In Bassa Val d’Aosta, tra castelli e piatti da fiaba

In Bassa Val d'Aosta, tra castelli e piatti da fiaba

È la parte est della regione, alle pendici del Monte Rosa. Qui non ci sono stazioni alla moda, ma ad incantare è la montagna vera. Con boschi, castelli e piatti golosi

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Valle d'Aosta, Gressoney-Saint-Jean, Monte Rosa (Foto © Nicolas Thibaut /Photononstop /Corbis) Valle d'Aosta, Gressoney-Saint-Jean, Monte Rosa (Foto © Nicolas Thibaut /Photononstop /Corbis)
Valle d'Aosta, Gressoney-Saint-Jean, Monte Rosa (Foto © Nicolas Thibaut /Photononstop /Corbis)
Castello di Issogne, la prima rappresentazione pittorica di una forma di fontina (Foto © Alfredo Dagli Orti /The Art Archive /Corbis) Castello di Issogne, la prima rappresentazione pittorica di una forma di fontina (Foto © Alfredo Dagli Orti /The Art Archive /Corbis)
Castello di Issogne, la prima rappresentazione pittorica di una forma di fontina (Foto © Alfredo Dagli Orti /The Art Archive /Corbis)
Il fiume Dora Baltea (Foto © Angelo Cavalli /Corbis) Il fiume Dora Baltea (Foto © Angelo Cavalli /Corbis)
Il fiume Dora Baltea (Foto © Angelo Cavalli /Corbis)
Ascensore inclinato per lasciare il Forte di Bard verso l'entrata del Museo delle Alpi (Foto © Stefano Torrione /Hemis /Corbis) Ascensore inclinato per lasciare il Forte di Bard verso l'entrata del Museo delle Alpi (Foto © Stefano Torrione /Hemis /Corbis)
Ascensore inclinato per lasciare il Forte di Bard verso l'entrata del Museo delle Alpi (Foto © Stefano Torrione /Hemis /Corbis)

Ruderi, fortezze e villaggi usciti da un libro di fiabe. Scenari naturali selvaggi. E una gastronomia rustica e naïf, golosamente perfetta per gli appetiti robusti di chi è reduce da passeggiate, ciaspolate, discese. Tutto questo in Val d’Aosta, o meglio in Bassa Valle, quella, tanto per capirci, che inizia dopo il confine con il Piemonte, segue il corso della “cerulea” Dora e si inerpica lungo le prime vallate laterali.

54046Il benvenuto ce lo dà la mole granitica del Forte di Bard, una costruzione militare che, nei suoi anni d’oro, riuscì a fermare l’avanzata dell’inarrestabile Napoleone. Riconvertita a usi pacifici, ospita un suggestivo Museo delle Alpi e importanti mostre. A una decina di km si incontra il Castello di Issogne, altra severa fortezza che un nobile rampollo degli Challant trasformò, nel ’400, in residenza lussuosa, impreziosita da saloni eleganti, affreschi e pitture. Curiosi i dipinti nel cortile d’onore che mostrano scene di vita quotidiana e botteghe: in una di queste, quella del fromager, si vede la prima rappresentazione pittorica di una forma di fontina!

Il secondo castello da non perdere è quello di Verrès, costruito all’imbocco della Val d’Ayas, che, ai suoi tempi, doveva intimorire nemici e assedianti, dotato com’era di cannoni e bombarde. Appollaiato come un nido d’aquila su uno sperone roccioso, il castello si raggiunge dopo una ripida salita su un sentiero acciottolato, ma la vista che si gode da lassù è impareggiabile e ripaga di ogni fatica: da un lato, infatti, si apre la Val d’Ayas, dove troneggia il Massiccio del Rosa, dall’altro, come su un atlante, si legge il corso della Dora. L’interno della fortezza non ha niente a che fare, però, con l’eleganza raffinata di Issogne: Verrès era e rimase un castello militare e quindi la mission degli architetti fu quella dell’essenzialità degli impianti. Unici preziosismi una grande sala da pranzo con tre camini e uno scalone monumentale in pietra che mette in comunicazione i tre piani dell’edificio e sembra uscito da un disegno di Escher.

Faccia a faccia con i camosci

54045In Bassa Valle anche avvistare gli animali non è affatto difficile. Basta, per esempio, seguire uno degli itinerari che tagliano il Parco di Mont Avic, tra Champorcher e Chalamy, e inoltrarsi tra le foreste di pino uncinato, per vedere marmotte, stambecchi e camosci. Stesse soddisfazioni nella Riserva del Mont Mars che si sviluppa nella valle del torrente Lys (quella che porta verso Gressoney) fino a 2600 m di quota, con una varietà di ambienti che vanno dai boschi ai pascoli, dalle pietraie alle pareti rocciose, dai laghi alle zone umide. La Riserva regala anche itinerari di scialpinismo e, ciaspole ai piedi, consente di raggiungere luoghi solitari e suggestivi come le rive del Lago Vargno.

a cura di Daniela Falsitta, testi di Enrico Saravalle, realizzazione e foto dei piatti di Ilva Beretta

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