Il caffè italiano va nello spazio

Il caffè italiano va nello spazio

Preparare e bere un caffè a testa in giù! La prima astronauta italiana Samantha Cristoforetti gusterà in orbita la bevanda più amata

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Shuttle Astronaut Conducting Space Walk
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La grande industria italiana Lavazza e la Argotec, un'azienda ingegneristica aerospaziale con sede a Torino, che forma gli astronauti europei e crea il cibo a loro riservato, hanno ideato in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana una macchina per espresso che funziona anche in orbita.

Sembra così diventare realtà il calendario che Lavazza realizzò nel 2004 dedicato allo spazio e ai film di fantascienza degli anni '70: la protagonista era un'astronauta che beveva un tazza di caffè  su un pianeta sconosciuto. Sarà invece la prima donna astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, a gustare un espresso durante la Missione Futura a novembre di quest'anno. La mancanza di un buon caffè era già stata lamentata da un altro astronauta italiano, Luca Parmitano, durante la sua recente missione.

Da questa esigenza tutta italiana è partito il grande progetto di una macchina senza base "ovvero in quasi assenza di gravità", spiega David Avino, managing director di Argotec. "Anzitutto nessuna legge della fluido-dinamica terrestre funziona in microgravità. Abbiamo dovuto ridisegnare una normale macchina per espresso seguendo due parametri: uno la funzionalità in quelle condizioni, l'altro è l'aderenza alle regole di sicurezza molto stringenti della Nasa".

Così in due anni è stata creata da un'équipe di ingegneri giovanissimi una macchina dal peso di 20 chili, con tubazioni d'acciaio in grado di far fluire l'acqua a una pressione diversa e di tenerla sempre in movimento. Il caffè prodotto in orbita ha una temperatura come quello bevuto al bar, perché nello spazio le bevande si raffreddano più lentamente. 

Di spaziale non c'è solo il caffè, c’è anche il cappuccino. Il progetto del 2005 è tra la Lavazza e lo chef stellato Ferran Adrià, pioniere dell’avanguardia culinaria spagnola e grande sperimentatore nel campo della liofilizzazione. E’ nato così il "cappuccino bite" che si mangia, cioè una spuma disidratata che sembra un biscotto e si scioglie in bocca. Ed è già sulla rampa di lancio nella Guyana Francese verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Ma dallo spazio torniamo al pianeta terra: un'alternativa sono i piccoli cubetti compatti di caffè istantaneo prodotti dall'azienda Jiva Cubes. In qualunque momento della giornata in macchina, a teatro, in un museo o al supermercato, i cubetti si possono scogliere in acqua calda per una perfetta tazza di Jiva.

Susanna Meregalli
16 giugno 2014

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