La strana storia di pesce siluro e granchio blu
Gli avvistamenti di alieni continuano a crescere, anche in Italia. Ma non si tratta di extraterrestri bensì degli esemplari delle oltre 3.800 specie alloctone che, secondo i dati Ispra, sono “immigrate” nel nostro paese, anche a causa della globalizzazione dei commerci e dei cambiamenti climatici. Dalla triglia del Mar Rosso ormai di casa a Lampedusa sino alle nutrie comuni gran parte della pianura padana, dall’ailanto che cresce ai bordi delle strade ai parrocchetti ormai usuali nei parchi romani.
Il 15% di queste specie aliene è considerato invasivo poiché causa impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi locali e, spesso, anche sulla salute e le attività umane. Un problema enorme che richiede soluzioni complesse, spesso ancora allo studio e non ancora definitive. Ma in alcuni casi quest’emergenza ambientale è stata trasformata in una risorsa utile. Anche grazie alla cucina. Eccone un paio.
Presente in Italia già dalla metà del ‘900, il granchio blu (Callinectes sapidus) è però diventato popolare solo nel 2023 quando la sua eccezionale proliferazione nelle acque del delta del Po e dell’alto Adriatico ha generato tanti problemi, a cominciare dall’azzeramento delle produzioni di vongole e cozze nel Polesine per proseguire con l’aumento dei costi di cattura e di smaltimento.
La grande quantità di granchio blu pescato nell’area lagunare ha spinto anche a individuare nuove strade per valorizzarlo:
Dal 2025 ne è stata avviata la lavorazione in uno stabilimento di Porto Tolle per esportarlo verso mercati internazionali dove il granchio blu è molto apprezzato in cucina, come Stati Uniti, Sri Lanka e Corea del sud.
Mentre anche i ristoratori italiani iniziano a proporlo in cucina, alcune aziende alimentari ne hanno fatto la caratteristica distintiva di nuovi prodotti, come la pasta ripiena Artusi, la polpa di granchio Le Mareviglie e anche il sugo, le polpette e la crema Blueat.
Da pochi mesi si è aperto un altro filone interessante: l’uso nel petfood, per cui il granchio blu rappresenta un ingrediente saporito, di buon valore nutrizionale e altamente digeribile.
Grazie al progetto RiPesca, il granchio blu è stato trasformato in una farina proteica e sostenibile utilizzata nella ricetta di un paté per gatti venduto con il brand Forza10.
Il siluro (Silurus glanis) è un pesce di grande taglia (può arrivare a 2,5 metri di lunghezza e a 200 kg di peso), originario dell'Europa nord-orientale, che è arrivato in Italia per la pesca sportiva ma che poi si è ambientato molto bene nei nostri fiumi. Generando un grave problema: siccome è un predatore vorace ed è molto prolifico, ha provocato la decimazione di tutte le specie di pesci e uccelli, deteriorando gravemente l’ecosistema fluviale.
Quest’invasore alieno, però, si può rivelare anche una risorsa in cucina, come avviene nell’Europa orientale dove a essere apprezzate sono soprattutto gli esemplari piccoli (sotto i 2 kg), che hanno carni sode e con poche lische. Come alternativa sostenibile al pesce d’importazione, il siluro viene anche allevato.
Un esempio virtuoso è Solos, che ha avviato in Alto Adige un impianto di acquaponica a ciclo chiuso ed emissioni zero, che combina la coltivazione fuori suolo di vegetali (come insalate e basilico) con l’allevamento ittico. In questa struttura:
Gli esemplari di pesci siluro (ma anche di pesce gatto e persico trota) crescono in un ambiente a zero stress e senza uso di antibiotici.
Vengono nutriti con mangimi ottenuti da insetti allevati localmente.
La qualità dell’acqua è assicurata dalle migliaia di piante coltivate che la filtrano e la purificano in continuo.
Gli scarti metabolici dell’allevamento ittico passano in un biofiltro che li trasforma in nitrati per nutrire in modo sostenibile le piante, coltivate senza fertilizzanti chimici e risparmiando fino al 90% di acqua.
Manuela Soressi,
febbraio 2026
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi