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Luoghi e PersonaggiCime del gusto: lungo la Val d'Intelvi

Cime del gusto: lungo la Val d'Intelvi

Un mosaico di castagneti secolari, foreste e pascoli a cavallo tra due laghi

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Dalle mura medievali che abbracciano il centro storico di Como, lasciandosi alle spalle alcune delle ville più ambìte dal jet set internazionale, serve mezz’ora di automobile lungo la costa occidentale del Lario per raggiungere Argegno. La strada, che è tutta a curve, vale una deviazione: porta in Val d’Intelvi, paradiso prealpino affacciato su due laghi, quello di Como e quello di Lugano. In un punto preciso, a 1320 metri di altezza, c’è il luogo ideale per ammirare il panorama a picco su Campione d’Italia: è il monte Sighignola, sulle cui pendici è attivo durante il periodo invernale l’unico impianto sciistico della provincia, frequentato principalmente da bambini e da adulti desiderosi di imparare a sciare. Durante la primavera e l’estate per raggiungerlo c’è chi inforca la mountain bike, affrontando un percorso che passa su strade asfaltate e sterrate: durante la pedalata, in località Caslè, si possono vedere alcuni giganteschi massi sui quali, in epoca preistorica, si celebravano riti propiziatori.

Lanzo d’Intelvi e i boschi di castagni

A destra, una veduta di Lanzo d’Intelvi, meta della nobiltà europea all’inizio del Novecento.

Le vie di Lanzo d’Intelvi vanno percorse con lentezza, ammirando le ville in stile liberty della nobiltà europea, che qui si dava appuntamento per le vacanze ai tempi della Belle Epoque. Dalle case esce ancora il profumo della fugasceta, ovvero rondelle di mela in pastella, fritte e spolverate con zucchero a velo, che possiede salda la malìa dei cibi genuini. Tutto l’anno si possono seguire le indicazioni per i percorsi che attraversano i boschi di castagni. Quello che parte dal borgo di Laino, facile e percorribile da tutti, termina di fronte a un castagneto centenario, nel bel mezzo di una radura. Il periodo migliore per la visita è l’autunno, quando la natura si colora di tinte incantevoli, e dalle panetterie si spande il profumo del castagnaccio.

Arte, storia e sapori unici: zincarlin e Museo del Latte

Lo zincarlin, specialità a base di latte (ma non è un formaggio). Credit: IPA/Alamy

Tra i monumenti da visitare in valle c’è senz’altro la chiesa dedicata ai Santi Nazaro e Celso a Scaria, con affreschi del XVII secolo sulla faccia esterna, e quella di Sant’Antonio nella vicina località di San Fedele Intelvi. Malgrado abbia subito rimaneggiamenti in epoca barocca, mantiene la romanica facciata a capanna. Con una passeggiata di pochi minuti si può raggiungere Casa Rinaldi, una residenza medievale che conserva belle raffigurazioni di vita castellana e di caccia d’inizio Quattrocento (per le aperture, consultare il sito semi-d-arte.it). Sentieri più lunghi si possono percorrere all’interno della Foresta Regionale della Valle Intelvi, che occupa la parte superiore dell’anfiteatro naturale di Schignano, in un piacevole mosaico di boschi, pascoli e ampi panorami sul lago di Como. Nelle fattorie che costellano i dintorni si può chiedere di acquistare squisiti stracchini e lo zincarlin, un prodotto simile al formaggio che tuttavia non si può definire tale. È ottenuto infatti da un amalgama denso, decremando il latte e lasciando cuocere il risultato per un paio d’ore, infine vi si aggiunge sale e pepe. Trascorsi almeno 40 giorni, dopo aver modellato la massa con le mani per conferirle forma di piramide, lo zincarlin è pronto. In genere viene consumato al naturale, ma qualcuno preferisce lasciarlo stagionare per mesi e infine utilizzarlo per condire la pasta quando non è stagione di funghi né selvaggina. Se l’arte casearia vi affascina, a Cerano d’Intelvi esiste il Museo del latte, con numerosi reperti d’epoca, dalle bilance agli stampi per il burro. Viene anche riprodotta una latteria turnaria, chiamata così perché gli allevatori si davano il turno per gestirla.

Simboli e tradizioni popolari: Pigra e Dizzasco

Il panorama che si ammira dal monte Sighignola, che si trova sul confine con la Svizzera, sopra Campione d’Italia e il lago di Lugano. Credit: IPA/Alamy

Un tempo a ogni borgo della valle corrispondeva un simbolo che ne rappresentava la popolazione. A Pigra, dove è facile notare gatti dipinti sulle pareti delle case, viene proposto ogni anno un concorso fotografico che ha come soggetto il simpatico felino. I dirimpettai di Dizzasco non sono da meno e per tutta estate organizzano “L’invasione degli asini”, un evento che ogni anno arricchisce il museo diffuso permanente di opere sparse tra le viuzze del borgo attirando sempre più curiosi in campo artistico e non.

POLENTA CUNCIA

Ingredienti

50 g di farina per polenta taragna (2/3 di farina di mais e 1/3 di farina di grano saraceno), 400 g di formaggio stagionato (per esempio, Valtellina Casera Dop, Bitto Dop, Latteria), 100 g di cipolla, 200 ml di latte, 250 g di burro, sale

Procedimento

  1. Portate a ebollizione in una casseruola 8 dl d’acqua salata con il latte. Aggiungete a pioggia la farina mescolando continuamente con una frusta. Fate cuocere a fuoco dolcissimo per circa un’ora, rimescolando spesso con un mestolo di legno. Spegnete, versate la polenta in una pirofila e lasciatela raffreddare finché sarà abbastanza compatta.

  2. Tagliate la polenta a fette spesse circa 1 cm. Mettetele in una teglia imburrata a strati e alternandole con il formaggio ridotto a fette sottili. Infornate la teglia a $180^\circ$ per circa 15 minuti finché il formaggio inizia a fondere.

  3. Nel frattempo, sbucciate e affettate finemente la cipolla, soffriggetela con il burro rimasto sciolto in una padella. Salate, versate il condimento sulla polenta cuncia e servite.

Credit foto in apertura: iStock Photo

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