Cibo: un manuale per non sprecarlo

Cibo: un manuale per non sprecarlo

Lo hanno messo a punto Caritas e Fondazione Banco Alimentare. Si rivolge agli operatori, ma ci sono trucchi validi anche per chi è a casa.

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I cibi che non usiamo nei tempi giusti - tipo il pane di oggi che rimane, i pelati che passano la scadenza etc - possono avere una seconda vita. Ed è proprio questo l'obbiettivo del manuale messo a punto da Caritas e Fondazione Banco Alimentare, e validato dal ministero della Salute: dare una seconda vita al cibo, alle 5 milioni di tonnellate che ogni anno altrimenti andrebbero sprecate.

Si rivolge agli operatori, e spiega come conservare, raccogliere e ridistribuire quotidianamente quegli alimenti da aziende, supermercati, ristorazione ed eventi. Grazie ad esso, si stima che si riusciranno ad 30mila tonnellate di alimenti in tre anni alle 500mila già recuperate attualmente dalle organizzazioni no profit del terzo settore, che lo distribuiscono a chi ne ha bisogno, garantendo la sicurezza degli alimenti. Nel frattempo, alla Camera è in esame un disegno di legge anti-spreco che dovrebbe agevolare questi processi.

Gli italiani in condizioni di povertà alimentare sono circa 5 milioni e mezzo, ha spiegato il direttore di Caritas, Don Francesco Soddu, in occasione della presentazione del manuale, di cui un milione e 300mila minori. E quasi il 15% delle famiglie italiane attualmente non ha denaro sufficiente a garantirsi un pasto proteico almeno ogni due giorni.

Ma cosa si può fare anche a casa? É importante, dato che secondo la Coldiretti finisce nella spazzatura il 30% del cibo acquistato dagli italiani. Innanzitutto, bisogna notare la differenza di dicitura sulle confezioni. “Consumare entro” è un ordine perentorio che delimita fino a quando gli alimenti sono perfettamente conservati. Spesso si può sforare di qualche giorno – per esempio nel caso di yogurt o pasta fresca – ma bisogna in generale badare alla data con cautela.

C'è poi il “consumare preferibilmente entro”: in questo caso la data è un'indicazione di massima, appunto, entro cui viene garantita la perfetta conformità del prodotto allo standard iniziale anche dal punto di vista organolettico. E cioè: magari il biscotto scaduto perde in flagranza, ma non significa che non è più buono, o farà male. Per non parlare di pelati&c: un sugo cotto che parta da una scatola di pelati scaduta da giorni non ha certo mai ammazzato nessuno. Tant'è che, per esempio, recentemente è nato a Copenhagen un supermercato che vende esclusivamente questo genere di prodotti, al 30-50% in meno del loro prezzo originario.

Un altro esempio? Il pane quotidiano. Se avanza, ci sono davvero tantissimi modi per non buttarlo: congelarlo, magari già a fette. Farlo seccare bene, e poi farne pan grattato. Spezzarlo in pezzettini, farne crostini, o un'ottima panzanella, con ingredienti freschi come olio e pomodori, o una ribollita, con fagioli e verdure unite al pane raffermo.

In casa il problema è spesso di riciclare gli avanzi del cibo già cucinato. In questo campo, è premiata la fantasia. Polpette, frittate di pasta, verdure nella sfoglia, frutta cotta e chi più ne ha, più ne metta. E poi i trucchi nel fare la spesa: comprare frutta e verdura di stagione, che si conserva meglio, e comprare meno. E ancora: tenere in ordine il frigo piuttosto che usare gli avanzi come concime per le piante sul balcone. I modi per evitare di buttare via cibo sono davvero tanti, tutte le iniziative per metterli in pratica sono lodevoli. Che siano pubbliche, o riservate tra noi e i muri di casa nostra.

Carola Traverso Saibante
Credits foto: Sander van der Wel/Wikimedia
4 marzo 2016



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