Se l’allergia diventa fobia

Se l'allergia diventa fobia

I pazienti presunti allergici o malati immaginari, sono in aumento. Sempre più spesso si verificano casi di diagnosi errate, test fantasiosi o esperimenti fai-da-te

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Allergie: ogni anno sono circa 4 milioni gli esami inattendibili eseguiti nel nostro Paese, che oltretutto risultano positivi nove volte su dieci. Così troppo spesso luminari improvvisati e poco illuminati, ‘accontentano’ gli 8 milioni di malati immaginari Italiani che imputano a qualsiasi cibo i malesseri più vari.
È quanto emerge da una tavola rotonda organizzata a Expo dal Siaaic (Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica) per la presentazione di linee guida per l’uso e l’interpretazione dei test diagnostici in allergia alimentare.


Spesso le intolleranze alimentari vengono confuse con le vere e proprie allergie, per questo bisogna rivolgersi a uno specialista allergologo ed evitare test surreali o fai-da-te.
Se si ha qualche sospetto, può essere utile tenere un diario alimentare dove annotare eventuali reazioni legate all’ingerimento di determinati alimenti. Al momento opportuno lo si presenterà all’allergologo.

Una diagnosi sbagliata può portare il paziente a seguire una dieta scorretta e all’eliminazione di alimenti fondamentali per la salute.
Per esempio molti ignorano che i prodotti per celiaci, spesso considerati più sani dei normali, contengano una quantità elevata di sostanze a rischio come conservanti, additivi, aromi e addensanti. Per il dolce o salato, l’ingrediente principale è il medesimo (spesso amido di mais), a dare gusto e consistenza sono elementi artificiali. Anche se si trovano tra gli scaffali della farmacia, meglio guardare con attenzione l’etichetta e utilizzarli solo se ce n’è realmente bisogno.

E per le allergie vere? C’è un modo per prevenirle?

Il Siaaic sostiene che l’allattamento materno sia la strategia più efficace per prevenire l’insorgenza di allergie. Anche per questo motivo i pediatri consigliano l’allattamento esclusivo al seno fino ai cinque, sei mesi. Altro fattore protettivo può essere lo svezzamento effettuato dopo il quinto, sesto mese, quando l’intestino del bambino è più maturo. L’ereditarietà è comunque un fattore importante da tenere in considerazione.

Francesca Santambrogio
22 settembre 2015

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