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News ed EventiPiaceriFrank Sinatra e gli spaghetti della mamma (con ricetta)

Frank Sinatra e gli spaghetti della mamma (con ricetta)

Tutto quello che non vi siete mai chiesti - ma che ora potrete sfoggiare per la Giornata Internazionale del Jazz - su The Voice e il suo rapporto con la cucina italiana

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Francis Albert Sinatra, detto Frank, di fronte a un superbo piatto di spaghetti, una volta disse “Tutto ciò che so sulla cucina, l’ho imparato da mia madre”: questa era la star per cui, ancora oggi, ogni anno nel giorno del suo compleanno (12 dicembre), l’Empire State Building a New York si illumina di blu in omaggio al soprannome di Sinatra, “Ol’ Blue Eyes

Foto sorridente di Frank Sinatra

Ol’ Blue Eyes (il vecchio Occhi Blu), in realtà era solo uno dei nomignoli che il cantante si guadagnò nella sua vita, tra cui i più famosi sono  The Voice, il già citato Ol’ Blue Eyes e The Chairman, cioè il Presidente, in riferimento al mondo dello show business (soprannome quest’ultimo che pare detestasse).

Una vita da star

Sinatra si meritò ben tre stelle sulla Hollywood Walk of Fame (per film, discografia, televisione) - Ecco quella per i film

L’artista la cui lunga vita comprese dischi d’oro, statuette di Oscar, Grammy, Golden Globe, ben tre stelle sulla Hollywood Walk of Fame (per film, discografia, televisione); che si fregiava dell’amicizia con il presidente Kennedy, che aveva avuto amanti e mogli tra le più famose star del cinema, di cui si sussurravano leggendari legami con la mafia – quest’uomo per tutta la vita snobbò le ricercatezze e le mode culinarie, i ristoranti sofisticati, le rare delikatessen così apprezzate dall’aristocrazia del grande schermo.
Frankie – ragazzo di origini siciliane nato a Hoboken, in New Jersey – preferiva la cucina italiana, anzi, per essere del tutto onesti, quella italo-americana, della mamma, Natalie Sinatra detta Dolly, a cui il figlio costruì una casa nel parco della sua villa a Palm Springs. Fu proprio mamma Dolly che passò a lui e alla prima moglie, Nancy, le ricette favorite di casa Sinatra, prima tra tutte quella degli spaghetti in marinara sauce.

Niente nouvelle cuisine per Sinatra

Frank Sinatra a tavola in trattoria con la moglie Ava Gardner, 1951

Frankie voleva solo la sana e abbondante cucina italo-americana con cui era cresciuto, che cercava nei ristoranti che amava frequentare: locali come il Patsy's Restaurant a New York –  dove amava le cotolette di vitello impanate fatte dal proprietario, Pasquale “Patsy” Scognamillo – o il Leo's Grandezvous di Hoboken, gestito da un suo compagno di scuola. Cucina italo-americana che pretendeva anche a casa, cucinata dal fedele George Jacobs, una figura incrocio tra cuoco, autista e valletto che vivrà molti anni a casa Sinatra e che Frank si porterà dietro perfino in Italia, perché in albergo gli cucinasse, dice Jacobs, “come lui era abituato”.
Perché Sinatra era esigente, a tavola. Costolette e bistecche dovevano essere sottilissime. La bruschetta di pane fatto in casa servita con un filo d’olio - solo italiano, MAI spagnolo; il bacon a colazione morbido e non croccante. Amava la pasta e gli spaghetti in particolare, non amava gran parte delle verdure, tranne le melanzane in parmigiana e i peperoni arrostiti.

I mitici spaghetti con meatball di mamma Sinatra

Spaghetti meatballs: in padella con le polpette

Sinatra nutriva una passione particolare per l’ormai famosissima Pasta with Marinara Sauce (Spaghetti con sugo alla marinara), che il più delle volte arrivava in tavola accompagnata dalle classiche meatball  (polpette) di mamma Dolly. Ma i pomodori dovevano essere perfetti, come pure l’equilibrio tra aglio, olio e prezzemolo. L’uomo non nascondeva però – pare fosse un bastian contrario nato – un debole per i cheese grilled sandwich (toast al formaggio), che di italiano non hanno niente e di americano hanno tutto. Ma sarebbe l’eccezione che conferma la regola.

Sinatra amava cucinare, italiano naturalmente

Frank Sinatra prepara gli spaghetti con l'amica Dinah Shore nello TV show di quest'ultima

A casa Sinatra gli orari dei pasti erano quelli di Frank. Non c’era quindi da stupirsi se la cena arrivava in tavola alle 4 di notte: lui voleva le cose fatte a modo suo. Tornava a quell’ora dai concerti o dai club, era una personalità notturna, e per rilassarsi dopo il lavoro, cucinava… e anche bene, pare. Una volta, ospite dello show televisivo dell’amica Dinah Shore, che conduceva il Dinah's Place TV Show negli anni ’70, Sinatra si mise un bel grembiulone e preparò per i telespettatori la sua Marinara Sauce, dando anche consigli su come servirla “…accompagnatela con, a parte, scagliette di peperoncino e pecorino romano, separatamente; servite con un francesino ben caldo e croccante e vino rosso italiano. E non dimenticate la tovaglia a quadretti bianchi e rossi!”. Fu un successone.

Sinatra: ugola d’oro, carisma sornione e saggezza antica

Sinatra in smoking. seduto a tavola. si versa un Jack Daniel's

Frank era chiamato anche Swoonatra perché ai suoi concerti le fan svenivano a sentire le sue canzoni,. In più di un’occasione, intervistato, rispose serafico alla banale domanda sulla sua ricetta preferita: “Alla fine, la miglior ricetta è un pranzo ben preparato, dell’ottimo vino e una bella conversazione con persone che conosci. Con questi ingredienti, non si può sbagliare!” Come non immaginare Old Blue Eyes mentre lo dice, sorridente, con un Jack Daniel’s on-the-rocks in mano, che strizza l’occhio e conclude: “The best is yet to come!” Il meglio deve ancora venire!

Francesca Tagliabue
aprile 2026

Così Frank raccontava come mamma Sinatra faceva la sua marinara sauce per gli spaghetti

"Mamma faceva scaldare l'olio italiano per bene, prima di mettere l'aglio nella padella. Voleva che l'olio coprisse per bene bordi e fondo. l'aglio cuoceva poco, appena dorato lo toglieva e aggiungeva la cipolla tritata all'olio aromatizzato  Il profumo che si levava in cucina era eccezionale. Mamma schiacciava i pomodori nel passaverdura insieme alle foglie del basilico, che doveva essere freschissimo. Il minimo indispensabile per avere una purea, che versava nella  padella con la cipolla. Poi via, sale, pepe macinato al momento, tanto origano  che essiccava lei, dal suo orto.
La salsa cuoceva una ventina di minuti, e lei continuava a scremarla con un colino.  
La pasta la bolliva in tanta acqua salata con un cucchiaino d'olio, cotta al dente (la mamma iniziava a controllare  la pasta dopo 7 minuti di bollore)., scolata e condita con olio, per evitare che si attaccasse. Poi versava la maggior parte della salsa in una ciotolina, riversava la pasta nella padella e la scaldava per 30 secondi,, mescolando. Spesso nella salsa aveva cotto prima le polpette, com'è buono questo piatto! In tavola subito, con la ciotola con la salsa a parte e un cucchiaio, così ognuno poteva condire meglio la pasta nel suo piatto. Irresistibile!"

Qui trovate la ricetta originale degli spaghetti con meatball di casa Sinatra

Francesca Tagliabue
Francesca Tagliabue

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
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