Isole inventate dal nulla, micro stati, mini nazioni… Nati in modo incredibile, vissuti liberi dalle regole del bel paese e poi svaniti. Lasciando ricordi, canzoni, film e cose buone da mangiare
A volte gli aneliti di libertà o indipendenza fanno nascere storie curiose. Come quella dell'ingegnere Giorgio Rosa che impiegò circa vent'anni (1950-1967) per costruire, a 6 miglia dalla costa riminese, un'isola formata da una piattaforma di 400 m2 proclamandone, con il nome di "Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose", l'indipendenza dallo stato italiano. Era il primo maggio del 1968, l'avventura terminò 55 giorni dopo. Non mancò però di attirare migliaia di curiosi, che approfittavano della gita per pranzare al piccolo bar-ristoro foriero di un'ottima cucina marinara romagnola.
Storia diversa quella di Cospaia, frazione del comune di San Giustino (PG). La vicenda comincia nel 1441, quando Cosimo de' Medici annette alla Repubblica di Firenze il territorio di Sansepolcro, avuto in pegno da Papa Eugenio IV. Con l'annessione, bisogna ridisegnare il confine tra la Signoria medicea e lo Stato Pontificio, e si stabilisce che questo passi per il torrente Rio. Peccato che con quel nome ci sono due corsi d'acqua. I cartografi fiorentini segnano il Rio a nord e i pontifici quello a sud. Tra i due rimane una terra di mezzo, il borgo di Cospaia, che non appartiene più a nessuno: 5 km2 e 350 abitanti dediti alla terra, che colgono al volo l'occasione di essere liberi.
La piccola Repubblica, autogestita da un consiglio di anziani e capifamiglia, prosegue per un secolo la sua vita di comunità agricola. Dopo la seconda metà del '500, al grano subentra la coltivazione dell'erba tornabuona (il tabacco) e il microstato, dove non si pagano tasse e dazi, diventa un porto franco per merci varie, oltre che capitale del tabacco e… dei contrabbandieri. Ormai scomoda, la Repubblica viene soppressa dopo 385 anni (1826). L'emblema culinario della zona è ancora oggi la ciaccia sul panaro: una focaccia cotta su una piastra di pietra refrattaria e farcita con formaggi e salumi della zona, come l'antico mazzafegato.
Protagonista mangereccio di un'altra libera nazione, è stato invece il pesce di fiume. Nel 1946 in Polesine, sull'isola di Balotin, Luigi Salvini fondò la Tamisiana Repubblica di Bosgattia, che durò dieci anni. Un nome curioso, dovuto alla rilettura del dialetto polesano, dove il tamiso era il setaccio da cucina (usato come rete) e il bosgatto diventava lo storione.
La Repubblica Tamisiana era uno stato libero che coniava monete, emetteva passaporti e francobolli, vietava libri, giornali e radio. I bosgattiani vivevano a stretto contatto con la natura e per entrare a farne parte bisognava pescare un pesce gatto. Tra i piatti tipici si ricordano la minestra di pesce alla bosgatta, la carpa arrosto e i cefali alla griglia.
Cos'è rimasto oggi di quei tentativi di una vita diversa? Nel 2020 la storia dell'Isola delle Rose è diventata un film e nel 2023 il cantante Blanco le ha dedicato una canzone. A Cospaia si ricorda il passato con una rievocazione storica, il Sentiero del contrabbandiere e il Museo storico scientifico del tabacco. La terra bosgattiana, invece, è oggi un'oasi naturalistica e il ricordo della Repubblica è custodito in un piccolo museo presso l'azienda agricola Corte Milana. Anche la libertà ha le sue regole.
In copertina: Risotto con filetti di tinca, onore alla (golosa) memoria. L'Accademia del tartufo del Delta del Po ha ricostruito, raccolto e pubblicato le ricette in uso a Bosgattia e nella zona circostante sino agli anni Sessanta. Un'opera resasi possibile grazie ai testi lasciati da Luigi Salvini e alla collaborazione di Renato Bertaglia
Laura Maragliano,
marzo 2026
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.