Comincia la stagione del vino novello

Comincia la stagione del vino novello

Alta qualità, ma produzione al minimo storico per quello italiano. Che arriva sul mercato con tre settimane di anticipo rispetto al Beaujolais francese

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Still life with red wine glass, wine carafe, napkin and cutlery
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In principio fu il Beaujolais, il vino novello che arrivava dalla Francia. Erano gli Anni 50 e sulle tavole italiane si cominciò a servire verso la fine di novembre il vino appena prodotto nella omonima regione francese. Il merito è da attribuire a Michel Flanzy, direttore della stazione enologica di Narbonne, che, come accade spesso nelle trovate geniali, ci arrivò per errore.

Il suo metodo per la conservazione dell’uva basato sulla macerazione carbonica risultò fallimentare e così, per non sprecare un intero raccolto, si decise spremerlo per farne del vino senza pretese. Ne uscì un nettare dai profumi e dal gusto speciali che conquistò subito i consumatori: era nato il Beaujolais nouveau e iniziava una storia di successo.

Naturale che poi ci pensassero anche i produttori italiani. Anche da noi si beveva il vino nuovo, però non si era mai pensato di trasformarlo in un business. Col tempo, comunque, anche il vino novello italiano ha conquistato il mercato e anche quest’anno arriva sugli scaffali. La vendita dei circa 2 milioni di bottiglie prodotte nel 2015, su disposizione del ministero delle Politiche agricole, è iniziata da sabato 31 ottobre, con un “deblocage” anticipato di quasi tre settimane rispetto al Beaujolais, che si potrà bere solo a partire dal 19 novembre.

“La qualità si prevede buona” sottolinea la Coldiretti “ma la produzione risulta in forte calo rispetto al passato, tanto da aver raggiunto il minimo storico, per un fatturato sceso a circa 6 milioni di euro. Basti dire che appena dieci anni fa se ne producevano ben 17 milioni di bottiglie. Il vino da bere giovane, anche se apprezzato come prima produzione enologica dell’anno, ha perso dunque lo smalto del passato”.

Sul calo dell’interesse pesa sicuramente la limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo entro sei mesi dalla produzione. Ma incide anche la tecnica di lavorazione, la macerazione carbonica, che può costare fino al 20% in più rispetto a quella tradizionale. Così, oggi, i vitigni che in passato venivano impiegati per la produzione di vino novello sono usati per ottenere vini giovani, adatti agli aperitivi ma che non presentano problemi di durata.

“Leggero, con bassa gradazione e bouquet aromatico”, continua la Col diretti “il novello viene consumato soprattutto in abbinamento con i prodotti autunnali come le caldarroste. Ironia della sorte, raggiunge il minimo storico proprio nell’anno che vede il raccolto di castagne Made in Italy per la prima volta in ripresa dopo la vera e propria strage causata dagli attacchi del cinipide, il parassita cinese che fa seccare gli alberi ed ha provocato nei boschi italiani una vera strage”.

Alessandro Gnocchi
2 novembre 2015

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