Forse non tutti sanno che il famoso compositore era anche un grandissimo appassionato di cucina e gastronomia, un vero e proprio ambasciatore della cucina italiana nel mondo, grazie anche al suo risotto
Come altri grandi compositori italiani, Giuseppe Verdi amava cucinare e mangiare bene, scegliendo in prima persona le materie prime e il personale addetto ai fornelli, dove comunque amava cimentarsi spesso (non solo risotto). Il pasto rappresentava per il grande compositore quasi un rito, da consumarsi preferibilmente in compagnia e a casa. Dove casa era la tenuta di Sant’Agata (frazione di Villanova sull'Arda) ereditata da genitori, piccoli proprietari terrieri e commercianti. Verdi l'amava e vi investì i proventi del suo lavoro fino a possedere una villa con colture, boschi, allevamenti, un mulino e un caseificio, dove produceva un eccellente formaggio “grana”.
Villa Verdi nella Tenuta di Sant'Agata Una passione che trapare anche dalle molte sue lettere che spesso riportano suggerimenti culinari ed enologici, ricette – tra tutte quella che diventerà "il risotto di Giuseppe Verdi" – e aneddoti di cucina. Sebbene producesse vino egli stesso, sia bianco sia rosso, nella sua tenuta, ebbe sempre un debole per il Bordeaux e lo Champagne francesi, sebbene apprezzasse l’Asti “dolce e spumante”.
La pasta gli piaceva e se la faceva inviare da Napoli in grandi quantitativi, dall’amico Cesarino De Sanctis, raccomandandosi che fosse “selezionatissima”. A Parma a fine Ottocento ancora non vi era una grande produzione di pasta industriale e quindi Verdi si faceva spedire dall’amico “vermicelli”, “lunghe fettucce”, “maccheroni grossi” e “mezzani o armelline”, anche “stelline” e “cannellini”. Ma il grande pièce de résistance (il pezzo forte) culinario del compositore era il risotto, per cui era famoso.
Il riso, nella tradizione della sua famiglia, originaria de Le Roncole (frazione di Busseto, provincia di Parma), era consumato e amato in ogni stagione.
Giuseppina Strepponi, cantante lirica di gran parte delle opere di Verdi, sua compagna di vita e seconda moglie, durante il loro lungo viaggio in Russia racconta in una lettera che a Pietroburgo si svolse una vera sfida culinaria tra le tagliatelle della grande attrice di prosa Adelaide Ristori e Giuseppe Verdi, “…che conta eclissarla col risotto, che per verità – così scrive la Strepponi – sa far divinamente”.
Sempre in tema del famoso risotto, Verdi invia (sempre dettandola a Giuseppina Strepponi) la sua ormai celeberrima ricetta – specificando che è per quattro persone – a Camille Du Locle, impresario dell’Opéra di Parigi, che lo aveva assaggiato in precedenza e ne era rimasto conquistato.
Eccola qui di seguito, completa di specifiche in francese. Si intuisce subito come Giuseppe Verdi, nei suoi lunghi anni vissuti a Milano, avesse imparato ad amare, oltre alla Scala, anche il risotto giallo meneghino, fatto con zafferano e midollo.
“Mettete in una casseruola 2 once di burro fresco; 2 once di midollo di bue, o vitello, con un poco di cipolla tagliata. Quando questa abbia preso il rosso mettete nella casseruola 16 once di riso di Piemonte: fate passare a fuoco ardente (rossoler) mischiando spesso con un cucchiaio di legno finché il riso sia abbrustolito ed abbia preso un bel color d’oro. Prendete del brodo bollente, fatto con buona carne e mettetene due o tre mescoli (deux ou trois grandes cuilleres à soupe) nel riso. Quando il fuoco l’avrà a poco a poco asciugato, rimettete poco brodo e sempre fino a perfetta cottura del riso. Avvertite però, che a metà della cottura del riso (ciò sarà dopo un quarto d'ora che il riso sarà nella casseruola) bisognerà mettervi un mezzo bicchiere di vino bianco, naturale e dolce: mettete anche, una dopo l’altra, tre buone manate di formaggio parmigiano grattato rapè. Quando il riso sia quasi completamente cotto, prendete una presa di zafferano che farete sciogliere in un cucchiaio di brodo, gettatelo nel risotto, mischiatelo, e ritiratelo dal fuoco, versatelo nella zuppiera. Avendo dei tartufi, tagliateli ben fini e spargeteli sul risotto a guisa di formaggio. altrimenti mettetevi formaggio solo. Coprite e servite subito”.
Durante la Belle Époque, Henri-Paul Pellaprat, chef fondatore della scuola di cucina francese più famosa, quella del Cordon Bleu, oltre che discepolo del padre della cucina moderna d'Oltralpe, Auguste Escoffier, decise di onorare il grande compositore italiano con un risotto ispirato alla sua terra, con porcini, asparagi piacentini, prosciutto di Parma, formaggio Parmigiano, burro e panna – talvolta del pomodoro concentrato per dare un tocco di rosso. Oggi, realizzato con meno burro e niente panna, è un primo piatto parmense abbastanza diffuso.
Catalogo Flli Ingegnoli, 1896, courtesy of Conoscere Verdi Pare che Verdi sia stato uno dei primi produttori in Italia di cachi: i Fratelli Ingegnoli, proprietari della ditta di giardinaggio fondata nel 1817, furono i primi a importare a Milano quei piccoli alberi dal Giappone (anche se sono originari della Cina). Nel 1888 inviarono una cassettina di cachi a Verdi, a Sant’Agata. Lui, che li aveva già assaggiati nei ristoranti parigini, apprezzò moltissimo; si dice che amasse consumare i cachi a fine pasto, irrorati di champagne Moët & Chandon.
Verdi visto da Delfico,1860 L’abile caricaturista abruzzese Melchiorre De Filippis Delfico (1825-1895) mise in caricatura personaggi celebri del proprio tempo: fu anche un compositore musicale, un cantante lirico, un pittore e un poeta. Era molto legato a Giuseppe Verdi, cui dedicò più di cento caricature e bozzetti.
Le celebri figurine Liebig hanno dedicato diverse serie a Giuseppe Verdi e alle sue opere liriche tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
Il compositore apparve sulla banconota italiana da mille lire – uno dei pochi tagli che è stato stampato sia negli anni della monarchia (1861-1946) sia in quelli della repubblica italiana – tra gli anni 1960 e i primi anni 1980.
Francesca Tagliabue
marzo 2026
Illustrazioni courtesy of Conoscere Verdi, il sito