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News ed EventiNewsÈ una bufala! Sì, ma non si mangia e ci si crede (forse)

È una bufala! Sì, ma non si mangia e ci si crede (forse)

Nel linguaggio comune con il termine bufala non si intende solo la mozzarella ma anche una notizia inventata. Cos'ha a che spartire un'invenzione mediatica con la placida ruminante? E quali sono le fake news più famose?

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Ma è una bufala! Entrato ormai nel lessico quotidiano, grazie a internet e all’uso continuo che se ne fa, oggi questo modo di dire ci sembra consueto: ma cosa lega la mite bovina – cui siamo tutti grati per il latte e le squisite mozzarelle che ne derivano – all’idea di una notizia clamorosamente infondata, una fake-news? Le povere bufale insomma, sono associate a informazioni parzialmente o totalmente inventate, diffuse per manipolare l'opinione pubblica, generare click.

Scopriamolo, con l’aiuto dei grandi esperti della lingua italiana.

Diverse teorie, una certezza: viene dal romanesco

Il Grande dizionario italiano dell'uso, il più vasto vocabolario della lingua italiana corrente, ideato e diretto da Tullio de Mauro, è una fonte certa e molto interessante, che divide i vocaboli secondo la loro frequenza d’utilizzo, riportando almeno 260mila vocaboli che costituiscono il 90% delle parole usate in testi parlati e scritti. Secondo De Mauro, l’uso figurato del temine “bufala” deriverebbe dal dialetto romanesco: con questo significato l'avrebbe usato Gianfranco Calderoni, che parla di un film che, anche prima di essere visto, fu definito una bufala dagli amici romani. Sempre nel romanzo di Ercole Patti, Un amore a Roma (1956), la protagonista, riferendosi a una pellicola cinematografica, spiega che “una vera bufala: si dice così a Roma quando si vuole alludere a un film brutto e noioso”. L’espressione fu attestata poi da uno sketch di Nino Manfredi in televisione, a Canzonissima, nel 1959, che usò il temine per indicare una contraffazione, una truffa.

Questa carne è una bufala!

Per Paolo D'Achille, linguista italiano, il significato figurato di bufala avrebbe origine in ambito gastronomico, anche se in riferimento alla carne e non alla mozzarella di bufala: pare che alcuni ristoratori o macellai romani disonesti, infatti, avessero il malcostume di servire o vendere carne di bufala al posto della più pregiata vitella. Il termine sarebbe divenuto sinonimo di fregatura. Da qui l’espressione si è evoluta e ha preso il significato di notizia falsa.

Mi prendi per il naso?

Bufala campana durante una festa del Patrono, con un anello al naso e decorata con nastri e pom.pom rossi per l'occasione

L'Accademia della Crusca si spinge ancora più indietro a cercare le origini della buffa espressione: una teoria antica che avvicina questo animale al concetto di raggiro, frode, manipolazione la troviamo nella V edizione del Vocabolario della Crusca (vol. II, 1866), che riporta la locuzione “menare altrui pel naso come un bufalo/una bufala”, nel senso di raggirare qualcuno, facendo riferimento all’antica pratica contadina di far passare un anello di ferro nelle narici di tori e bufali per legarvi una corda e condurli dove si voleva. Da qui, come dice anche la Treccani, deriva il modo di dire “prendere/menare per il naso” qualcuno. Metaforicamente, quindi, manipolare una persona, tirandola dove si vuole.

Tre bufale famose in tutto il mondo

Esistono tre immagini fotografiche che hanno contribuito a creare tre fake news note a livello internazionale.

Il mostro di Loch Ness 

Super bufala: La famosa foto del mostro di Loch Ness, un falso che fece il giro del mondo

Forse la bufala più famosa al mondo è la mitica foto scattata nel 1934 al mostro di Loch Ness, in Scozia: la foto fece il giro del globo e gli scienziati si precipitarono da ogni luogo per scoprire il mostro. Nulla fu trovato e nel 1994 la bufala fu rivelata, ma il fascino della leggenda è tale che ancora oggi attira a Loch Ness circa un milione di turisti l’anno, che accorrono nella speranza di vedere qualcosa.

Lo scatto al fantasma

Bufala del 1868. Fotografia del tempo con doppia esposizione: una donna è seduta in primo piano e dietro di lei si vede il profilo trasparente di un uomo, come un fantasma

Nel 1868 il fotografo dilettante William H. Mumler scoprì che la tecnica della doppia esposizione permetteva di sovraimporre un’immagine su un’altra foto. In un’epoca in cui spopolava la moda delle sedute spiritiche, Mumler iniziò a vendere foto che scattava e ritoccava con la sua tecnica: accanto al soggetto si intuiva la sagoma (e quindi il fantasma) di un "caro estinto".

L'orma dello yeti

Bufala del 1951 Una foto di un'impronta umanoide nella neve che dovrebbe essere lo yeti, con un piccone messo vicino per sottolinearne la grandezza

Un’altra bufala globale fu la prova fotografica dell’esistenza dello yeti, l’abominevole uomo delle nevi, scattata nel 1951 da un esploratore. Ci furono negli anni innumerevoli avvistamenti – anche lo scalatore Reinhold Messner nel 1986 ne avvistò uno, nel Tibet orientale – ma dopo decenni di esplorazioni e ricerche, gli scienziati nel 2013 dichiararono che la creatura leggendaria era in realtà una sottospecie ibrida di orso polare.

E questa non è una bufala

Per concludere con l’Accademia della Crusca, (Riccardo Cimaglia, cit.): “Si può dire quindi che l’accezione figurata di bufala come ‘notizia falsa’ e ‘produzione artistica di scarso valore’ è relativamente recente e ha sicuramente origine a Roma, anche se è stata registrata solo tardivamente nella lessicografia romanesca”.

E questa non è una bufala.

Francesca Tagliabue
Francesca Tagliabue

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

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