Al Museo della Scienza di Milano, NaturaSì e Giovanni Storti spiegano perché il "giusto prezzo" dell’agricoltura biologica e biodinamica è l'unica vera assicurazione per la salute dell’uomo e dell’ambiente
L'altro giorno siamo usciti dal Museo della Scienza di Milano con un finocchio in mano. Uno vero, profumato, bianco appena striato di verde. A consegnarcelo è stato Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì. L'umile ortaggio non era un semplice oggetto di scena, ma il testimone di un incontro dedicato a un tema delicato: il valore reale di ciò che mangiamo. A tenere le fila del discorso, tra scienziati e agricoltori, c’era la consapevole ironia di Giovanni Storti (il Giovanni di Aldo, Giovanni e Giacomo), oggi sempre più appassionato ambientalista e attivista impegnato nella tutela della biodiversità.
Quel finocchio, insieme ai suoi compagni di cassetta, è diventato il pretesto per spiegare che dietro ogni morso c’è un sistema che respira. Il nesso è semplice: se non capiamo che il cibo è il risultato di un ecosistema vivo, continueremo a scegliere in base al centesimo risparmiato, ignorando il disastro che si nasconde dietro un prezzo troppo basso.
Giovanni Storti e Fabio Brescacin "Questo finocchio è il risultato di qualcuno che ha deciso di non avvelenare il mondo", racconta Giovanni Storti. Perché il cibo sano nasce solo da una terra sana, dall'attenzione all'acqua e al suolo. "Ma quale biodiversità? Questa è vita!", esclama Giovanni. "Negli anni '80 hanno iniziato a cambiare le parole per edulcorare i concetti e confonderci. Se sparisce un insetto, se si secca un fiume, sta sparendo la vita, non un capitolo da manuale". Ogni pianta salvata è un pezzo di futuro che resta con noi.
Per Fabio Brescacin quel finocchio ha un'identità precisa. Non è una "commodity" da borsa merci, è un patto. "Produrlo costa 1,25 €. Ma noi all'agricoltore ne diamo 1,80 €. Quei 55 centesimi di differenza sono il nostro investimento per tutelare i veri custodi dell'ambiente", spiega Brescacin. Un impegno di sopravvivenza collettiva per far sì che l'agricoltore non sia costretto a "mollare" per mancanza di reddito.
*il prezzo tiene conto di tutte le voci di produzione "La situazione è critica: la popolazione aumenta, il clima cambia e le terre vengono abbandonate", spiega Brescacin. "Dal dopoguerra a oggi, l’Italia ha perso il 50% dei terreni coltivabili. Spesso i figli dei contadini sono spinti a fare altro perché l’agricoltura non garantisce dignità". La nuova campagna di NaturaSì è dunque un atto culturale: nei negozi, accanto al prezzo del finocchio, verrà indicato chiaramente quanto va al produttore e cosa serve per coprire la cura del paesaggio. È l’evoluzione del percorso sul coinvolgimento dei consumatori e sulla trasparenza iniziato nel 2025: oggi è un preciso impegno per il futuro.
Il Professor Francesco Marangon, economista presso l'Università di Udine, ha tradotto l'emozione in dati economici: ogni anno la natura italiana ci regala benefici per oltre 71 miliardi di euro. Sono i cosiddetti "servizi ecosistemici": l'impollinazione, la purificazione delle acque, la rigenerazione naturale del terreno. Servizi gratuiti che però hanno bisogno di custodi umani. Se paghiamo il cibo troppo poco, stiamo chiedendo all'ambiente di pagare il conto per noi, sotto forma di inquinamento, dissesto idrogeologico e malattie.
A dare un volto a questa resistenza agricola sono stati Marta Galimberti e Andrea Ferrarini. Marta, di Cascina Bagaggera, lavora a due passi dalla metropoli milanese: "Dobbiamo smettere di chiamarla solo 'terra'. Chiamiamolo suolo: è un organismo che respira. Sotto i nostri piedi c'è più vita che sopra". Marta ha raccontato la sfida di veder rinascere un terreno duro grazie al pascolo razionale delle sue capre: spostandole ogni giorno, il suolo non viene compattato ma nutrito. Le fa eco Andrea Ferrarini, la prova vivente che il biologico è una tecnologia del futuro. Nel 1996 scelse il bio per guarire se stesso dalle intolleranze ai pesticidi; oggi i suoi campi di Mirandola resistono dove il convenzionale fallisce. Mentre chi usa chimica vede le rese crollare con il clima estremo, i terreni di Andrea tengono grazie alla rotazione e alla cura della sostanza organica, che funge da spugna: trattiene l'acqua nelle alluvioni e la rilascia durante la siccità. "I miei terreni hanno memoria. Restano elastici e sani mentre fuori tutto brucia o annega".
In chiusura, Brescacin ha citato Nelson Mandela: "Tutto sembra impossibile finché non viene fatto". Cambiare il sistema agricolo sembra un’utopia, ma è una sfida che si vince restando in campo ogni giorno. Noi, questa volta, il finocchio ce lo siamo portato a casa gratis. Anzi con un valore aggiunto: la consapevolezza che il futuro della terra passa anche dalle nostre piccole scelte quotidiane. Pagare il giusto prezzo non è solo un atto d'acquisto, è il valore che diamo alla vita.
Redazione di Sale&Pepe
marzo 2026