Agli italiani piace “bio”

Agli italiani piace "bio"

Nel primo semestre del 2015, le vendite sono cresciute del 20%. Stessa tendenza per i cibi a chilometro zero, senza glutine e Ogm free. Tutti prodotti per i quali il 70% dei consumatori dice di essere disposto a spendere di più

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Non può ancora essere definita una corsa senza freni, ma certo si può dire che il 2015 ha fatto segnare in Italia una svolta significativa nell’acquisto di alimenti naturali e nell'attenzione al mangiare sano. Prodotti bio, privi di glutine, a chilometro zero e senza Ogm hanno registrato un’impennata nelle vendite fino ad arrivare a una spesa che ha superato i 20 miliardi di euro di fatturato.

È quanto emerge da un'analisi presentata dalla Coldiretti in occasione della rassegna “Italia del Bio” di Torino. Secondo questi dati, nel solo primo semestre del 2015, gli acquisti di prodotti bio confezionati sono cresciuti del 20%; e ben il 35% degli italiani dichiara di acquistare cibi biologici o, almeno, considerati “naturali”. Altri numeri che illustrano immediatamente l’estensione e le potenzialità di questo mercato sono i 15 milioni di persone che, sottolinea la Coldiretti, mettono nel carrello prodotti locali e i 2 italiani su 3 che dicono di acquistare regolarmente prodotti tipici (indagine Doxa per Coop).

E non bisogna trascurare il fatto che, in genere, si tratta di prodotti più cari rispetto alla media. Nonostante la crisi, secondo un’analisi della Coldiretti su dati Nielsen, il 70% degli italiani si dichiara disposto a spendere di più per i prodotti naturali, il 65% per quelli Ogm free e il 62% per quelli bio. E si tratta di un orientamento che si fa sentire sensibilmente nella composizione del carrello della spesa; per esempio, nel primo semestre del 2015, sono aumentati gli acquisti di uova bio e sono calati quelli delle uova “normali”, è cresciuta la pasta bio è si è ridotta quella classica, si sono comprati più succhi di frutta bio e meno succhi tradizionali.

“A sostenere questo genere di consumi” sostiene la Coldiretti “c’è il fatto che l’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop e Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità. L’Italia è l’unico Paese che può vantare 273 prodotti a denominazione di origine e oltre ventimila agriturismi, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%): quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%)”.

Inoltre, l’Italia è anche il Paese con le regole più rigorose nella preparazione dei prodotti alimentari: dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi, fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino; regole che spesso non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea, dove si assiste a un crescendo di norme che consentono di produrre surrogati, sottoprodotti e aromi che snaturano l’identità degli alimenti.

Alessandro Gnocchi
4 aprile 2016

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