Marchi vegani: riconoscere il 100% vegetale certificato

Marchi vegani: riconoscere il 100% vegetale certificato

Non tutti i prodotti sono uguali. Impariamo a riconoscere dall’etichetta i prodotti che sono veramente cruelty free

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Per chi vuole seguire un'alimentazione senza carne, pesce e derivati, non sempre è facile orientarsi nella scelta dei prodotti. Da un lato confezioni e pubblicità giocano, sempre più spesso, sul filo dell'equivoco usando definizioni come "vegetale", "naturale" e simili. Dall'altro, risalendo la filiera si potrebbe a volte scoprire che quel che stiamo acquistando non è al 100% cruelty free.

Una garanzia in più per il consumatore sono i marchi ufficiali di associazioni che hanno alle spalle anni o, addirittura, decenni di storia veg.

Il veganesimo ha, infatti, una data e un luogo di nascita precisi: quelli della fondazione della Vegan Society (clicca qui), istituita a Londra il 1° novembre 1944 da Donald Watson. L'attivista britannico fu anche l'ideatore del termine "vegan", contrazione di "vegetarian" per identificare un regime alimentare ancora più restrittivo di quello vegetariano, perché che escludeva ogni genere di prodotto animale a partire dai latticini, per poi comprendere anche uova, miele e così via.

Gli enti di certificazione
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Da allora, la Vegan Society è cresciuta di importanza ed è ancora oggi, a livello mondiale, fra le massime autorità del settore. Oltre a promuovere la cultura green, ha anche una certificazione che, dal 2013, è possibile trovare in Italia. A rilasciarla nel nostro paese è Certification Europe Italia, ente di certificazione indipendente.

Questo tipo di organismi operano in collaborazione con le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, e si occupano da un lato di stabilire gli standard necessari a ottenere le certificazioni, dall'altro di assistere i produttori nell'adeguamento ai disciplinari e controllarne l'attività.

124359124361Analogamente, l'Associazione Vegetariana Italiana (clicca qui) ha affidato a un altro ente, CSQA, la certificazione Vegan Qualità Vegetariana e promuove anche il marchio V Label: simboleggiato da un germoglio e nato in Italia, ha avuto successo anche all'estero e oggi è adottato in tutta Europa e riconosciuto in tutto il mondo.

124363Con gli stessi criteri degli altri enti opera anche CCPB, organismo legato al settore della produzione biologica, ecocompatibile ed ecosostenibile, che rilascia il marchio Certificato Vegano.

124365Grande autorevolezza hanno i marchi Vegan e BioVegan di Icea, l'Istituto per la certificazione etica e ambientale, operativo in Italia ed Europa per lo sviluppo equo e socialmente sostenibile, dall’agricoltura biologica agli altri settori del bioecologico (cosmesi, turismo ecosostenibile, bioedilizia eccetera).

Un panorama non ancora regolamentato
Esistono poi marchi commerciali che corrispondono a realtà aziendali legate al mondo veg. Uno dei più diffusi è quello del network VeganOK (clicca qui) presente in rete con un sito di e-commerce, oltre che con canali news e community. Si tratta, evidentemente, di un'operazione differente: non necessariamente da guardare con sospetto, ma comunque legata a un'attività imprenditoriale e che segue, perciò, logiche legate al business.

Da sottolineare, poi, che tutti i marchi e le certificazioni analizzati sin qui sono volontari: non esiste una legge che regolamenti le produzioni veg come accade, per esempio, per Dop e Igp.

Orientarsi è quindi, ancora e in gran parte, una questione di buon senso. Il primo passo è rivolgersi a rivenditori di fiducia, a punti vendita delle grandi catene del settore e ai reparti specializzati della GDO, sempre più attenta al mercato veg.

Poi, non fermarsi a quanto "strillato" sulle confezioni fra slogan e immagini bucoliche, ma imparare a leggere sempre con attenzione le etichette.

Roberta Fontana

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