Via dal freddo e dal grigio: in quest’angolo di Veneto vi aspettano acque bollenti, colli “tiepidi”, specialità genuine e buona cucina
D’inverno i Colli Euganei hanno un fascino speciale, fatto di vapori, piaceri e ritmi slow. E offrono esperienze indimenticabili, come il bagno en plein air nelle acque calde del bacino termale più grande d’Europa. Acque che hanno impiegato una trentina di anni per scendere dai Monti Lessini e percorrere un centinaio di chilometri nel sottosuolo, arricchendosi di sali minerali. E che finiscono per risalire in superficie nella tranquilla campagna attorno a Abano, Montegrotto e Galzignano. Qui le acque sgorgano spontanee e bollenti (superano anche gli 80°C) e i loro vapori si alzano fitti dalla terra, offrendo uno spettacolo davvero magico.
E se la pianura è fredda e umida, mano a mano che si sale sui Colli Euganei il clima si fa più dolce e il fenomeno dell’inversione termica si fa apprezzare. Sì perché la nebbia e il freddo restano intrappolati in pianura, mentre i versanti dei Colli Euganei si godono l’aria pulita, il sole e le temperature più miti. E questo crea lo spettacolo del “mare di nebbia” da ammirare dall’alto mentre si cammina tra i castagni centenari per arrivare al giardino botanico di Casa Marina, sul Monte Venda, da cui nei giorni sereni si scorge persino il campanile di San Marco a Venezia.
Il modo migliore per esplorare questa terra è seguire la Strada del vino dei Colli Euganei costellata di antiche ville costruite da nobili veneziani, di borghi medioevali e di giardini monumentali e… (ovviamente) anche di soste gourmet, dove assaggiare e acquistare le specialità di questo generoso territorio. Benessere alle terme, relax nel verde, buona cucina e shopping a Km.0: è l’infallibile ricetta con cui i Colli Euganei si rivelano la meta ideale nella stagione fredda e ci fanno riappacificare anche con i mesi invernali.
Ecco 10 esperienze da provare. Adesso.
Abbazia di Praglia Si parte dai centri termali, con le bici elettriche messe a disposizione dagli hotel (come il Galzignano Resort Terme & Golf) e via... si va alla scoperta di questo fazzoletto di terra, vegliato dai dolci profili dei Colli Euganei, che ne disegnano l’orizzonte e culminano nei 600 metri di altitudine del Monte Venda. Che abbiano una silhouette morbida e arrotondata o siano aspri e conici, sono il “souvenir” di eruzioni vulcaniche sottomarine avvenute tra 30 e 40 milioni di anni fa. Andare su e giù per questi colli significa rilassarsi tra boschi di querce e di castagni, tra prati e piante da frutto (come mandorli, fichi e peschi), e costeggiare ampi terrazzamenti con vigneti e uliveti. Qui la flora alpina convive con la macchia mediterranea. Se il fico d’india, le agavi e le ginestre crescono a fianco del ginepro, del ciliegio e della ruta patavina lo si deve al clima mite, al benefico influsso dell’Adriatico e alla varietà dei terreni vulcanici.
Ma anche alla difesa di questo scrigno di biodiversità. I Colli Euganei sono stati il primo territorio tutelato in Italia, nel 1971, e con il passare degli anni sono diventati prima Parco regionale e poi Riserva della biosfera Mab Unesco. Questo ha evitato che fossero sfruttati come cave, li ha difesi dalla speculazione e ha “cristallizzato” un paesaggio morbido e rasserenante, che si fa scoprire con grande piacevolezza.
Si può scegliere tra i percorsi che salgono in quota, attraversando castagneti e costeggiando vigneti e uliveti, e quelli che restano in pianura, e permettono di scoprire belle ville, imponenti castelli e antichi conventi, come l’Abbazia di Praglia, che continua a produrre vini pregiati e prodotti a base di erbe, portando avanti una cultura agricola millenaria. Da non mancare il MuCE, il Museo dei Coli Euganei a Galzignano terme (via Filzi 4, www.museodeicollieuganei.it), che racconta la storia di questo territorio unico in modo coinvolgente e multisensoriale, e che si è trasformato in un museo diffuso, integrandosi con una decina di sentieri storici (anche con percorsi inclusivi) che si snodano tra contrade, valli e colline.
Sui Colli Euganei si va letteralmente in brodo di giuggiole perché qui è di casa questo liquore tanto dolce e vellutato da mandare in estasi, soprattutto se lo si abbina con un’ottima cioccolata fondente o con dei formaggi stagionati. Ma è sorprendente anche su gelati e macedonie. Famoso sin dai tempi della corte dei Gonzaga, il brodo di giuggiole è un acquisto immancabile per chi si reca nella zona dei Colli Euganei.
Ma occorre scegliere con attenzione quello che rispetta la ricetta originale, valorizzando le giuggiole locali e senza ricorrere a zuccheri e aromi. L’azienda agricola Scarpon (via Fonteghe 27, Arquà Petrarca, www.brododiarquapetrarca.it/) produce L’Unico Brodo di Arquà Petrarca a base di infuso di giuggiole, le confetture di giuggiole e il raro miele di giuggiolo. Realizza anche sottoli, sottaceti, confetture, frutta sotto spirito e liquori (tra cui l’infuso di erbe officinali Estregone) tutti fatti a mano con frutta, erbe e verdure locali, coltivate in proprio o selvatiche.
È la “corte” a dominare la cucina euganea, dove il pollame si accompagna alle primizie della campagna (come le erbette selvatiche, i tartufi neri e i funghi), alla pasta fresca e alla polenta, con un’attenzione speciale al rispetto delle materie prime di stagione. Una sensibilità che affonda le sue radici nella sapienza contadina e che oggi rappresenta un approccio più attuale che mai.
E anche anti-monotonia perché ogni ricetta porta i suoi frutti e i suoi sapori: dai funghi autunnali al radicchio invernale agli asparagi primaverili alle ciliegie estive. Non mancano, comunque, degli evergreen. Come la carne alla brace, la polenta e la gallina padovana, caratterizzata dal grande ciuffo, e garantita dalla Comunità del cibo Le terre dei carraresi e delle città murate.
Il ristorante dove provarla è La Montanella ad Arquà Petrarca (via dei Carraresi 9, www.montanella.it), dove locale di lunga tradizione, gestito con passione da oltre 60 anni dalla famiglia Borin che propone un le ricette tipiche dei Colli Euganei, come il risotto alla quaglia e il piccione torresano (ripieno e cotto in forno). Un’altra tipicità della cucina euganei sono i bigoli al torchio, la pasta fresca fatta solo con uova e farina di grano tenero, e tirata a mano che prende nome dall’utensile con cui la si prepara.
Il ristorante Il Bigolaro di Galzignano Terme (via Regazzoni Bassa 19, www.albigolaro.it) ne ha fatto il suo punto forte. Li realizza in casa ogni giorno e li condisce in tanti modi: dai sughi tradizionali, come il ragù di cortile, il sugo d’anatra o la tipica versione “in salsa”, con acciughe e cipolla, fino alle ricette più note, come l’amatriciana. Tra gli altri primi piatti spiccano gli gnocchi e le pappardelle fatti in casa e i risotti con le verdure di stagione. Coniglio alle erbe, stinco di maiale, cinghiale e carne ai ferri cotta sulle braci del grande focolare completano il menu, insieme al tradizionale piccione torresano.
La famiglia Callegaro lavora le olive da tre generazioni e nel suo frantoio Evo del Borgo di Arquà Petrarca valorizza al meglio la tradizione olearia locale. A partire dall’olio extravergine Vulcanico, che vanta la Dop Veneto Euganei e Berici, per continuare con l’esclusivo Moonlight, ottenuto da olive raccolte solo di notte, sotto la luna piena, e prodotto in quantità limitata. Nella bottega annessa al frantoio (via Fonteghe 17, www.evodelborgo.com) si possono acquistare altri prodotti tipici che “nascono” negli uliveti, come il liquore alle foglie di ulivo Oleum e la linea di cosmetici a base di olio evo, perfetti per chi ama prendersi cura della propria bellezza in modo naturale.
A scuola ce l’hanno sempre presentato come il cantore dell’amore lirico. Ma visitarne la casa-museo ad Arquà Petrarca, il borgo dove il poeta toscano decise di passare l’ultima parte della sua vita, ce ne offre un ritratto diverso. Quello di un uomo che amava la vita rurale e la natura, tanto da essere un appassionato coltivatore di frutta e ortaggi e da redigere alcuni scritti di agronomia. La sua casa di Arquà, dove morì nel 1374, lo presenta come un uomo semplice, studioso e dedito alla famiglia.
Ma gli affreschi realizzati 200 anni dopo che ne celebrano l’opera, le “firme” lasciate (anche sulle pareti) da tanti visitatori (tra cui Vittorio Alfieri) e le dediche raccolte nel libro all’uscita ne testimoniano la fama acquisita nei secoli. La casa di Petrarca è a pochi passi dal nucleo alto di Arquà Petrarca, annoverato (giustamente) tra i borghi più belli d’Italia. Stradine acciottolate che salgono sinuose tra le case e le ville antiche facendo da cerniera tra la parte bassa e quella alta del centro abitato, con scorci suggestivi e angoli quieti: Arquà Petrarca conserva con cura e amore la sua atmosfera medioevale.
Per questo, e per il “pellegrinaggio” sui luoghi di Petrarca, è stata amata nei secoli da tanti scrittori. Lo testimoniano le 57 targhe letterarie con le citazioni d’autore collocate sui muri di molti edifici, che offrono sguardi diversi (e spesso curiosi) sul paesaggio circostante. Tanti sono scrittori famosi e “insospettabili” fans dei Colli Euganei (come Mary Shelley) giunti qui sulle orme di Lord Byron. Tappe immancabili della passeggiata sono il monumento sepolcrale di Petrarca (con la sua lunga storia di misteri e l’epitaffio scritto direttamente dal poeta, e poi la Piazza della Fontana, la Loggia dei Vicari e l’intimo Oratorio della Santissima Trinità, con il suo raro paliotto d’altare in cuoio dipinto.
Ma ad Arquà si celebra anche un’altra arte: quella dell’incontro davanti a un bicchiere o a tavola. Sono tanti i locali e le enoteche dove fermarsi per assaporare l’atmosfera rilassata, godersi il dolce paesaggio e gustare le delizie locali, come fanno da sempre i padovani nel fine settimana. Solo i ristoranti sono una quindicina, tra cui spicca per ricercatezza della cucina il Tavern di Arquà (via Scalette 1, www.tavern.it). Non pochi per un borgo con meno di 1800 abitanti!
Dimenticate l’aperitivo con prosecco e olive. Lo Spritz Euganeo servito da Pino Cesarotto all’Enoteca di Arquà Petrarca (via Castello 9, lenotecadiarqua.it) è orgogliosamente diverso e tutto a km.0: tre parti di Fior d’Arancio Moscato Docg e una di bitter home made (dalla ricetta top secret,) più qualche cubetto di ghiaccio e una giuggiola nostrana sotto grappa come guarnizione.
Un tocco perfetto, anche come texture, perché la giuggiola, a differenza degli altri frutti, ha una parte esterna così soda da restare piacevolmente croccante anche quando viene messa sotto alcol. Lo Spritz Euganeo è una proposta leggera e rinfrescante, che si può replicare anche a casa, grazie al kit acquistabile in Enoteca. Per apprezzarlo al meglio va accompagnato con un tagliere di salumi locali, dove non possono mancare la sopressa e il Prosciutto Veneto Dop, accompagnati dal tipico pan schissotto, l’unico pane tradizionale di questa terra dove regna il mais. Anche in cucina.
Il Riccio si mangia. E con molto piacere. Ma solo alla Pasticceria Bacelle (via Roma 62, Galzignano Terme, pasticceriabacelle.it), dov’è nata questa torta soffice, preparata con farina di castagne, riconosciuta come Pat (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) della Regione Veneto. Dal laboratorio artigianale del maestro Lino Bacelle e di suo figlio Nicolò escono tante altre delizie create partendo dalle materie prime d’eccellenza del territorio euganeo, come le insolite meringhe con le giuggiole essiccate e la sorprendente sbrisolona con le ciliegie Deco di Galzignano.
Viene così spesso usato in pasticceria, nelle classiche torte soffici di pasticceria o su dolci al cucchiaio e gelati, da far quasi dimenticare che il maraschino è prima di tutto un distillato, che si fa apprezzare liscio come after-dinner oppure in tanti cocktail. Questo liquore dolce, morbido e aromatico, è il best seller della Luxardo, che lo produce dal 1821, utilizzando le marasche, una varietà di ciliegia coltivata esclusivamente dall’azienda sui Colli Euganei.
Del resto, è proprio cercando un luogo dove ottenere marasche di qualità che i membri di questa famiglia in fuga dalla Dalmazia a causa delle minacce dei sostenitori di Tito, scelsero nel 1947 di fermarsi qui, conquistati dalla generosità della terra e dalla bellezza del paesaggio (come successe già a Petrarca e poi a Goethe, Foscolo e Byron). Dopo aver ricominciato a zero, oggi i Luxardo vendono i loro prodotti in oltre 100 paesi, come racconta l’interessante Museo Luxardo (via Romana 12, Torreglia, www.luxardo.it), dove il racconto multimediale di quest’avventura imprenditoriale ripercorre anche la storia recente dell’Europa. Annessa al museo c’è la bottega dove si possono acquistare tutti i prodotti Luxardo, tra cui il Sangue Morlacco, ottenuto per infusione dal succo delle marasche e battezzato così da Gabriele d’Annunzio.
Nel territorio dei Colli Euganei si producono molti vini Doc e un solo Docg: il Colli Euganei Fior d’Arancio, un bianco elegante caratterizzato da un sontuoso bouquet che ricorda la frutta esotica. Ottenuto per almeno il 95% da Moscato giallo, viene prodotto in tre versioni: spumante (dolce), secco (fermo) o passito. Da qualche tempo sta facendosi conoscere anche il Serprino, un bianco frizzante (ma esiste anche lo spumante), leggero e disinvolto, perfetto per l’aperitivo.
Poi ci sono i tanti rossi, ottenuti dalle uve bordolesi introdotte a metà Ottocento. Per scoprirli da vicino ci si può far guidare dall’enologa Lisa Loreggian, la cui famiglia produce vini dal 1936 (via Mandonego 13, viniloreggian.it). Si possono prenotare diverse wine experience, come degustazioni guidate in cantina, per fare un viaggio sensoriale che abbina i vini a salumi e formaggi locali, oppure pic-nic e passeggiate in vigneto per scoprire come nascono i vini Loreggian.
Difficile credere che una villa tanto maestosa e un parco tanto ampio siano stati costruiti come ex voto. Eppure fu quello che fece il Cardinal Zuane Francesco Barbarigo per ringraziare di essere scampato alla peste del 1630, la stessa raccontata da Alessandro Manzoni nei “Promessi Sposi”. Infatti, al di là della piacevolezza e dei tesori che conserva (molti sono alberi secolari, tra cui spicca il cedro più antico d’Europa, datato 1665), il giardino monumentale di Villa Barbarigo a Valsanzibio (www.valsanzibiogiardino.com/it/) è un vero e proprio luogo simbolico che vuole indicare all'uomo la via della salvezza.
È l’acqua a guidare l’elevazione morale dei visitatori, che vi arrivavano in barca fino al monumentale portone di Diana per poi accedere al parco e al giardino barocco. Da quella stagnante della palude sino ai giochi d’acqua delle fontane (che si attivano anche a tradimento!), l’acqua crea un ambiente molto teatrale che delizia la vista e l’udito e tiene accesi i sensi. Il culmine è il labirinto, composto da un chilometro e mezzo di bossi, dove le scorciatoie conducono a vicoli ciechi (i peccati capitali) costringendo a tornare sui propri passi e a cambiare il proprio comportamento per ritrovare la retta via. Chiaro il messaggio, vero?
Manuela Soressi,
febbraio 2026
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi