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Sale&Pepe di dicembre e le "Sette cene"

Il Natale è anche i suoi riti. Familiari, antichi, rinnovati o da riscoprire, coma una curiosa usanza dell’Oltrepò pavese, che si celebrava il 23 sera con 7 portate di magro

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zucca@saleepepe
Sale&Pepe

Da bambina il giorno di Natale mettevo sotto il piatto dei miei genitori una letterina. La busta in cui era contenuta rendeva instabile l’apparecchiatura, ma a me sembrava di averla nascosta bene e poi ero distratta dalla mia esibizione, ossia salire in piedi sulla sedia e di fronte a tutti recitare una poesia. Riti di Natale, familiari e no, che rendono questa festa la più ricca di fascino, storia, usanze e tradizioni, anche se molte si sono perse nel corso del tempo.

La séna de sèt sén
Una di queste consuetudini la racconta in un delizioso libretto, stampato in sole 300 copie, Angelo Vicini, scrittore e poeta vogherese che tra prosa e poesia ci porta nell’Oltrepò pavese per La séna de sèt sén, ossia la cena delle sette cene. Per molto tempo era il 23 dicembre a decretare l’inizio delle feste con una cena di magro di ben sette portate, il 24 era giornata di digiuno in attesa del 25, giorno in cui risotto, tacchino o cappone, mostarda e croccante sarebbero comparse sulla tavola. La cena delle sette cene ha origini nel Medioevo, quando la società contadina festeggiava la fine delle giornate corte. Tutto aveva valenza simbolica: il numero delle portate, sette come i giorni della creazione, le ore di luce in inverno e i peccati capitali. E naturalmente il cibo, a partire dal pane, che era posto sulla tavola all'inizio della cena con un bastoncino conficcato al centro.

Riti contadini
A fine pasto il capofamiglia ne distribuiva un pezzo a tutti per preservare dalle malattie; l'avanzo, conservato per Sant'Antonio Abate, era suddiviso tra gli animali della stalla per proteggerli. E poi c'erano aglio e cipolle, presenti in diversi piatti, per allontanare gli spiriti malefici; uvetta (nel Mârlüs cun l'üvâtâ), simbolo di abbondanza; noci, nel sugo, per augurare fecondità; larghe tagliatelle per ricordare le Fas dâl Bâmbén, le fasce in cui era avvolto il Bambin Gesù. Ricca di simbologia la Turtâ d'sücâ, torta di zucca, che con il colore rappresentava il sole e l'energia. A raccontare le usanze dell’Oltrepò è un altro cultore delle tradizioni locali: Alessandro Maragliano, citato con mio grande stupore (ammetto la mia ignoranza) dallo stesso Angelo Vicini. Il mio omonimo, scomparso nel 1943, è stato giornalista, linguista e scrittore di Voghera ma ben poco altro so di lui. In Tradizioni popolari vogheresi descrive il rito del ceppo sul quale il capofamiglia versava del vino con un rametto di ginepro, la cenere era dispersa nei campi per propiziare i raccolti, mentre il ceppo avanzato si riaccendeva con l'apertura della coltivazione dei bachi da seta. Curiosa anche l'abitudine di lasciare il letto caldo per la Madonna, che avrebbe potuto visitare le case con il Bambino mentre tutti erano alla messa di mezzanotte. E poi c'erano i doni: il Corpo municipale faceva visita alle autorità con una mancia per i domestici, dalle 70 alle 100 lire a carico del bilancio comunale (1827).

183127Radici da riscoprire
Il Maragliano non cita mai la séna de sèt sén e tutto fa pensare che la tradizione, tramandata oralmente, si fosse persa nel  suo insieme lasciando solo alcuni piatti da preparare in ordine sparso. La riscoperta della festa è avvenuta nel 1987, quando Piera Spalla Selvatico, dell'omonimo ristorante e di Arca Slow Food, ha cominciato a proporla, riportandola in auge a Rivanazzano Terme, tanto che nel 2012 lo stesso Comune ha insignito la Cena con la Deco. Per non dimenticare le proprie radici. Mentre a me rimane il compito di cercare qualcosa sulle mie.

di Laura Maragliano 
su sale&Pepe Magazine di dicembre 2020
ritratto di Gian Marco Folcolini
foto del piatto di Francesca Moscheni
in cucina Claudia Compagni

7 portate di magro
 Le sette portate di magro della Cena delle sette cene, tradizionale la sera del 23 dicembre nell'Oltrepò pavese:
- Insâlàtâ âd bidràv, püvrón e inciùd (insalata di barbabietole, peperoni e acciughe)
- Sigùl col pen (cipolle ripiene)
- Turtâ d'süc (torta di zucca)
- Fas dâl Bâmbén con l'âjà (fasce del Bambino con l'agliata);
- Mârlüs cun l'üvâtâ (merluzzo con l'uvetta);
- Furmâgiâtâ cun lâ mustàrdâ (formaggetta con la mostarda);
- Per giâsö cöt cun i bâlât  (pere ghiacciolo cotte con le castagne secche).

Pubblicato il 24/11/2020

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