Red Bull dovrà risarcire chi è rimasto senza ali

Red Bull dovrà risarcire chi è rimasto senza ali

I consumatori americani sostengono che il messaggio pubblicitario della bibita sia ingannevole. Una barzelletta? Niente affatto: ora l’azienda dovrà pagare

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Vi ricordate lo spot della love story tra il cane bassotto e l'alano resa possibile da una Red Bull bevuta al momento giusto?

O quella dei mafiosi che non riescono a mandare la vittima a fondo perché le ali la riportano a galla?

E capita anche a voi, in "certe" occasioni, di ripensare a quel signore sporcato da un piccione che, dopo essersi alzato in volo, si vendica con l'uccello maleducato ripagandolo con lo stesso scherzetto?


Impertinenti, dissacranti, un po' volgari, ma sempre molto, molto ironiche, di recente le pubblicità della Red Bull sono finite in tribunale.

E questa volta si è trattato di una cosa serissima, tanto che l'azienda produttrice della famosa bibita dovrà pagare 13 milioni di dollari di risarcimento.

La ragione del ricorso, presentato da un gruppo di consumatori americani, è che la Red Bull, contrariamente a quanto si afferma con lo slogan, "non mette le ali".

Sembra uno scherzo ma non lo è. L'azione legale ha portato all'attenzione dei giudici come l'iperbole dello spot faccia chiaramente intendere ai consumatori una presunta efficacia della bibita in termini di performance fisiche o mentali, quali il miglioramento della concentrazione o della capacità di reazione.

Tutte promesse disattese, sia a livello di esperienza privata, sia perché mai supportate da studi scientifici. "La pubblicità e il marketing di Red Bull non sono una bravata, ma messaggi ingannevoli e fraudolenti", si dice nel testo redatto dagli avvocati, "infatti non esistono prove che la bibita sia più efficace di un caffè o di un'altra qualsiasi fonte di caffeina, ma l'azienda giustifica il prezzo superiore a questi prodotti dichiarando la Red Bull una fonte di energia".

Non si sa se pentita o semplicemente impaurita dal potere legale dei consumatori americani, l'azienda ha preferito patteggiare subito il risarcimento senza prolungare l'agonia (o vedere il proprio nome precipitare sempre più in basso nel girone delle frodi alimentari).

Così ora Red Bull dovrà pagare un totale di 13 milioni di dollari, distribuiti tra tutti i consumatori che ne faranno richiesta o suddivisi in quote di 10 dollari a testa tra i primi 1.300.000 arrivati. In pochi giorni le domande sono state così tante da mandare in tilt il sito della Red Bull e, se venissero prese tutte in considerazione, non spetterebbero che pochi centesimi a testa.

Ovviamente il rimborso è riservato ai soli consumatori americani.

A noi che viviamo dall'altra parte dell'oceano non resta che stupirci o restare ammirati di tanta inflessibilità e continuare a ridere di gusto guardando e riguardando le vecchie pubblicità di Red Bull caricate dai suoi moltissimi fan su youtube.

Daniela Falsitta,
15 ottobre 2014

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tag: bibite
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