È sempre meno il pane che mangiamo

È sempre meno il pane che mangiamo

Cambiano le abitudini degli italiani e il consumo di pane scende ai minimi storici. Complice anche una cultura antispreco sempre più diffusa

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Novanta grammi al giorno, l'equivalente di due fette o due piccoli panini. È davvero poco il pane che noi italiani mettiamo oggi in tavola, soprattutto considerato che nel 1861, l'anno dell'Unità d'Italia, se ne consumava quotidianamente oltre 1 kg a testa.

Da allora, l'alimento base per eccellenza ha subito un calo costante: 230 grammi nel 1980, 197 nel 1990, 180 nel 2000, 120 nel 2010, 106 nel 2012 per arrivare a meno di 100 grammi già nel 2013.

È quanto emerge da un'analisi Coldiretti, che attribuisce a questo calo due cause principali: le mutate abitudini alimentari degli italiani e il diffondersi di una cultura antispreco.

Da un lato il miglioramento delle condizioni di vita generali fa sì che oggi si mangi in modo più ricco e vario di una volta. Le mode alimentari inoltre vedono nel pane (e nei carboidrati in genere) una delle possibili cause dell'aumento di peso, facendo sì che la scelta a tavola cada più facilmente su altri alimenti, soprattutto proteici.

Inoltre la crisi economica e una crescente cultura del non spreco fa sì che solo il 2 per cento degli italiani butti il pane avanzato. Il 44 per cento lo surgela, il 43 lo grattugia, il 22 per cento lo dà da mangiare agli animali, e un altro 24 per cento lo riutilizza una volta raffermo per la preparazione di ricette tradizionali.

Il business di pane e affini (grissini, cracker ecc.) vale 8 miliardi all'anno ma, anche se è ancora il pane artigianale ad essere preferito (rappresenta l'88 per cento del mercato) la vendita è in costante calo, mentre aumenta la domanda dei prodotti sostitutivi, confezionati e meno deperibili.

Secondo i dati Coldiretti di novembre 2014, il prezzo del pane è fortemente variabile, e arriva a raddoppiare a seconda delle zone o della tipologia: 1,90 euro al chilo a Napoli, 3,95 a Bologna, 3,51 a Milano, 2,48 a Roma e 2,83 a Bari.

Malgrado i consumi bassi, il pane fresco rimane un vanto del nostro Paese, dove se ne commerciano oltre 300 varietà, dal pane toscano senza sale al pane pugliese di Altamura ("u puéne"), dalla michetta lombarda, alla "grissia" piemontese.

Tra i tanti sono 5 i pani riconosciuti dall'Unione Europea: Coppia ferrarese (I.G.P.), Pagnotta del Dittaino (D.O.P.), Pane casareccio di Genzano (I.G.P.), Pane di Altamura (D.O.P.) e il Pane di Matera (I.G.P.).

Infine, un dato nuovo: secondo il rapporto Coldiretti/Censis 2014 sono 16 milioni gli italiani che almeno qualche volta preparano il pane in casa. Con ricette tradizionali e perfino lievito madre ma anche con le macchine per la panificazione casalinga, sempre più diffuse. Nuova moda o ritorno al passato? Di certo c'è che il pane fatto in casa costa meno, dura di più e consente di variare a piacere gusti e ingredienti.

Barbara Galli
24 febbraio 2015

 

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