L’ulivo va in montagna

L'ulivo va in montagna

Con l’aumento delle temperature, la coltivazione delle olive sta conquistando i territori alpini. La Valtellina è una delle zone agricole all’avanguardia in Italia. Ma l’uliveto più a nord d’Europa si trova in Galles

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Men picking olives
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Fino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile immaginare qualche cosa di più mediterraneo dell'ulivo. Sole, caldo e l'immancabile vista mare erano comunemente associati a questa pianta. Ma solo fino a qualche anno fa, appunto. Perché ora gli uliveti possono circondare anche il classico albergo Miramonti di una valle alpina. Una tendenza dovuta all'innalzamento delle temperature, spiega uno rapporto di Coldiretti: il 2014, con i suoi 1,45° oltre la media, è stato l'anno più caldo dal 1880, quando sono iniziate misurazioni sistematiche.
Tra le avanguardie di questa nuova frontiera c'è la Valtellina, in provincia di Sondrio, dove in poco tempo circa diecimila piante hanno conquistato 30.000 metri quadrati di coltivazione, da Morbegno fino a Tirano. Non tutto il territorio di montagna, naturalmente, è adatto a questa coltivazione: dipende dall'altitudine (quella ideale non deve superare i 700 metri), dall'esposizione al sole e dalla qualità del terreno.
Per ora, si tratta ancora di piccoli numeri; ma, almeno per l'ultimo raccolto, sono in controtendenza rispetto al resto dell'Italia, dove si sono viste perdite anche dell'80% a causa degli attacchi di parassiti. Nel 2014, la provincia di Sondrio ha prodotto 200 quintali di olive per 2.000 litri d'olio. È l'inizio di un lavoro che promette bene, tanto che il Centro di Ricerca di Cosenza ha scelto proprio la Valtellina per studiare le varietà di ulivo più resistenti al freddo.
Oltre che nella valle lombarda, in questi ultimi anni, le piante di ulivo si sono diffuse in tutto il nord Italia, dal Piemonte al Friuli. Ma hanno anche valicato di gran carriera i confini delle Alpi, fino ad arrivare in Galles: l'uliveto più settentrionale che si conosca si trova sulle coste dell'isola di Anglesey, dove è stato impiantato nel 2007 come progetto pilota per la produzione commerciale da destinare al Regno Unito.
A confermare la nuova tendenza nella coltivazione di questa pianta, nei territori montani si riscontra l'incremento della coltivazione di altre piante che amano i climi temperati come timo, rosmarino e zafferano. Anche questo è dovuto all'innalzamento delle temperature. Non a caso i dati raccolti da Coldiretti dicono che in Italia i 10 anni più caldi dal 1880 fino a oggi sono quelli più vicini a noi; oltre al 2014, ci sono: il 2003 con + 1,37°C; il 2007 + 1,33°; il 2012 + 1,31°; il 2001 + 1,29°; il 1994 + 1,11°; il 2009 + 1,01°; il 2011 + 0,98°; il 2000 + 0,92°; il 2008 + 0,89°.

Alessandro Gnocchi
12 gennaio 2015

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