unite tutti gli ingredienti della marinata in un pentolino e portate a ebollizione. Lasciate sobbollire per cinque minuti, il tempo necessario perché gli aromi si fondano e lo zucchero si sciolga completamente. A questo punto spegnete il fuoco.
La scelta dell'aceto è importante. L'aceto di vino bianco è il più tradizionale e neutro, ma potete sperimentare con l'aceto di mele per una nota più fruttata, con quello di riso per un risultato più delicato, o con un aceto balsamico giovane per una versione più ricca e complessa. Evitate gli aceti troppo aggressivi o di bassa qualità, che lascerebbero un retrogusto sgradevole.
La marinata del carpione può essere usata calda o tiepida, con risultati leggermente diversi. Se la versate calda sugli ortaggi penetra più rapidamente nelle loro fibre, ammorbidendole. Usata tiepida mantiene le verdure leggermente più croccanti.
Per preparare le verdure in carpione dovrete prima lavare, pulire e tagliare gli ortaggi scelti, procedendo all’eventuale riposo con le melanzane. Poi, dopo averli asciugati ed eventualmente infarinati o impanati potrete procedere con la frittura. Versate abbondante olio di semi di arachidi o extravergine di oliva in una padella a sponde alte, mettetelo sul fuoco e portatelo a una temperatura alta, tra i 170° e i 180°. Per verificare che sia pronto, immergetevi un pezzetto di pane, che dovrà sfrigolare vivacemente.
Friggete le verdure tuffandole nell’olio poche alla volta, senza sovraffollare la padella. Troppe verdure insieme abbassano la temperatura, producendo una frittura moscia e unta anziché croccante e asciutta. Cuocetele comunque per pochi minuti, fino a doratura uniforme. Scolate le verdure fritte su carta da cucina, tamponandole delicatamente per eliminare l'olio in eccesso. Salatele leggermente mentre sono ancora calde.
Ora non resta che comporre il carpione. Scegliete un contenitore di vetro o di ceramica, materiali che non reagiscono con l'aceto. Evitate in ogni caso contenitori di metallo o di plastica. Disponete le verdure a strati, alternandole con le fettine di cipolla e le erbe aromatiche pescate dalla marinata.
Versate il liquido sulle verdure - caldo o tiepida, a seconda degli effetti che desiderate ottenere - assicurandovi di coprirle completamente. Se la marinata non basta, preparatene altra: le verdure devono restare sommerse, altrimenti le parti esposte all'aria si ossidano e non si conservano correttamente. Lasciate raffreddare il carpione a temperatura ambiente, senza coprirlo, per permettere al vapore di disperdersi. Una volta freddo, coprite con un coperchio o con pellicola da cucina e riponetelo in frigo.
Il carpione è buono già dopo qualche ora, quando la marinata ha iniziato a penetrare nelle verdure. È dopo 24 o 48 ore di riposo in frigo, però, che raggiunge il massimo delle sue potenzialità, quando i sapori hanno avuto tempo di amalgamarsi. Potrete conservarlo in frigo fino a una settimana, a patto però che le verdure restino sempre coperte dal liquido. Se notate che il livello si è abbassato, aggiungete un filo di olio extravergine in superficie per creare una barriera protettiva. Toglietelo dal frigo almeno mezz'ora prima di servirlo, in modo che i sapori possano riacquistare quell’identità che il freddo tende ad appiattire.
Potete modificare e arricchire la ricetta base del carpione in innumerevoli modi, seguendo la stagione, il gusto personale, quello degli ortaggi protagonisti o la tradizione regionale.
Camilla Marini
maggio 2026