Il cibo coreano è oggi molto più di una tendenza: fa già parte della nostra cultura. Perché è sano, gustoso, versatile, veloce. Da provare al ristorante, ma anche a casa, perfino rivisitando i piatti più classici della nostra cucina
La chiamano Hallyu, l’ondata coreana. Ma, più che un’ondata, è uno tsunami che sembra inarrestabile. Musica, serie tv, cinema, fumetti, skincare. E soprattutto cibo. Quel mix così ‘umami’ di dolce, salato e piccante, quell’insieme di consistenze morbide e croccanti o addirittura appiccicose e un po’ gommose, ha conquistato i social, e non solo. Perché condivisione e interazione sono alla base della tradizione culinaria coreana. Ecco quindi che si moltiplicano festival, eventi, ristoranti, take-away e corean-corner al supermercato, dove assaggiare, sperimentare, acquistare preparazioni e ingredienti per rendere la propria dispensa un po’ più internazionale. Anzi, un po’ più coreana.
A Milano è aperto fino al 26 settembre il K-FOOD POP-UP, nello showroom SKS - Signature Kitchen Suite di via Manzoni 47. Dieci giorni e 34 appuntamenti su prenotazione per esplorare cucina, beauty, wellness e lifestyle coreani: workshop, degustazioni, lezioni e incontri dedicati al kimchi (la preparazione più famosa, a base di cavolo o altre verdure fermentate), alle salse fermentate, agli snack, alle bevande e ai piatti facili da preparare come ramyeon (noodle istantanei) e tteokbokki (cilindretti di riso glutinoso in salsa piccante).
L'Hallyu è dunque molto più di una moda: è un modello culturale e industriale. Nel 2025 le esportazioni mondiali di K-Food Plus, la categoria che riunisce prodotti alimentari e industrie agricole coreane, hanno toccato il record di 13,62 miliardi di dollari, in crescita del 5,1% sull’anno precedente. Di questi, 10,41 miliardi riguardano i prodotti alimentari. Anche l’Europa accelera: 773,7 milioni di dollari di export, più 13,6% rispetto al 2024.
Ma perché il cibo coreano ha tanto successo? La risposta è semplice: piace a tutti.
Il kimchi La tecnica della fermentazione, una delle basi della cucina coreana, trasforma il cibo e lo arricchisce di probiotici, vitamine e sali minerali, con proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e benefici effetti sul sistema immunitario. Ma la fermentazione non è solo una tecnica di conservazione, è una grammatica del gusto e il kimchi ne è il simbolo. Ha un gusto fresco e leggermente piccante, acido e sapido, capace di accendere riso, noodle, panini, uova e persino una semplice insalata. Il più conosciuto è a base di cavolo ma in Corea esistono oltre 200 tipi di kimchi, di verdura, frutta, foglie; molto spesso contengono pesce e frutti di mare. Altrettanto tipiche sono le salse fermentate, molto concentrate: il doenjang (pasta di soia, intensa e sapida), il gochujang (pasta di peperoncino, dolce-piccante e umami), il ganjang (salsa di soia coreana). E allo stesso modo sono sani tanti altri ingredienti: il bap, cioè il riso, che a tavola è il centro che dà equilibrio agli altri sapori, spesso accompagnato da tofu, germogli di soia, alghe e verdure.
Tra le preparazioni quotidiane considerate più equilibrate (e saporite) ci sono il doenjang-guk (zuppa a base di pasta di soia fermentata), lo ssam (boccone avvolto in una foglia di verdura, condito con il ssamjang, un mix di pasta di soia fermentata e pasta di peperoncino) e il neobiani (fettine sottili di manzo marinate).
Il K-Food soddisfa anche chi è sempre in cerca soluzioni veloci, ma possibilmente non banali. I ramyeon (noodle istantanei coreani) sono diventati un fenomeno pop. Compaiono spesso nei K-drama e nei film, e, nella versione super piccante, sono al centro di challenge social, diventate virali: davanti alla videocamera, li si assaggia provando a resistere al fuoco del peperoncino, senza bere e senza tradire troppa sofferenza. I mandu, venduti anche surgelati, sono ravioli coreani ripieni di carne, verdure, tofu o kimchi: si cuociono al vapore, in padella, fritti o in brodo e sono un vero comfort food.
Non è un caso che a TuttoFood 2025, la grande fiera professionale milanese dedicata all’agroalimentare, il padiglione coreano abbia posto l’attenzione proprio sulle proposte più pratiche: kimbap surgelato (roll di riso con verdure o kimchi, avvolto nell'alga e tagliato a fette), japchae refrigerato (vermicelli di patata dolce con verdure saltate), piatti pronti di riso e verdure, noodle e gnocchi di riso istantanei, zuppe pronte monoporzione, snack di calamaro essiccato e tostato e succhi di yuja (l’agrume tipico coreano, molto aromatico).
Il Doenjang-guk Crescono anche i ristoranti coreani, tra barbecue al tavolo, chicken restaurant dove provare il pollo fritto, chioschi di street food e locali dedicati al bibimbap, l’altro piatto coreano più noto: una ciotola a base di riso con verdure, carne, salsa piccante gochujang e uovo crudo. La ristorazione è una scena in pieno movimento, particolarmente visibile a Milano, Roma e Torino. La cucina coreana smette di essere una curiosità e si fa sempre più riconoscibile, anche grazie alla familiarità crescente del pubblico con ingredienti, formati e rituali del pasto. E per gli appassionati gourmand non mancano gli ingredienti iconici: per esempio il sale di bamboo, prodotto secondo un’antica ricetta buddista, è considerato il sale più costoso al mondo, fine come lo zucchero a velo.
Il coreano piace anche agli amanti di drink e cocktail.
A Seoul, Lim Byung-jin di Bar Cham (locale entrato nella classifica Asia’s 50 Best Bars) lavora da anni proprio sull’incontro tra tradizione coreana e cocktail d’autore, usando soju, makgeolli e distillati di riso. A Milano, durante le Olimpiadi invernali, il mixologist di fama internazionale Diego Ferrari ha utilizzato soju e makgeolli per reinterpretare classici come Negroni, Martini e Spritz.
Risotto alla milanese con kimchi Infine, il cibo coreano è materia perfetta per la cucina fusion: ha sapori netti, ingredienti interessanti, salse molto versatili e una grande capacità di incontrare le tradizioni locali. A dimostrarlo, al K-FOOD POP-UP di Milano, è lo chef Fabrizio Ferrari, italiano trait d’union tra le culture gastronomiche italiana e coreana. Ferrari ha proposto in un cooking show due contaminazioni milanesi-coreane, mondeghili e risotto allo zafferano.
Barbara Galli