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Luoghi e PersonaggiCime del gusto: itinerario in Bassa Valtellina e valli laterali

Cime del gusto: itinerario in Bassa Valtellina e valli laterali

Alla scoperta del mondo orobico e di un palazzo prezioso come una reggia

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Per vivere appieno il territorio valtellinese, bisogna sapersi mettere in ascolto della natura, armonizzarsi al ritmo lento di riti ancestrali come la transumanza, assecondare i cicli dell’anno anche attraverso la lente di una profonda religiosità. Proprio all’imbocco della Val Gerola, nella frazione Sacco del comune di Cosio Valtellino, si trova la raffigurazione dell’homo salvadego, l'uomo selvatico, una testimonianza perfettamente conservata del mondo orobico del XV secolo che già simboleggiava questi valori. È il ritratto di un uomo che conosceva la natura, la addomesticava e, al tempo stesso, scoraggiava dall’approfittare di essa, “chi me ofende ge fo pagura”, si legge infatti sul cartiglio dell'affresco. Poco distante, sul torrente Riofiume, si trova il Mulino del Dosso (museovanseraf.it) che, anche grazie al recupero di ecotipi locali di marroni e varietà di segale, grano saraceno e granoturco, rappresenta uno spaccato delle tradizionali attività di macinatura. La Val Gerola, che dal Pizzo dei Tre Signori corre verso la sinistra orografica dell’Adda, è anche, insieme alla parallela valle del torrente Bitto, il luogo in cui nasce l’eroico formaggio locale, lo Storico Ribelle, prodotto esclusivamente in alpeggio durante i mesi estivi. Scioglievole e saporito, per la gioia degli intenditori se ne possono trovare in commercio forme di oltre dieci anni. In cucina è versatile e lo si può trovare nella ricetta dei pizzoccheri.

Dalle valli laterali all'eleganza di Morbegno e Sondrio

Lo Storico ribelle, fiore all'occhiello della Val Gerola. Credit: Carlo Mazzoleni

Altre valli intersecano il corso dell’Adda a spina di pesce. Tra queste la Val Masino, che si raggiunge dal fondovalle di Morbegno e viene spesso ricordata perché offre alcune belle camminate in località Bagni e nella natura selvaggia della Foresta. Merita anche una breve pausa il suo abitato di Cataeggio, dalle case in sasso con ballatoi di legno. In Val Masino era particolarmente diffusa la razza di pecora Ciuta, dalla corporatura minuscola, ma robusta e frugale. Benché negli ultimi decenni si fosse quasi estinta, grazie alla meritoria opera di Pro Patrimonio Montano (patrimont.org) è in atto il suo recupero e oggi, in alcuni allevamenti, si possono trovare esemplari di Ciuta prevalentemente impiegati per fornire carne e lana. In valle ci si ferma volentieri anche per acquistare la bisciola, o besciola nella nomenclatura originale, un dolce a forma di panettoncino ripieno di uvetta, noci e fichi oppure per visitare Morbegno, il centro principale della parte bassa della conca, che merita senz'altro una sosta per il suo Santuario dell’Assunta, una sintesi di arte rinascimentale e barocca. Una volta a Sondrio, il capoluogo della Valtellina, si ammira la monumentale piazza Garibaldi, un manifesto di eleganza e solennità fra i profili del Teatro Pedretti e la mole di Palazzo Martinengo. Una passeggiata per il centro deve poi considerare Casa Carbonera, dalla ringhiera in ferro battuto, piazza Quadrivio con la bella fontana rotonda e via Scarpatetti da cui si apre un intrico di viuzze e scalinate caratteristiche.

Fortificazioni, sci e sapori forti della Valmalenco

Il Bitto DOP, tipico formaggio Valtellinese che prende il nome da un torrente della valle. A destra, la pecora Ciuta, razza originaria della Val Masino. Credit: Alamy/Ipa,Carlo Mazzoleni.

Dopo gli acquisti di Bresaola IGP, Bitto DOP e Valtellina Casera DOP nelle botteghe del centro, vale la pena fare una sosta al Castello Masegra, costruito a partire dal XII secolo, che ospita un’esposizione permanente sulle storie di montagna. Particolare attenzione merita la camera nella colombaia, affrescata con scene dell’Orlando Furioso. Intanto si è già giunti sulla strada per la Valmalenco, alla destra orografica dell’Adda, una tra le più aspre e remote valli lombarde. Risalendola da Sondrio si incontra subito la contrada Scilironi, abbarbicata sul fianco della montagna; poi Chiesa, ormai votata al turismo ma dal centro storico con i tetti ancora coperti da piode, le lose. Una funivia, sei seggiovie e un tapis roulant assicurano divertimento a chi ama lo sci e le ciaspolate grazie a nevicate ancora abbondanti o agli impianti di innevamento programmato. Nei rifugi, la gola viene ripagata con taroz (piatto unico a base di patate, fagiolini, formaggio e burro), polenta cropa (preparata con farina di grano saraceno e di granoturco, patate, Valtellina Casera DOP e panna) e dolce cupeta (in cui miele e noci sono intrappolati tra due ostie).

Innovazione biologica, Palazzo Besta e Tirano: epilogo olimpico

Palazzo Besta, a Teglio, una delle più belle dimore rinascimentali della Lombardia. Credit: Alamy/Ipa

Di nuovo sulla valle principale, a Chiuro, nell’aprile del 2024, si è costituito il primo Distretto Biologico di Lombardia, grazie a un’area di quasi 2000 ettari di superficie agricola coltivata con metodo biologico. Al momento il distretto è composto da 15 aziende agricole che offrono ortaggi, zafferano, frutti di bosco, piante officinali e mele. Proprio le mele, infatti, in questa parte della Valtellina prendono il posto delle vigne. O meglio: ci convivono e raggiungono vette di gusto con le Mele di Valtellina IGP, dolci, croccanti e succose. Proseguendo verso l’alta valle, a Teglio ci si ferma per Palazzo Besta, una reggia delle Alpi, con cicli di affreschi dedicati a temi biblici e mitologici. Qui sono di casa gli sciatt, croccanti frittelle di grano saraceno con un cuore di formaggio Valtellina Casera DOP cui si aggiunge una goccia di grappa. Meno di 15 km portano a Tirano. Sarà capolinea dei prossimi giochi olimpici perché qui si arriva in treno sia da Milano sia dal Cantone dei Grigioni. A poche centinaia di metri si trova il Santuario della Madonna di Tirano: elegante e aggraziato, sorge sul luogo in cui, nel 1504, fece apparizione la Vergine.

TAROZ

Ingredienti

1 kg di patate, 400 g di fagiolini, 100 g di fagioli borlotti lessati, 40 g di cipolla, 250 g di Valtellina Casera Dop, 200 g di burro, sale, pepe

Procedimento

  1. Lavate le patate e lessatele intere in acqua bollente salata. Scolatele, sbucciatele e tagliatele a cubetti. A parte, lessate per 10 minuti in acqua salata anche i fagiolini, dopo averli spuntati e lavati; scolateli e tagliateli a pezzetti.

  2. Sbucciate e tritate la cipolla. Fatela rosolare in una padellina con metà del burro. In un’altra padella fate insaporire le patate, i fagiolini e i borlotti con il burro rimasto, quindi unite il soffritto di cipolla e mescolate.

  3. Tagliate il formaggio a dadini, aggiungetelo alle verdure e rigirate delicatamente finché sarà completamente sciolto. Pepate il taroz e servitelo ben caldo.

Credit foto in apertura: Alamy/Ipa

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