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Olive: tempo di raccolta

In tutta Italia, la raccolta delle olive è un momento atteso e celebrato: dal lavoro nelle campagne a quello nei frantoi, per ottenere l’olio nuovo. Un rito a cui si può anche partecipare

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Un tempo si aspettava che le olive fossero ben mature, più nere che verdi, e pronte a staccarsi facilmente dai rami se non già cadute per terra, per ottenere una maggiore resa e un olio più amabile: l’autunno inoltrato era la stagione della raccolta, ma spesso e volentieri si arrivava anche a gennaio. 
Nel corso degli ultimi decenni tante cose sono cambiate nell’olivicoltura, in Italia e non solo: già prima che gli effetti del cambiamento climatico obbligassero ad anticipare la raccolta – che ormai in molte zone comincia già a metà settembre - i produttori più interessati alla qualità che alla quantità avevano iniziato a raccogliere le olive all’inizio della fase di invaiatura (vale a dire quando, con la maturazione, da verdi iniziano a diventare scure), dando il via al lavoro negli uliveti e nei frantoio a ottobre.

La giusta maturazione delle olive denota la qualità dell’olio

una cesta di vimini con olive appena raccolte

Bisogna infatti “indovinare” – naturalmente non a caso – il punto ottimale di maturazione dei frutti per ottenere un olio contraddistinto da note positive di amaro e piccante, vivace e “verde”, ma anche ricco di note fruttate (di olive, appunto) e quei profumi tipicamente varietali che si possono ottenere solo da olive non acerbe, esaltati da una giusta lavorazione. Insomma: la lavorazione delle olive e la loro trasformazione in olio extravergine è sempre più una questione di precisione, decisioni accorte e uso consapevole delle moderne tecnologie di estrazione. Ma ciò non toglie che il rito della raccolta sia ancora un momento profondamente legato alla natura e al lavoro umano, che mantiene una sua autenticità rurale.

Un lavoro che unisce modernità e tradizione

una donna sta raccogliendo le olive dall'albero sopra a una scala

Lunghe scale di legno per arrampicarsi in cima agli alberi a cogliere le olive manualmente dai rami più alti (spesso, a farlo erano le donne), canti in dialetto, celebrazioni comunitarie: sono immagini arcaiche che appartengono a un passato ormai lontano, ma di cui resta traccia soprattutto nel ritrovarsi insieme nei frantoi ad assaggiare l’olio “nuovo”, ottenuto dalle olive appena frante.

Tipi e strumenti di raccolta

Oggi, la raccolta avviene per lo più con l’ausilio di rastrelli o scuotitori meccanici che provocano la caduta delle olive: strumenti moderni ma poco invasivi, che alleviano il lavoro umano e preservano il più possibile l’integrità dei frutti. Anche in Italia, iniziano a diffondersi coltivazioni intensive, dove alberi più piccoli crescono in file ordinate e compatte ma lasciando spazio tra l’una e l’altra per il passaggio di raccoglitori meccanici. Ma in gran parte, gli uliveti italiani tengono ancora traccia degli impianti tradizionali e molte zone – come gli uliveti terrazzati in Liguria, o alle pendici dell’Etna, per fare qualche esempio – richiedono una raccolta quasi interamente manuale.

Le accortezze, dal campo al frantoio

Ci sono poi delle accortezze, fondamentali per la qualità del risultato, che spettano interamente all’uomo: le olive raccolte non vanno ammassate in sacchi o grandi cumuli, come si faceva un tempo, ma vanno distribuite in cassette forate, per evitare che inizino fermentazioni non volute. Le raccomandazioni generali indicano di lavorarle in frantoio entro le 24-48 ore, ma in realtà è consigliabile rimanere entro le 12 ore dalla raccolta, mentre un massimo di 6-8 ore è l’ideale.

Ecco perché, nel periodo di raccolta, il lavoro nei frantoi è frenetico e spesso non si ferma nemmeno di notte: bisogna lavorare le olive al più presto, per ottenerne il meglio.

Arriva l’olio “nuovo”

Il risultato atteso da tutti è l’olio “nuovo”: ricco di profumi, spesso di colore verde intenso, pieno al palato. Anche se alcuni produttori hanno iniziato ad etichettare così l’olio ottenuto dall’ultima raccolta e commercializzato nelle settimane e nei mesi seguenti, non si tratta di una vera e propria tipologia commerciale diversa. L’olio nuovo indica solo che proviene dall’ultima raccolta, e di certo si tratta di un prodotto più fresco. Spesso, però, per enfatizzarne appunto la freschezza e la fragranza, l’olio imbottigliato subito dopo la frangitura non viene filtrato: così, si mantengono intatte le caratteristiche organolettiche e nutrizionali, ma restano anche alcune impercettibili impurità che portano con il tempo al deterioramento dell’extravergine. Ecco perché l’olio “nuovo” andrebbe consumato il prima possibile, spandendolo con generosità su bruschette, insalate e ogni tipo di ricetta, per goderne la freschezza nel suo momento migliore. 

Dopo un paio di mesi dalla raccolta, conviene invece privilegiare prodotti filtrati, che hanno avuto il tempo di armonizzarsi pienamente (soprattutto nel caso dei blend di più varietà) e che idealmente sono conservati nei tini di acciaio sotto azoto e vengono imbottigliati poco per volta, mantenendo integre le proprie caratteristiche.

Partecipare alla raccolta

Per chi volesse partecipare in prima persona alla raccolta, o quanto meno condividere alcuni momenti di questo periodo così intenso e particolare, esistono diverse possibilità. Ecco qualche esempio:

  • Dal 17 ottobre al 15 novembre 2026 giunge alla sua 29esima edizione Frantoi Aperti® in Umbria, evento simbolo dell’oleoturismo in Italia. Grazie al programma messo a punto dall’Associazione Strada dell’olio e.v.o. Dop Umbria, sono tante le opportunità per celebrare il periodo della raccolta e l’arrivo del nuovo olio extravergine di oliva. In cinque week end, numerosi frantoi della regione aprono le proprie porte ai visitatori, per assistere alla lavorazione e assaggiare l’olio appena franto, mentre qualcuno offre anche la possibilità di partecipare alla raccolta. Come ormai di consueto, la manifestazione si apre però al territorio in molti altri modi, coinvolgendo gastronomia, sport, turismo, musica e cultura: dalle passeggiate in bici e trekking naturalistici per grandi e bambini agli itinerari in moto, fino alle tappe della Evo&Art Experience che quest’anno unisce arte, biodiversità e spiritualità nei luoghi francescani più rappresentativi della regione in occasione delle celebrazioni per l’ottavo centenario di San Francesco.

  • Domenica 25 ottobre, in 123 località di 18 regioni italiane torna anche l’appuntamento con la Giornata Nazionale “Camminata tra gli Olivi” organizzata dall’Associazione Città dell’Olio: giunta alla sua decima edizione, quest’anno la manifestazione che invita a passeggiare tra gli olivi unendo natura, benessere e conoscenza del mondo olivicolo ha come tema Radici d’Italia, ogni cultivar una storia da raccontare, in omaggio anche agli 80 anni della Repubblica Italiana. Una diretta unirà in staffetta tutte le località e le comunità dell’olio, celebrando le radici culturali, storiche e paesaggistiche dell’Italia in un racconto collettivo. Le iniziative comprenderanno trekking tra gli oliveti, visite ai frantoi e alle aziende agricole, degustazioni di olio extravergine di oliva e prodotti tipici, attività didattiche per bambini e famiglie, incontri e momenti di approfondimento sulla biodiversità e sulle cultivar locali.

  • In Toscana, nel cuore della Maremma, Fattoria La Maliosa – la bella tenuta guidata da Antonella Manuli, che unisce la produzione sostenibile di olio e vino a forme di turismo esperienziale – propone visite guidate tra vigneti e uliveti, trekking, yoga, degustazioni, passeggiate in bicicletta e soggiorni nelle quattro StarsBOX©: micro-casette in legno immerse nella campagna Toscana. E, fino al 20 dicembre, c’è la "Maliosa Experience" (€29 a persona, su prenotazione) dedicate all’olio nuovo: una sessione di un’ora dedicate alla conoscenza e all’assaggio degli oli aziendali – il blend Aurinia e il cru Caletra, da olive di Leccio del Corno – con la tipica fettunta.

Luciana Squadrilli

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TAG: #olive

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