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Pordenone e le sue vallate

La città dipinta sarà capitale italiana della cultura nel 2027. Dalla pianura delle risorgive alle valli prealpine, esploriamo insieme piccoli borghi, vigneti e chicche gastronomiche

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Città dipinta (urbs picta, come la definiscono gli storici dell’arte), città del cinema e della letteratura, città del verde e della qualità urbana, Pordenone si prepara a vivere nel 2027 il suo annus mirabilis come Capitale Italiana della Cultura. Un’occasione speciale, questa, ma anche un invito a guardare la città con occhi nuovi, seguendo itinerari che riescono ancora a stupire passo dopo passo.

Il fascino del centro storico

Fotografia del palazzo comunalePalazzo Comunale, @Fabrice Gallina

La scoperta di Pordenone non può che iniziare da Corso Vittorio Emanuele II, l'antica Contrada Maggiore, dove il cuore della città continua a battere con discrezione. Un particolare stile veneziano fa da sfondo a gran parte del racconto urbano di Pordenone: sotto i portici, tra palazzi gotici e rinascimentali, si susseguono bifore eleganti e apparati decorativi che rimandano alla cultura architettonica della Serenissima. E poi ci sono gli affreschi della urbs picta: alcuni imitano le geometrie preziose dei tappeti orientali e i motivi dei tessuti damascati, altri narrano episodi della storia antica, altri ancora celebrano gli stemmi delle famiglie nobili. E poi, in fondo al Corso, come un colpo di teatro, la vista si apre sul duecentesco Palazzo Comunale.
Poco distante sorge il Duomo, custode di alcune delle opere più significative del Pordenone (all’anagrafe, Giovanni Antonio de' Sacchis), il pittore che dalla città prese il nome e che ancora oggi sembra accompagnarne il racconto.

Cosa vedere a Pordenone: arte antica e linguaggi contemporanei

Una donna e un bambino guardano dei fumetti inquadrati in una delle sale del Palazzo del FumettoPalazzo del Fumetto, @Elia Falaschi

L'arte, del resto, è una presenza costante a Pordenone. Si incontra nelle sale di Palazzo Ricchieri, sede del Museo Civico d'Arte, un'antica casa-torre che conserva una collezione capace di attraversare secoli di storia: dalle sculture lignee di soggetto sacro ai dipinti dello stesso Pordenone fino alle tele ottocentesche di Michelangelo Grigoletti. È uno di quei luoghi dove il tempo sembra rallentare per qualche istante, lasciando spazio all'osservazione e alla memoria.
Accanto a questo patrimonio storico, la città dialoga con sorprendente naturalezza anche con i linguaggi del presente. Ne è esempio il Palazzo del Fumetto, inaugurato nel 2018 ha sede nella storica villa Galvani ed è uno dei progetti culturali più innovativi e riusciti della regione. Non è soltanto uno spazio espositivo, è un vero hub internazionale dedicato al fumetto come forma d'arte e strumento di narrazione contemporanea. Tavole originali, installazioni immersive e mostre interattive trasformano la visita in un'esperienza coinvolgente, capace di parlare a pubblici molto diversi.

Cosa si mangia a Pordenone? L'anima gastronomica della città

Ma se l'arte racconta la storia della città, la cucina ne rivela forse l'anima più profonda. Sedersi a tavola a Pordenone e nella sua provincia significa ritrovare le tracce di un territorio che per secoli è stato luogo di incontro e di passaggio. La gastronomia locale nasce, infatti, dall'intreccio tra tradizione friulana, influenze venete e suggestioni mitteleuropee, alle quali si aggiunge il carattere forte e rude delle valli e della pedemontana. E così la cucina pordenonese appare come un insieme di percorsi che si muovono tra pianura e montagna, tra territori di matrice veneta e aree più propriamente friulane, quelle che ancora oggi vengono indicate come di là da l'aghe (l’acqua è quella del Tagliamento). 

Dal frico al Biscotto di Pordenone

frico su tagliere bianco e biscotti di Pordenone in un piatto scuroFrico @Sale&Pepe.it e biscotti di Pordenone @Laura Tessaro

Una cucina ibrida, dove le appartenenze non si sommano semplicemente, ma si mescolano e si trasformano a vicenda. Lo si percepisce in preparazioni simboliche come il Frico, che si può gustare nella versione croccante a base di solo formaggio o nella versione morbida con formaggio, patate e cipolle (come in questa ricetta). Anche il mondo dei salumi racconta una forte tradizione domestica e una produzione legata ai saperi familiari tramandati nel tempo, ne sono un esempio il Salame Friulano e la Soppressa. Nella stessa logica di semplicità e autenticità si inserisce la tradizione dolciaria. Tra le specialità più rappresentative spicca un dolce essenziale, il Biscotto di Pordenone, preparato con farine di mais e grano duro, mandorle, zucchero e un delicato sentore di grappa.

Il filo conduttore: la Strada del Vino e dei Sapori

Lasciata la città, il racconto gastronomico si apre gradualmente al paesaggio, trovando il suo filo conduttore nella Strada del Vino e dei Sapori. Questo itinerario culturale ed enogastronomico abbraccia l'intera regione dalle Alpi all'Adriatico, fa conoscere cantine, artigiani e ristoranti e in provincia di Pordenone si traduce in un viaggio ravvicinato tra risorgive, pianura e montagna. La Strada attraversa, infatti, l’area dei Magredi (le terre magre), una sorta di steppa sassosa unica nel suo genere, che, per l'asprezza del clima e la totale assenza di acqua in superficie, ospita una vegetazione rada e tenace, capace di resistere a condizioni estreme. Siamo nel cuore delle Grave, un territorio compreso tra la pedemontana e il mare, idealmente delimitato dal confine con il Veneto e dal Tagliamento. 

I vini del territorio: la zona della Friuli Grave DOC

È qui che si estende la zona della Friuli Grave DOC (la più vasta della regione) perché il suolo apparentemente inospitale è ideale per la vite che affonda le radici nella ghiaia e regala vini di spiccata mineralità, di grande corpo e con eleganti note fruttate. Risalendo poi dalle piane ghiaiose verso le colline e le valli prealpine, il paesaggio cambia del tutto. La pianura della vite lascia il posto a una montagna fatta di borghi di pietra, boschi e pascoli, dove si scoprono sapori nati da tradizioni antiche e panorami unici.

La pianura delle risorgive: i tesori della Destra Tagliamento

Il fiume Tagliamento visto dall'alto

Anse, intrecci, spazi larghi che si aprono all’improvviso. E, sì, ogni volta il Tagliamento sorprende. Nella “sua” pianura, quella delle risorgive e dei terreni sassosi delle Grave, l’identità del fiume si riflette fedelmente nella ricchezza agroalimentare della cosiddetta Destra Tagliamento. Non a caso qui la viticoltura è parte della storia, non solo del paesaggio. Questa terra di sassi è l’habitat ideale per far crescere vitigni come il Pinot Grigio, il Refosco dal Peduncolo Rosso e le uve del Prosecco, mentre al confine con il Veneto si trova la zona vocata per la coltivazione del Friulano. Qui le cantine e i vigneti non sono solo luoghi di produzione, ma offrono vere esperienze da vivere tra vendemmie turistiche, passeggiate a cavallo e degustazioni guidate. La tradizione contadina si esprime con la storicità del Montasio DOP – che si usa per arricchire tante preparazioni, come gli gnocchi di patate, il risotto con punte di ortica e il frico di patate con cipolla e pancetta. Provatelo anche nell'insalata di farro e verdure, darà carattere al vostro piatto) e la dolcezza del FigoMoro, la cui coltivazione è diffusa nel comune di Caneva da tempi remoti. Delicato e gustoso, viene raccolto a luglio e a settembre e si mangia con la sottilissima buccia.

I borghi di Sacile e Spilimbergo

Ma la Strada porta a scoprire anche borghi straordinari. Sacile, per esempio, il Giardino della Serenissima, dove gli eleganti palazzi cinquecenteschi si specchiano nelle acque del Livenza, regalando atmosfere veneziane che in agosto si accendono per la storica Sagra dei Osei. Ma c’è anche Spilimbergo, città d'arte dall'originale impianto medievale che profuma di commerci antichi; lo ricorda la macia, la misura per le stoffe ancora incisa sotto la Loggia del Comune, celebrata ogni anno con una rievocazione storica. È una terra che custodisce i capolavori del Pilacorte e del Pordenone, ma che guarda al mondo grazie alla prestigiosa Scuola Mosaicisti del Friuli, dove la tradizione romana e bizantina dialoga con il design contemporaneo.

Le valli prealpine: custodi di biodiversità e ingegno contadino

In foto uno scorcio del Parco Naturale delle Dolomiti FriulaneParco delle Dolomiti friulane, @Luciano Gaudenzi

Salendo verso la pedemontana e le valli prealpine, l’isolamento geografico ha fatto un piccolo miracolo: ha preservato veri e propri tesori di ingegno e presidi di biodiversità. È un territorio che si rivela a tappe, partendo da Barcis, un paese adagiato in una caratteristica conca e famoso per lo splendido lago color smeraldo. Qui ci si ferma anche solo per una passeggiata panoramica o per esplorare la Riserva Forra del Cellina, un canyon suggestivo che introduce alle meraviglie naturali della zona. Proprio da qui si apre il cuore del Parco delle Dolomiti Friulane, un immenso paradiso selvaggio, Patrimonio UNESCO, che unisce la Valcellina, l’Alta Valle del Tagliamento e la Val Tramontina. Queste montagne regalano un altissimo grado di wilderness: camminando non è raro avvistare camosci, caprioli o marmotte, fino a imbattersi nelle incredibili impronte fossili di dinosauro a Casavento.

Dalla Pitina IGP ai Presìdi Slow Food delle valli

@Fabrice Gallina

Ed è proprio tra le pieghe di queste valli che la cultura materiale si fa più tenace. Tra le specialità più originali spicca la Pitina IGP (vedi foto sopra), nata in Val Tramontina con carni ovine e caprine aromatizzate, affumicate e passate nella farina di mais. Spostandosi nella fascia pedemontana occidentale si incontra la Cipolla di Cavasso e della Val Cosa - Presidio Slow Food, dal cuore croccante e dolce, mentre dalla tradizione contadina della Val Cellina e del Vajont arriva un altro Presidio Slow Food che si chiama Pestith (a cui è dedicata anche una festa, ve ne abbiamo parlato qui): un’antica preparazione che nasce dalla fermentazione della rapa viola.

Terre di memoria, agricoltura eroica e formaggi d'altura

Antiche mele dell alto friuli@Davide Monti

Il viaggio dentro il Parco porta inevitabilmente a Erto e Casso. Anche se uniti in un unico Comune, i due borghi sono profondamente diversi per lingua e tradizioni, ma fortemente accomunati da una singolare architettura in pietra – dichiarata monumento nazionale – e dalla memoria del disastro del Vajont del 1963, custodita nel Centro Visite di Erto. In queste terre alte, ogni sapore parla di resistenza. Come il raro Fagiolo di San Quirino dall'occhietto bianco, salvato dall'estinzione da alcuni giovani agricoltori e oggi Presidio Slow Food, o le antiche varietà di mele (come la gialla di Priuso, la ruggine dorata e la naranzinis) recuperate grazie a progetti di tutela.

I formaggi d'altura: Asìno, Formai dal Cìt e Latteria

Tanti formaggi Latteria su scaffali a stagionare@Gianpaolo Scognamiglio

E poi ci sono i formaggi d'altura, specchio fedele dell'allevamento caprino e bovino radicato da secoli: l'Asìno della Val d'Arzino, di latte di vacca a dispetto del nome. Fa parte della famiglia dei formaggi salati perché maturato in una salamoia di latte, panna d'affioramento e sale. Si gusta nella versione morbida o spalmabile. Il Formai dal Cìt Presidio Slow Food della Val Tramontina prodotto con una miscela di formaggi Latteria e Montasio di diversa stagionatura, previa macinatura e successivo impasto con latte e panna. Dopo il riposo viene passato al tritacarne. Infine il Latteria, che ancora oggi racconta la storia delle antiche latterie turnarie, dove le famiglie del paese portavano a turno il proprio latte per farlo lavorare dal casaro.

Storie e sapori di Pordenone verso Capitale della Cultura 2027

Dai portici veneziani del centro città fino alle malghe d'altura, il Pordenonese si rivela come un mosaico di storie, volti e sapori rimasti fedeli a sé stessi. E la tavola si conferma, ancora una volta, il modo più sincero per leggere la mappa del territorio. Così, seguire la Strada del Vino e dei Sapori significa scoprire una terra che non mette in mostra la propria bellezza, ma la lascia trovare a chi sa viaggiare con curiosità e rispetto. È proprio questa capacità di unire la memoria della terra alla vivacità dei linguaggi contemporanei che rende Pordenone una Capitale della Cultura tutta da vivere, ben oltre il palcoscenico del suo annus mirabilis.

Per saperne di più consultate il sito ufficiale www.turismofvg.it

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