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News ed EventiCultura del ciboBrandacujun: il ritmo del Ponente tra leggenda e olio nuovo

Brandacujun: il ritmo del Ponente tra leggenda e olio nuovo

L’anima della Liguria di scoglio racchiusa nel rito della mantecatura manuale: storia, segreti e la ricetta originale dello stoccafisso "brandato"

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Se esiste un piatto capace di raccontare la Liguria in un solo boccone, quello è il Brandacujun. Dalle osterie che profumano di salsedine nel porto di Genova ai tavoli raffinati dei ristoranti di Ventimiglia, questa preparazione è il vessillo del Ponente. Un piatto che conquista prima per il nome impertinente e poi per quella cremosità rustica che sa di casa e di mare.

L'arte essenziale della mantecatura ligure

Brandacujun

L'arte di mantecare il merluzzo è un fil rouge che unisce l'Europa mediterranea, dal baccalà mantecato veneziano alla brandade provenzale. Ma la versione ligure è un unicum. Se altrove si cede alla tentazione di latte o burro, qui domina l'essenzialità: tutto ruota attorno all’oro giallo da olive taggiasche e alla dolcezza delle patate di montagna. È l'incontro tra la fatica dei marinai e la pazienza dei contadini. Persino Giuseppe Garibaldi pare amasse questo piatto. Si racconta che l’Eroe dei Due Mondi, nizzardo di nascita e ligure nel DNA, preferisse la schiettezza di questa preparazione alle complicate salse della nobiltà piemontese, vedendovi il simbolo culinario della sua terra indomita e preferendolo alla celebre finanziera amata da Cavour.

Cosa significa Brandacujun?

Il nome è già una promessa di vigore. Brandare (dal provenzale brandir, scuotere) descrive il gesto energico necessario a legare gli ingredienti. E il "cujun"? La leggenda vuole che il compito di agitare la pentola fosse affidato al componente meno "brillante" della famiglia: il cujun, appunto. Un’altra versione, decisamente più pittoresca, suggerisce che l'operatore scuotesse la casseruola da seduto, facendola battere ritmicamente contro le proprie zone intime per ottenere la perfetta emulsione.

Stoccafisso o Baccalà? Una scelta di campo

stoccafisso o baccalà?

Per un ligure non ci sono dubbi: il Brandacujun esige lo stoccafisso. Parliamo del merluzzo artico essiccato ai venti gelidi del Nord, che richiede una lunga rinascita in acqua. Il baccalà, conservato sotto sale, ha una sapidità diversa; lo stoccafisso, invece, regala una fibra tenace che, sotto i colpi della mantecatura, si trasforma in una nuvola di sapore.

La ricetta tradizionale

Per scoprire le dosi esatte, la scelta degli ingredienti e il procedimento passo passo per preparare questo piatto a regola d'arte, puoi consultare la nostra ricetta tradizionale del Brandacujun. Conoscere i segreti della versione classica è essenziale per apprezzare l'anima più verace di questa specialità. Tuttavia, un piatto con una storia così ricca è materia viva, capace di ispirare continue interpretazioni. Come in questa versione su una bruschetta.

Evoluzioni contemporanee

Piatto tipico per grattugiare gli alimenti, in questo caso l'aglio

Sebbene la tradizione sia il punto di partenza, oggi gli chef aggiungono il loro tocco contemporaneo.

  • Il brodo di cottura: accanto alla scelta classica di cuocere lo stoccafisso in acqua non salata, si fanno strada sperimentazioni di cotture in brodi vegetali molto leggeri, arricchiti con cipolla bionda ed erbe aromatiche delicate.
  • Gli agrumi e l'uovo: c'è chi unisce una grattugiata di scorza di limone non trattato alla fine, perché la freschezza esalta la nota burrosa dell'olio taggiasco; altri aggiungono un rosso d'uovo sodo setacciato per aumentare la cremosità e accendere il colore del piatto.
  • Le erbe aromatiche: si sperimentano abbinamenti che sostituiscono il classico prezzemolo con il cerfoglio, l'aneto, la santoreggia o altre varietà spontanee e balsamiche della macchia mediterranea.
  • La scelta dell'aglio: se la tradizione esige l'eccellenza locale dell'aglio di Vessalico, nelle preparazioni gourmet si fa strada l'uso dell’erba cipollina o della Tulbaghia (un fiore edule dal delicato sentore agliaceo), introdotte per superare i problemi di digeribilità senza rinunciare al carattere del piatto.
  • Il gioco delle consistenze: sulle patate si apre un vero mare magnum. Si spazia dalle patate rosse o viola fino a insolite versioni autunnali dove la zucca prende il posto (in tutto o in parte) delle patate, creando un intrigante contrasto dolce-sapido.

Nota sul prezzo: un Brandacujun con rapporto 1:3 (molta patata) è più economico; la versione dei puristi oscilla tra il 2:1 e il 3:1 (netta prevalenza di stoccafisso). Questa differenza spiega il posizionamento di prezzo nei menu, ma regala un'intensità di sapore che è pura poesia del mare.

Un patrimonio condiviso: identità regionale e "falsi amici"

brandacujun impiattato in due versioni

A differenza di altri piatti iconici liguri (come la Sardenaira di Sanremo o la Stroscia di Pietrabruna), il Brandacujun non ha una singola De.Co. (Denominazione Comunale) legata a un solo comune. È un P.A.T. (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) che appartiene a tutta la Liguria. Questa mancanza di una "blindatura" municipale permette a ogni chef della Riviera dei Fiori e delle sue valli di rivendicarne con orgoglio la propria variante.
Spesso lo si confonde con altri illustri piatti del territorio che hanno invece ottenuto riconoscimenti specifici:

  • Lo Stoccafisso alla "baucogna" ovvero alla badalucchese: ha una forte identità comunale a Badalucco (IM), ma si tratta di una preparazione in umido (lunga cottura con pinoli, noci, nocciole, funghi secchi e olive), ben diversa dalla mantecatura a secco del Brandacujun.
  • La Buridda di Stoccafisso: indica una densa zuppa di pesce spezzettato arricchita da un ricco sugo al pomodoro e piselli, tipica della tradizione di Genova e Savona.
  • Lo Stoccafisso in Zimino: una tecnica di cottura che sposa il pesce con le verdure a foglia dell'orto. Lo stoccafisso viene tagliato a tocchetti e stufato direttamente insieme alle bietoline da taglio o agli spinaci.

La guida ai ristoranti

Brandacujun impiattato con delle fette di pane e decorato con un pomodorino, un oliva e una foglia di menta

Trattandosi di insegne storiche o d'alta cucina, spesso molto frequentate o con un numero limitato di coperti, si consiglia la prenotazione specialmente per i servizi estivi e del fine settimana.

  • La Brinca (Ne, GE)
    Pur trovandosi nel Levante, la famiglia Circella è celebre per la profonda ricerca storica sulla cucina ligure. Il loro Brandacujun nobilita un piatto povero trasformandolo in un'esperienza gourmet senza mai tradirne l'anima contadina.
    Dove: Via Campo di Ne, 58, Ne (GE), telefono: 0185 337480
  • Osteria La Pescheria degli Artisti (Albissola Marina, SV)
    Situata sulla celebre passeggiata decorata dai grandi artisti del '900, l'osteria propone il Brandacujun come colonna portante degli antipasti. La loro variante si distingue per l'aggiunta di porri che rende la mantecatura più dolce, rotonda e vellutata.
    Dove: Via Isola, Corso Bigliati, 82, Albissola Marina (SV), telefono: 346 831 0930
  • Hostaria del Viale (Albenga, SV)
    Ristorante d'impronta tradizionale che punta tutto sulle eccellenze della piana ingauna. La loro versione è celebre per l'uso delle patate di Castelbianco (dalla polpa soda) e dell'olio extravergine locale, offrendo un perfetto connubio a chilometro zero.
    Dove: Viale Martiri della Libertà, 54, Albenga (SV), telefono: 320 661 3751
  • Osteria Cian de Bià (Badalucco, IM)
    Badalucco è il "paese dello stoccafisso" e questa osteria ne è l'ambasciatrice. Il loro Brandacujun segue la stretta tradizione della Valle Argentina: un piatto di resistenza e identità dal sapore verace, schietto e intenso.
    Dove: Via Silvio Pellico, 14, Badalucco (IM), telefono: 320 662 2079
  • Paolo e Barbara (Sanremo, IM)
    Tempio indiscusso della ristorazione ponentina, questa storica insegna propone una straordinaria versione gourmet del Brandacujun. Lo chef trasforma il piatto della tradizione in un'opera d'arte contemporanea che gioca sulla purezza millimetrica delle consistenze del merluzzo, valorizzando le materie prime locali e l'olio nuovo di frantoio.
    Dove: Via Roma, 47, Sanremo (IM), telefono: 0184 531653
  • Ristorante Ü Cian (Isolabona, IM)
    Immerso nel verde della suggestiva Val Nervia, lo chef Davide Rebaudo dà vita a una versione incredibilmente gustosa ed elegante del Brandacujun. Con rispetto per le radici ma piglio moderno, il piatto bilancia una mantecatura leggera ed elegantemente vellutata a un profilo aromatico intenso che profuma delle alture dell'entroterra ligure.
    Dove: Via Roma, 271, Isolabona (IM), telefono: 0184 208143
Claudio Porchia
Claudio Porchia

Claudio Porchia è giornalista e collabora con riviste e quotidiani, affiancando alla scrittura il lavoro con case editrici, la cura di siti internet e l’ideazione di eventi culturali. Si occupa in particolare di gastronomia e storia dell’alimentazione, temi che attraversano anche le sue ricerche e i documentari dedicati al Ponente ligure, territorio che racconta da anni attraverso il cibo e la cultura. Come autore ha pubblicato numerosi libri con diverse case editrici. Dal 2014 è presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza e dal 2015 cura la Guida dei Ristoranti della Tavolozza. Sempre dal 2015 coordina il premio Libri da Gustare, oggi alla XXVIII edizione, e partecipa come relatore e conduttore a festival e rassegne letterarie in tutta Italia. Dal 2017 è direttore artistico del Festival Nazionale della Cucina con i Fiori. Svolge inoltre attività di formazione, con corsi dedicati alla comunicazione nella ristorazione e all’accoglienza, ed è docente di percorsi specifici sull’utilizzo dei fiori eduli in cucina. Fa parte dell’Associazione Narratori del Gusto e, come storyteller, organizza serate e rassegne gastronomiche a tema.

Claudio Porchia è giornalista e collabora con riviste e quotidiani, affiancando alla scrittura il lavoro con case editrici, la cura di siti internet e l’ideazione di eventi culturali. Si occupa in particolare di gastronomia e storia dell’alimentazione, temi che attraversano anche le sue ricerche e i documentari dedicati al Ponente ligure, territorio che racconta da anni attraverso il cibo e la cultura. Come autore ha pubblicato numerosi libri con diverse case editrici. Dal 2014 è presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza e dal 2015 cura la Guida dei Ristoranti della Tavolozza. Sempre dal 2015 coordina il premio Libri da Gustare, oggi alla XXVIII edizione, e partecipa come relatore e conduttore a festival e rassegne letterarie in tutta Italia. Dal 2017 è direttore artistico del Festival Nazionale della Cucina con i Fiori. Svolge inoltre attività di formazione, con corsi dedicati alla comunicazione nella ristorazione e all’accoglienza, ed è docente di percorsi specifici sull’utilizzo dei fiori eduli in cucina. Fa parte dell’Associazione Narratori del Gusto e, come storyteller, organizza serate e rassegne gastronomiche a tema.

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