VOTA
Un secondo leggero e sfizioso che concentra tutti i sapori erbacei più profumati delle erbe di campo, ortiche, silene e luppolo (bruscandoli) accostandoli al sapore speziato della pancetta e di quelli agri dell'aceto di mele. In alternativa, la nostra redazione ha testato anche una versione di queste frittatine con solo spinacini e prezzemolo fresco in abbondanza: il risultato è più delicato e meno complesso, ma comunque molto piacevole e adatto a chi non ha dimestichezza con le erbe selvatiche. Gustate tiepide offrono una maggior concentrazione di sapori e aromi. Provate anche la torta salata di frittatine multicolori, la cupola di frittatine con salsa al formaggio e le frittatine con spinaci, uvetta e pinoli.
Le frittatine si conservano in frigorifero, coperte, per un massimo di 2 giorni. Si riscaldano bene in padella con un filo di olio a fiamma bassa oppure in forno a 160° per 5 minuti: entrambi i metodi mantengono una certa morbidezza interna.
1 Tritate le ortiche, il silene, il luppolo e la maggiorana, mettete il trito in una ciotola, unite la farina e il pangrattato, mescolate, poi aggiungete le uova sbattute, il parmigiano e regolate di sale.
2 Scaldate un po' di burro e 2-3 cucchiai d'olio in una larga padella e fate scendere il composto a cucchiaiate, lasciando spazio tra una frittatina e l'altra. Cuocetele da entrambi i lati per 3-4 minuti, fino a leggera doratura. Mantenetele in caldo.
3 Nel frattempo tagliate la pancetta a pezzi, fatela rosolare in una padella ben calda fino a farla diventare croccante, poi sfumatela con l'aceto e lasciatelo evaporare parzialmente. Fate intiepidire e versate il tutto sul tarassaco spezzettato. Aggiungete i pomodorini e le margheritine e servite l'insalata insieme alle frittatine.
Marzo 2026
Ricetta di Giovanna Ruo Berchera, foto di Laura Spinelli
Esperta di cucina storica regionale e giornalista del settore food, insegna anche tecniche culinarie ed è specializzata in tradizioni gastronomiche del Piemonte, dove è nata. A cominciare dalla merenda sinòira, il ghiotto spuntino consumato direttamente nei campi dai contadini e in genere di tutto quanto era considerato “povero ma buono” e al giorno d’oggi diventa prezioso e goloso, perché naturale, patrimonio culturale alimentare che traduce in corsi e ricette golose, anche per chi è a dieta. @ruoberchera
Esperta di cucina storica regionale e giornalista del settore food, insegna anche tecniche culinarie ed è specializzata in tradizioni gastronomiche del Piemonte, dove è nata. A cominciare dalla merenda sinòira, il ghiotto spuntino consumato direttamente nei campi dai contadini e in genere di tutto quanto era considerato “povero ma buono” e al giorno d’oggi diventa prezioso e goloso, perché naturale, patrimonio culturale alimentare che traduce in corsi e ricette golose, anche per chi è a dieta. @ruoberchera