Una ricetta secolare tanto semplice quanto saporita, nata dall’esigenza dei marinai veneziani di conservare il pesce durante le lunghe traversate in mare, protagonista dell'altrettanto secolare rito dei “cicheti con ombra”, spizzichi da gustarsi con un bicchiere di vino nei bacari di Venezia
La storia della cucina è costellata da ricette nate dalla necessità, come il riciclo degli avanzi perché nulla andasse sprecato – numerosissime i piatti di cucina povera che devono le loro origini alla saggezza delle massaie – e come il bisogno di conservare il cibo, in vista di momenti di penuria: a quest’ultima categoria, se così la vogliamo chiamare, fanno capo ricette che prevedono tecniche come l'essiccazione, la salatura, l'affumicatura, l'arte di salmistrare e la marinatura.
Mappa della Serenissima, 1718 Proprio da quest'ultima si sviluppa, nei territori che facevano capo alla Repubblica Marinara di Venezia quando l’Istria era sotto il suo controllo, la ricetta del saor o savòr, dialetto veneto per “sapore”. Una tecnica diffusa in particolare a Venezia, il procedimento di conservare alimenti sotto aceto, in tutta l’area che oggi comprende il Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia (ricordiamo il “carpione”, tipico del Piemonte e delle zone dei laghi lombardi e trentini) e che trova preparazioni simili, allargando il raggio, in tutto il bacino del Mediterraneo dove troviamo lo scapece del nostro Mezzogiorno, lo scabeccio genovese, l’escabeche catalano.
La ricetta, con il nome “salsa in agrodolce per il pesce” appare documentata per la prima volta nell’anonimo “Libro per Cuoco” del 1300, testo che raccoglie molte ricette ancora attualissime nella cucina veneta. Carlo Goldoni la cita nell’opera in due tempi in dialetto veneziano, “Le donne de casa soa”. Lo scrittore ed enogastronomo Giuseppe Bepo Maffioli, storico esperto di cucina trevigiana e veneta, le descrisse come “cibo di marinai e scorta di terraferma”.
La proporzione, per tradizione, è di 2 :1, due chili di cipolle per 1 chilo di sarde.
Oggi le più conosciute sono le sardèe o sarde in saor, ma la tecnica del saor si presta senza problemi a diverse tipologie di pesce, al punto che nei ricettari di cucina veneta e triestina si parla più genericamente di pesce marinato. Si mettono in saor anche sfogeti (sogliole piccole), gli sgombri e piccoli pesci di laguna, così trattati sono ottimi anche i gamberoni e le moeche. Non solo pesce, però: a Padova si fa in saor la gallina. Il saor esalta anche la naturale dolcezza degli ortaggi: zucca e zucchine, melanzane, radicchio in saor sono un perfetto accompagnamento al pesce così preparato.
Francesca Tagliabue
settembre 2025