Cena a casa, mangiando come gli astronauti

Cena a casa, mangiando come gli astronauti

L’astrochef padovano Stefano Polato ha organizza una cena-degustazione per mostrare il menu degli astronauti, spigando cosa è ammesso nella loro dispensa e cosa è severamente vietato

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Astronauts Eating
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La Nasa ha eletto la quinoa, per il suo alto valore proteico, il cibo ideale per gli astronauti. Ma in realtà la scelta per gli uomini e le donne spaziali è molto più varia e sfiziosa di quanto si creda ed è un’ottima fonte di ispirazione per quanti vogliano seguire un regime dietetico salutista. Ma cosa mangiano gli astronauti? E soprattutto è possibile coniugare le esigenze spaziali decisamente particolari con il palato e, perché no, anche con l’impatto estetico? Certo che sì e l’era delle pillole tristi e insipide è definitivamente tramontata. L’hanno spiegato (e dimostrato), nel corso di un evento di home restaurant affiliato alla piattaforma Gnammo, gli chef Alberto Berto (della community di Grammo) e Stefano Polato.

Polato è chef ufficiale della missione “Futura”, del ristorante Campiello di Monselice e guida lo Space Food Lab (clicca qui) dell’Agrotec di Torino, dove un team di ricercatori, nutrizionisti, ingegneri, chef e dietisti è impegnato nella difficile elaborazione dei pasti spaziali, per i quali non sono sufficienti la maestria e l’estro culinario, ma ci vuole una varietà di saperi.

In sostanza si è tenuta in una casa privata di Legnaro (nel padovano) una sorta di cena-degustazione dal titolo emblematico Cibo spaziale per terrestri (clicca qui). Berto, sotto la supervisione di Polato, ha rivisitato i preparati “spaziali” in un menu originale che ha esordito con un aperitivo a base di fragole e avocado, per proseguire con un gratin di hamburger di quinoa con sfoglie di patate al timo, gnocchi al cucchiaio su vellutata di cereali, arrosto di melanzane, cereali e mandorle e un cremoso di semi di chia e smoothie per finale.

La tavolata era formata da un gruppo di persone che hanno scelto di partecipare all’evento aderendo all’invito pubblicato sulla piattaforma Gnammo senza conoscersi prima. Polato ha così raccontato la genesi del menu per Samantha Cristoforetti, che ha impegnato vari professionisti per circa due anni e mezzo: “Prima ho dovuto conoscere le abitudini alimentari e i gusti di Samantha”, ha raccontato l’astro chef, “poi c’è stata una prima scelta degli ingredienti e della loro preparazione con i test di stabilizzazione fino alla composizione finale del menu presente ora nella dispensa spaziale”.

Il menu di Samantha e dei suoi colleghi non è più costituito dalle classiche razioni K, ma da un menù che unisce bilanciamento nutrizionale, ingredienti sani e sapori della sua terra. Dunque anche gli astronauti iniziano a convertirsi a un concetto epicureo di cibo, con un’attenzione chiaramente superiore alla norma nei confronti della dieta, ma senza rinunciare al gusto né alla coreografia. In condizioni di microgravità l’alimentazione è chiaramente una sfida importante e rappresenta uno strumento fisico e psicologico di grande importanza.

Emanuela Di Pasqua
27 aprile

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