Nella moderna metropoli lombarda si celano ancora locali, botteghe e trattorie storici e tradizionali. siamo andati a scovare gli indirizzi più affascinanti all'interno della città più antica
"Per capire Milano bisogna tuffarvisi dentro", scriveva Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia. Erano gli Anni '50, ma passeggiando lungo alcune vie del centro, si scopre che la città del sushi e degli aperitivi non ha dimenticato le sue radici. Il volto più tradizionale del capoluogo lombardo sopravvive specialmente nelle vecchie botteghe e pure in alcune trattorie dove il menù mette in tavola i sapori del passato. Siamo andati alla ricerca di questi indirizzi delineando un itinerario goloso all'interno dei bastioni, le mura Spagnole che costituivano la più antica delle tre cinte murarie. D'altronde spagnola è anche l'origine di alcuni piatti tipici, come i mondeghili, polpette di carne il cui nome deriva dall'arabo-ispanico albondiga, e persino la cassöeula: una leggenda racconta che questa ricetta fu suggerita da un ufficiale spagnolo alla sua amata, che lavorava come cuoca.
Il nostro tour tra botteghe e ristoranti della vecchia Milano, parte dal Duomo. La silhouette dorata della sua Madonnina domina la piazza affiancata da quel salotto elegante che è Galleria Vittorio Emanuele II. È lì che da sempre passeggiano i milanesi ed è lì che si trova la nostra prima tappa, il Camparino (Galleria Piazza Duomo 21 tel. 02 8646 4435 www.camparino.com), figlio del caffè aperto nel 1867 da Gaspare Campari, inventore dell'omonimo bitter. Questo bar dai decori Liberty, con il banco in legno affollato fin dalla colazione, non ha perso nulla dell'antico smalto.
Pochi minuti a piedi ed ecco un altro vanto meneghino. In via Spadari, nel cuore del quartiere a forma di stella dove si affaccia anche la Pinacoteca Ambrosiana, Peck (Via Spadari 9 tel. 02 8023161 www.peck.it) è da oltre un secolo la gastronomia dei milanesi. Impossibile resistere ai vassoi di paté e vitello tonnato, ai formaggi auto prodotti con il latte crudo di piccole aziende agricole. Fatti in casa sono pure i bonbon di cioccolato e il panettone con uvetta e canditi.
Per acquistare il dolce natalizio milanese, che ormai resta in vendita per buona parte dell'inverno, si va anche da Marchesi (Via Santa Maria alla Porta 11/a tel. 02 862770 www.pasticceriamarchesi.com), nella storica sede di via Santa Maria alla Porta. Le sue vetrine fanno sognare fin dal 1824 e all'interno, fra boiserie in legno, vetrinette con le frolle, il banco dove servono l'espresso, si respira ancora il profumo delle origini.
Si è fatta l'ora di pranzo e la Trattoria la Colonna (Via Santa Maria alla Porta 10 tel. 02 8363 8830 www.trattorialacolonna.com), classe 1922, è uno dei pochi indirizzi a proporre tutto l'anno il risotto con ossobuco in gremolada. "Perché sia buono ci vuole la carne di vitello, non di vitellone. E il risotto allo zafferano deve avere lo stesso colore della Madonnina", scherza il proprietario Francesco Cosentino.
Inseguendo la tradizione ci dirigiamo verso altri due indirizzi, che stanno uno di fronte all'altro: il primo è il Bar Magenta (Via Giosuè Carducci 13 tel. 02 8053808, www.barmagenta.it), con le sale Liberty frequentate dalla colazione al dopocena.
Il secondo è la Drogheria Grossi (Corso Magenta 31 tel. 02 86450650), che Alfredo Grossi ha ereditato da papà Vittorino: "la nostra famiglia l'ha acquistata nel 1976, ma è qui dagli anni '20 quando si chiamava Vergani ed era proprietà della Braulio". Come al Bar Magenta, anche qui si respira la bellezza della storia. Ma soprattutto si acquistano pasta e riso bio, frutta candita e ben 25 tipi di caramelle tutte sfuse.
Alle sue spalle la Basilica di Sant'Ambrogio è nella giusta direzione per arrivare da Cucchi (Corso Genova 1 tel. 02 8053808 pasticceriacucchi.it), regno di dolce e salato che dopo essere stato guidato con orgoglio da Vittoria e Laura Cucchi, terza generazione alla guida del locale, è passato nel 2023 alla famiglia Monti (Gruppo Giacomo).
Ritornando sui nostri passi, superato il Castello Sforzesco e il Museo della Pietà Rondanini, collocato al suo interno dal 2015, ci si immerge nel quartiere Brera-Garibaldi, fra i più caratteristici di Milano. Imperdibile una cena Al Matarel (Via Laura Solera Mantegazza 4 (angolo corso Garibaldi) tel. 02 654204 www.almatarel.it), dove tutto è rimasto uguale a 60 anni fa: ci sono il murales di Gustavo Boldrini, le fotografie in bianco e nero e le sedie di legno, pesantissime. "I miei clienti non vogliono che le cambi", raccontava Elide Moretto, in cucina dall'età di 17 anni e andata in pensione a 83 nel 2024 cedendo il passo al resto della famiglia. Sul libro dei clienti famosi, i nomi di Monica Vitti, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, ma anche quello di Bettino Craxi e di molti sindaci milanesi che qui hanno discusso di politica fra un oss büs (ossobuco) e un rustin negàa (nodini di vitello).
Diverse le atmosfere da N'Ombra de Vin (Via San Marco 2 tel. 02 6599650 www.nombradevin.it), nato 50 anni fa come enoteca, oggi wine-bar con salumi e prosciutti. La lista dei vini è strepitosa, con piccole cantine nazionali e tanto champagne; leggenda vuole che da qualche parte ci sia un passaggio segreto verso la chiesa di San Marco, con il famoso organo che fu suonato da Mozart e Verdi.
Se preferite uno spuntino sotto gli alberi, il Verzeratt (Via Osti 2 tel. 02 8057784), accanto all'Università degli Studi, è l'unico fruttivendolo sopravvissuto alla chiusura dell'antico mercato del Verziere.
Solo asporto invece da Giannasi (Piazza Bruno Buozzi 2 tel. 320 8576881 www.giannasi1967.com), il chiosco più famoso di Milano. Nei giorni clou qui si vendono 1350 polli allo spiedo.
Se preferite mangiare con calma, meglio puntare all'Osteria dell'Acquabella (Via San Rocco 11 tel. 02 58309653 www.acquabella.it). È appena fuori dalle mura, ma per la sua cotoletta o la trippa, in menu solo quando arrivano le migliori frattaglie, si fa volentieri un'eccezione.
Elena Luraghi
foto di Francesca Moscheni
aggiornato dicembre 2025