Digiuno: rito antico, come farlo senza farsi male

Digiuno: rito antico, come farlo senza farsi male

Lo consigliano in tanti e a ragion veduta. Ma va fatto sotto stretto controllo medico, per non più di un certo periodo e con qualche accorgimento pratico.

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Sale&Pepe

Fateci caso: ovunque si parli di longevità e vengano intervistate persone che oltrepassano i record anagrafici si cita, tra le regole d'oro per oltrepassare il secolo, il cibo. O meglio il non cibo. Insomma, mangiare poco e bene pare una delle leggi di ferro della longevità. Tanto che si torna a parlare di digiuno, assoluto o mimato o liquido che sia. Insomma, stare a stecchetto giova, quasi sempre. 

La lezione di Umberto
“Credo che dedicare un giorno ogni settimana alla totale astensione dal cibo non solo non faccia male, ma aiuti a formare il carattere, a manifestare una scelta etica e a proteggere la propria salute": un’alimentazione corretta e almeno un giorno di digiuno ogni settimana secondo Umberto Veronesi possono infatti rappresentare una panacea per molti mali, come spiega presentando il suo ultimo libro che non ha bisogno di spiegazioni, La dieta del digiuno (clicca qui per il libro). L’esperto vegetariano e oncologo di fama mondiale dimostra come una volta alla settimana sia possibile e auspicabile saltare pranzo e cena e fare del bene al proprio corpo e alla propria mente.

Le celebrità
E del resto il digiuno è una pratica ricorrente in molte culture e religioni e sono molti i medici e anche le celebrities che scelgono l'astensione dl cibo. Come Chris Martin, che parlando del suo fasting molto esibito dichiara che è sufficiente qualche giorno di astensione per sentire il proprio corpo già molto più sano. Il digiuno a sua detta aiuterebbe la lucidità (e questo è scientifico), farebbe stare meglio (e questo ci può stare), migliorerebbe la voce e potenzierebbe la creatività (considerazione già più soggettiva).

Regole d'oro
Prima di parlare di digiuno però è essenziale elencare qualche regola imprescindibile del fasting. Per prima cosa occorre essere sani e digiunare sotto controllo medico. In secondo luogo durante il giorno o i giorni di digiuno non bisogna avere una giornata faticosa e occorre stare a riposo il più possibile, proprio per preservare le energie. Mai eliminare l'acqua inoltre, che anzi va bevuta in quantità. Importante è anche sottolineare che il digiuno non va usato per perdere peso, ma come strumento di disintossicazione, e che bisogna riprendere a mangiare gradualmente, puntando soprattutto su frutta e verdura e arginando l'effetto "fame-del-giorno-dopo". Un'alternativa al digiuno totale è poi il digiuno umido, che consiste nell'eliminazione solo dei cibi solidi, concentrandosi per esempio su succhi di frutta e centrifugati di verdura.

Rito antico: ci sarà un perché...
Oggi l’astinenza dal cibo è spesso collegata ai disturbi dell’alimentazione, ma nell’antichità ha avuto un’accezione ben diversa e soprattutto è stato studiato, regolamentato e frequentato. A conferma delle sue origini antiche e profonde il digiuno è presente in tutte le religioni e le filosofie, che lo vogliono di volta in volta strumento di autocontrollo, di disciplina interiore, di purificazione (metaforica e non solo) e di sacrificio. E del resto l’importanza dell’assunzione o del rifiuto del cibo nelle religioni è dimostrata dal fatto che spesso il linguaggio religioso è ricco di metafore alimentari: “nutrimento dell’anima”, “cibo spirituale”, ecc. Il cibo come metafora, regolamentato e spesso citato, e il digiuno come percorso di ascesi e di salvezza. Nella tradizione giainista i laici digiunano nell’ottavo e nel quattordicesimo giorno di ogni mese lunare, mentre nella religione ebraica la festa del Kippur si tiene nel giorno consacrato al digiuno per ottenere da Dio il perdono per gli errori commessi. Lo troviamo nelle scritture indù, dove il digiuno (sanskrita upvas) stabilisce un rapporto armonioso tra il corpo e l'anima, in una concezione olistica molto attuale, e lo troviamo nel buddhismo, che lo contempla come strada per l’illuminazione. E poi nella religione mussulmana con il Ramadan, che costituisce addirittura uno dei cinque pilastri dell’Islam (chi lo nega è kāfir, colpevole cioè di empietà massima). Mentre il mondo cattolico e cristiano ha dedicato una grande molte di documenti che chiariscono il significato religioso-spirituale dell’astinenza e del digiuno.

La dieta del digiuno
Da tempo si parla dei benefici del digiuno. Secondo una ricerca dell'Intermountain Medical Center Heart Institute (clicca qui) l'astinenza da cibo non solo riduce il rischio di malattie coronariche e diabete, ma provoca anche cambiamenti significativi nei livelli ematici del colesterolo. E un paio di anni fa nel Regno Unito ha fatto molto discutere Fast diet, un manuale per perdere peso che punta su uno schema che prevede 2 giornate a 'stecchetto' e 5 dove nutrirsi in modo abbondante.

Il mima digiuno
L’ultimissima frontiera del digiuno consapevole è poi una dieta che si avvicina al digiuno, ma non lo è propriamente Si chiama Dmd, o dieta mima-digiuno, ed è stata sperimentata con successo dal ricercatore italiano Valter Longo, della University of Southern California (Usc) e dell'Istituto Firc di oncologia molecolare (Ifom) di Milano. L'obbiettivo principale di questo regime non è far perdere peso, ma attivare un processo di rigenerazione cellulare. Il Dmd prevede in particolare un ridotto contenuto proteico e un mix particolare di grassi, carboidrati e micronutrienti, arrivando a dimezzare l'apporto calorico giornaliero fino a dimezzarlo. Il mima-digiuno va seguito sotto controllo medico per 5 giorni ogni 3-6 mesi e tra i suoi innumerevoli pregi, testati su cavie da laboratorio ma anche su un campione di 19 persone sane, fa dimagrire e aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, diabete, obesità e tumori. Secondo gli esperti infine, se seguita in modo rigoroso, questa dieta non dieta è in grado di regalare 10 anni in più di vita.

Emanuela Di Pasqua
27 settembre, 2016

Photo credits: Wikimedia

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