Non è celiachia, è gluten sensivity

Non è celiachia, è gluten sensivity

Un importante studio italiano fa chiarezza sulla sensibilità al glutine

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gluten sensivity
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Si chiama SGNC, sensibilità al glutine non celiachia, o in versione anglosassone, gluten sensitvity. I sintomi sono i medesimi: gonfiori addominali, stanchezza generalizzata, mal di testa, solo per elencare i più comuni.

Ma una volta fatti gli esami, si ha esito negativo, il livello degli anticorpi coinvolti sono normali. Non è celiachia, non è nemmeno un’allergia al grano, né la sindrome del colon irritabile. Comprensibilmente confortati dal risultato si prosegue con pani e pastasciutte. E con il persistere dei sintomi.

La SGNC è l’ultima nata, o meglio l’ultima scoperta, nel campo dei disturbi legati al glutine. Al punto che è ancora molto difficile stimare con precisione quante persone ne soffrano in media; a seconda degli studi si va dal 5 al 30% della popolazione mondiale.

La buona notizia è che la patologia è stata in qualche modo “isolata”, si è capito per lo meno che esiste (la prima conferenza mondiale si è svolta nel 2011 a Londra) e si sono avviati diversi studi per migliorarne la diagnosi.

Il più recente si chiama Glutox ed è tutto italiano. Un importante lavoro, promosso dall’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri) e appena pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients, che ha coinvolto 15 centri di gastroenterologia ospedalieri in tutta Italia e ha esaminato 140 pazienti di età compresa tra i 18 ed i 75 anni per un periodo di circa 6 mesi. In assenza di esami specifici, la diagnosi di gluten sensivity avviene per esclusione.

Per verificare, quindi, che i sintomi dichiarati dai pazienti siano effettivamente causati dal glutine ed escludere altre cause, gli esperti hanno disegnato un particolare percorso di tre settimane a dieta priva di glutine e hanno verificato l'andamento delle reazioni. La sperimentazione ha previsto anche esami in doppio cieco (cioè dove né il medico né il paziente sanno se viene somministrato glutine) e l’utilizzo di placebo per sondare anche le psicosomatiche.

I risultati sono stati molteplici: la patologia è stata identificata in maniera certa, si apre la prospettiva di un protocollo diagnostico e soprattutto la possibilità di determinare una terapia dietetica. La SGNC, diversamente dalla celiachia che può essere curata solo evitando di assumere glutine in assoluto, ha il vantaggio di consentire una graduale reintroduzione della proteina del grano dopo un periodo di “astinenza”. Non solo, le persone che sono colpite da gluten sensitivity potranno smettere di assumere inutilmente farmaci mirati solo al contenimento dei sintomi in assenza di una diagnosi precisa.

Cristiana Cassé
9 marzo 2016

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