L’olio novello non esiste (ma quello nuovo sì)

L'olio novello non esiste (ma quello nuovo sì)

La dicitura “novello” trae in inganno ed è addirittura sanzionabile. Ma l’olio nuovo esiste sempre e va consumato in fretta.

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Olives and Olive Oil
Sale&Pepe

Secondo l'oleologo Luigi Caricato l'olio nuovo è al sicuro e lo troveremo ogni anno puntuale sugli scaffali con la denominazione più semplice e appropriata, di "olio nuovo". La differenza? Non esiste, spiega Caricato: "Tutti gli oli appena prodotti sono nuovi. Quando vengono confezionati appena prodotti in frantoio si raccomanda di utilizzarli presto, perché altrimenti l'olio nuovo, quando entra a contatto con particelle di acqua e di bucce di oliva in sospensione non filtrate, si può guastare. Gli oli nuovi meglio consumarli in fretta".

Insomma una cosa è il vino novello, che ha un suo perché e un iter completamente differente rispetto al suo parente vino. E una cosa è l’olio novello, dove quell'aggettivo può trarre in inganno e suggerire una tecnica di produzione differente.

Diffidate dunque di pubblicità e scritte che parlano di olio novello, perché si tratta di una dicitura che può trarre in inganno e non per nulla è sanzionabile ai sensi dell'articolo 7 del regolamento comunitario 1169/2011 sull'etichettatura dei prodotti alimentari. Per il vino invece l’insegna “novello” fa riferimento a una precisa tecnica di produzione, ovvero il metodo di vinificazione della macerazione carbonica (che consiste nel mettere grappoli di uva interi per un tempo variabile da qualche ora a più giorni, dentro un serbatoio ermetico saturo di anidride carbonica).

Dunque l’olio nuovo viene prodotto allo stesso modo del restante olio extra vergine, anche se venduto durante le prime settimane di campagna olearia (non filtrato, non decantato e particolarmente torbido). L’erronea dicitura fa riferimento all’olio di recente estrazione, ma non esiste per questo status una vera e propria dicitura riconosciuta. La notizia viene rilanciata dalla la newsletter il salone "Sol & Agrifood" di Veronafiere, dove vengono riportate le interviste agli esperti del comparto artigianale di "Teatronaturale.it".

In sostanza l’unica denominazione accettata per l’olio è quella di extravergine, meritata solo se viene estratto in modo esclusivamente meccanico, se non è soggetto ad alcun tipo di riscaldamento e se il suo grado di acidità e il suo punteggio hanno dei precisi valori. Devono poi essere utilizzate solo olive fresche, di prima qualità, colte e spremute, che non abbiano subito alcun trattamento oltre alla separazione da rametti e foglie, alla centrifugazione e alla filtrazione.

Abbiamo chiesto un parere più approfondito a Luigi Caricato, scrittore e giornalista che ha pubblicato diversi volumi sull’olio di oliva e persino un romanzo, “L’olio della conversione”. Caricato, da vero appassionato e cultore dell’olio, ha coniato addirittura il termine oleologo, categoria della quale fa parte a pieno diritto e spiega bene la frastagliata legislazione in materia: "I consumatori possono stare tranquilli. A ogni olivagione potranno degustare l'olio nuovo, appena franto, che qualche produttore per essere più immediato e calzante nel messaggio chiama olio novello. La dicitura novello, anche se mutuata dal mondo dei vino,  non è in nessun caso paragonabile. Essendo un nome di fantasia che non si contrappone alle diciture merceologiche previste dal legislatore in materia di oli da olive non è in realtà propriamente vietato dalla legge, ma sono pochi i produttori che mettono in commercio bottiglie di olio nuovo. Molti preferiscono apporre un collarino, lasciando l"etichetta libera da riferimenti all'olio novello o all'olio nuovo. Quanto alla sanzionabilità, in Italia tutto è sanzionabile, perché si dà troppo spazio alla libera interpretazione degli organismi di controllo, che sono in tutto nove".

Ma proprio rispetto alla legislazione Caricato fa notare che c’è una certa confusione alla quale vorrebbe rimediare: “Da tempo mi sto impegnando nel lanciare la richiesta di annullare tutta la legislazione attuale sull'olio, perché troppo frastagliata e a volte perfino contraddittoria, così da dare spazio all'ipotesi di un testo legislativo unico, con pochi ma essenziali articoli, testo valido per tutti i Paesi produttori del mondo".

Emanuela Di Pasqua,
22 dicembre 2015

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