È la tapioca, che senza la manioca non esisterebbe. E sapete perché?
Molto si deve agli alimenti per celiaci, dov’è un ingrediente gluten free sempre più usato. E moltissimo va al bubble tea: è stato il successo globale di questa bevanda orientale a far conoscere in tutto il mondo occidentale (Italia compresa) la tapioca, le cui “perle” gommose sono immancabili nella ricetta di questo “beverone” a base di tè inventato a Taiwan. Ma in altri continenti, e in particolare in Africa e in Sudamerica, la tapioca era già famosa di suo perché la manioca è alla base dell’alimentazione locale. No, non si tratta di un errore di ortografia: tapioca e manioca sono alimenti diversi, anche se sono parenti stretti.
La manioca è il tubero di un arbusto originario del Brasile e oggi presente in tutta la fascia tropicale e subtropicale di America, Africa e Asia, dove assume nomi diversi (come yuca, cassava, mogo) ed è molto diffusa, tanto che è alla base dell’alimentazione di 500 milioni di persone.
Dalla radice della manioca si ottiene una fecola: è la tapioca, già usata in epoca pre-colombiana dagli indigeni del Brasile per fare il pane. Oggi la farina di tapioca è utilizzata soprattutto come addensante in molti alimenti dolci o salati, dalle zuppe di verdura alle creme, dai budini alle pappe destinate allo svezzamento dei neonati, spesso in sostituzione della fecola di patate o della maizena.
Manuela Soressi,
aggiornato giugno 2026
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi