Ogm: liberi di dire NO!

Ogm: liberi di dire NO!

Il Parlamento europeo vota una legge attesa da anni: da oggi gli stati membri possono vietare le coltivazioni ogm anche se approvate dalla Ue

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Growing Genetically Modified Plants
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Dopo cinque anni di attesa, entrano in vigore una serie di norme che garantiscono autonomia ai Paesi dell’Unione europea in materia di ogm.

Fino ad oggi gli stati membri erano obbligati a sottostare al voto del Consiglio dei ministri europei (con una maggioranza dei due terzi) e, seppur contrari a questo tipo di coltivazioni, avevano le mani legate di fronte alle pressioni delle grandi multinazionali biotech. Da oggi invece potranno dire no.

La nuova legge, che entrerà in vigore in primavera, stabilisce che gli stati membri possano scegliere due strade: chiedere alle singole multinazionali di non avviare coltivazioni ogm sul proprio territorio oppure rivolgersi direttamente alla Commissione europea e chiedere un divieto generalizzato per ragioni di politica agricola, ambientale e socio-economica, come previsto dalla direttiva. Per la risposta della Commissione ci vorranno 75 giorni, durante i quali non sarà comunque possibile avviare alcuna produzione ogm.

"È un successo della Presidenza italiana”, ha dichiarato all'Ansa il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, “sul quale abbiamo lavorato intensamente con il Ministro Galletti che ha presieduto in questi mesi il Consiglio dei ministri dell'ambiente competente sulla materia ogm. È una scelta che risponde alle attese degli agricoltori, dei territori e di tutti gli italiani che hanno a cuore la qualità, la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo".

Sicuramente un grosso passo in avanti, anche se gli organismi del settore biologico (Aiab, Federbio, Associazione agricoltura biodinamica) e Slow Food Italia invitano a moderare l’entusiasmo e sostengono che la direttiva è ancora debole su alcuni punti, per esempio le motivazioni ambientali a cui si possono appellare i Paesi dell’Unione, e lascia ancora ampio spazio sul piano giuridico alla contestazione da parte delle multinazionali.


Cristiana Cassé
15 gennaio 2015

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