Fodmap, la dieta della pancia piatta

Fodmap, la dieta della pancia piatta

Per sgonfiare l’addome c’è una dieta di eliminazione, studiata da un’università australiana, che esclude tutti gli alimenti che possono fermentare

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Pancia piatta: un ideale di bellezza irraggiungibile? Un inaccessibile requisito da top model? In realtà limitare il gonfiore per molti non è solo un obbiettivo estetico. Significa anche provare a star bene e a migliorare la qualità della vita. Chi soffre di gonfiore frequente sa di cosa stiamo parlando: la pancia sempre tesa, un po’ di pesantezza dopo i pasti, lievi dolori e un sottile disagio che accompagna tutte le fasi della giornata, dal mattino quando si tira su la cerniera dei pantaloni alla sera quando si è costretti a distendersi sul divano.

Un rimedio viene da una dieta. Si chiama Fodmap: è stata messa a punto dalla Monash University di Melbourne e prevede l’eliminazione di alimenti ricchi di carboidrati a catena corta che possono essere assorbiti in maniera incompleta nel tratto gastro-intestinale: sono, in termini scientifici, oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi, disaccaridi e polioli (Fodmap sta per Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Mono-saccharides and Polyols).

La dieta, come è stato anche confermato dalle ricerche della Sapienza di Roma, in 8 settimane riduce del 40% il numero di giorni trascorsi con la pancia gonfia. E li porta al 66% dopo 16 mesi.

La normale durata della dieta Fodmap è di 6-8 settimane e prevede un primo periodo di eliminazione totale degli alimenti, per poi proseguire con una reintroduzione graduale, mirata a identificare facilmente quali sono i cibi verso i quali si ha una maggiore sensibilità.

In particolare bisogna escludere alcune famiglie di alimenti:

- legumi, carciofi, broccoli, aglio, cachi, anguria, cereali come frumento e segale, tutti cibi che contengono oligosaccaridi;

- fruttosio, contenuto in mele, pere, pesche e mango, ricchi di monosaccaridi

- latte e formaggi morbidi e freschi che contengono un disaccaride tra i più comuni come il lattosio;

- ciliegie, susine, cavolfiori e funghi che contengono polioli;

- dolcificanti come mannitolo, sorbitolo e xilitolo.

Seguire la dieta in maniera rigorosa (ed è l’unica strada perché sia efficace) è piuttosto complicato e anche piuttosto limitante. Secondo la dott.ssa Beatrice Salvioli, gastroenterologa della clinica Humanitas di Milano, può essere utile adottarla anche solo per un paio di settimane nei periodi di acutizzazione dei sintomi.

Certo rinunciare a legumi, formaggi e tanti buoni frutti per ben otto settimane non è facile...
Io intanto comincio a scaricarmi una delle numerose app che segnalano i cibi IN e quelli OUT. E poi ci penso.

Livia Fagetti
15 luglio 2015



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