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Luoghi e PersonaggiLuoghiPavia, tra arte e specialità gastronomiche

Pavia, tra arte e specialità gastronomiche

Sede di una delle più antiche università del mondo, la città che fu capitale dei Longobardi, vanta un invidiabile paniere di specialità gastronomiche

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Le memorabilia del passato sparpagliate nelle chiese, nelle strade acciottolate, nelle facciate color terracotta, ma anche l'energia di un luogo frequentato da moltissimi studenti, perché quella di Pavia è una delle più prestigiose università lombarde, sono i must da cercare in città. Di qui sono passati i Romani e i Longobardi (Pavia è stata capitale del loro regno), i Visconti e gli Sforza, i francesi di Napoleone e gli austriaci di Maria Teresa. E tutti hanno lasciato un segno importante.

Strada Nuova, per esempio, non è altro che il solco tracciato dai legionari di Roma duemila anni fa. Longobarde sono le chiese più spettacolari, San Michele e San Pietro in Ciel d'Oro. I Visconti munirono la città di un Castello, possente e ricercato che gli Sforza fecero decorare da Leonardo e Bramante. Sul finire del '700 Piermarini e Leopoldo Pol-lack, architetti di Casa Asburgo, diedero al vecchio Ateneo Pavese un look neoclassico, al passo coi tempi.

Sulle magiche rive del Ticino
Le basiliche di Pavia, che nei secoli bui del Medioevo hanno ospitato re barbari e imperatori del Sacro Romano Impero, movimentano il panorama cittadino con campanili romanici e torri medievali, mentre i cortili dell'Università testimoniano il passaggio di Ugo Foscolo e Alessandro Volta. In città, in-somma, si respirano, un po' ovunque, cultura e storia che si mescolano al fascino magico del fiume Ticino: è infatti il suo corso maestoso a segnare i confini tra l'antica Ticinum e uno degli angoli più suggestivi della Pavia moderna, che fu zona di artigiani, pescatori e lavandaie, Borgo Ticino, appunto. Alla ricerca del passato da capitale di Pavia si entra in San Michele e San Pietro in Ciel d'Oro. Le hanno soprannominate le "chiese dei re", perché i sovrani longobardi si facevano incoronare e seppellire proprio in questi edifici sacri. San Michele viene ricordata dagli storici dell'arte come un esempio unico di romanico lombardo, a partire dalla sua facciata affollata da sculture di santi e mostri, angeli e demoni. L'altra, San Pietro in Ciel d'Oro, ospita il monumento funebre di Sant'Agostino, un'arca di marmo di Carrara che racconta la vita del santo con bassorilievi e statue (sono oltre un centinaio gli angeli, i santi e i vescovi che affollano la tomba).

Di Medioevo e di lotte con la rivale Milano parlano, invece, Piazza della Vittoria e il Palazzo del Broletto, con il suo orologio e gli archi sulle balconate. E, poi, per venire in tempi più recenti ecco l'Università: il labirinto di edifici, chiostri e cortili dove sono ricordati, con statue e lapidi, i prestigiosi professori che hanno insegnato nelle sue aule (oltre a Volta e Foscolo, anche Spallanzani, Natta e Rubbia) porta verso l'ambiente più affascinante di tutto il complesso, il Cortile delle Magnolie che, secondo Beppe Severgnini, è uno dei "Cento buoni motivi per amare l'Italia". Sempre percorrendo Strada Nuova, si arriva al Ponte Coperto sul Ticino, fatto costruire da uno dei rampolli Visconti più di sette secoli fa: quello che si vede adesso è una ricostruzione dell'originale, andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Da qui, la vista sul coloratissimo Borgo Ticino è impagabile, soprattutto all'imbrunire quando si accendono i lampioni del vecchio quartiere e le arcate del Ponte della Libertà si colorano di blu, giallo e fucsia con i neon del light artist Marco Lodola.

La colomba pasquale di Alboino
A Pavia, anche in cucina, la storia ha la sua parte: la colomba pasquale pare sia legata al malvagio Alboino, re longobardo, che si rabbonì mangiando quel dolce. Anche i salami di Varzi sono un'eredità dei longobardi mentre la zuppa alla pavese pare fu preparata oltre 500 anni fa per il re di Francia, fatto prigioniero dopo la battaglia di Pavia; tornato a Parigi, in-trodusse la soupe à la pavoise nella sua corte. Decisamente più recente (1878), è la Torta Paradiso, inventata da Enrico Vigoni che aprì la sua pasticceria in Strada Nuova. Da non perdere anche i risotti, il pesce di fiume e i brasati accom-pagnati dai rossi locali. Per difendere e diffondere la qualità dei prodotti di questa prolifica provincia, è nato il Paniere Pavese, un marchio che individua le eccellenze delle terre tra Ticino e Po: dalla cipolla rossa di Breme al salame d'oca di Mortara, dal pane di Stradella ai brasadè (ciambelle dolci) fino ai formaggi Montagnino e Pizzocorno che nascono sulle prime propaggini dell'Appennino, in Oltrepò.

Enrico Saravalle
aprile 2023

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