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News ed EventiPiaceriCucina Bianca, il tesoro silenzioso che unisce la Liguria e il Piemonte con la Francia

Cucina Bianca, il tesoro silenzioso che unisce la Liguria e il Piemonte con la Francia

Un viaggio tra borghi alpini, sapori di transumanza e tradizioni millenarie

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Tra le pieghe più alte e meno battute delle Alpi Marittime e Liguri esiste una cucina che non ama apparire, ma che racconta come poche il rapporto profondo tra l’uomo e la montagna. È la Cucina Bianca, una tradizione gastronomica essenziale e sorprendente, nata lungo i sentieri della transumanza e custodita ancora oggi nei piccoli borghi dell’entroterra ligure e piemontese.

Una cucina senza colori

Bianca non per scelta estetica, ma per necessità. Bianca come i pascoli d’inverno, come la farina, il latte, le patate, le erbe spontanee raccolte lungo i cammini. Una cucina senza colori accesi, senza pomodoro né spezie lontane, con pochissimo olio, un tempo considerato un bene raro, quasi medicinale, e con piatti pensati per nutrire e sostenere chi viveva in territori duri e scoscesi. Pastori, contadini, famiglie intere che affidavano a un unico piatto caldo l’energia per affrontare la giornata.

La geografia della Cucina Bianca

La geografia della Cucina Bianca è un mosaico di comunità unite più dalla montagna che dai confini: Mendatica e Montegrosso Pian Latte Cosio d’Arroscia, Pornassio, Triora in Liguria e poi oltreconfine La Brigue, nelle Alpi Marittime francesi, e Briga Alta nel Cuneese. In questo contesto, le donne sono state le vere custodi del sapere culinario: con pochi ingredienti e grande ingegno hanno dato forma a ricette che ancora oggi raccontano il territorio con una delicatezza sorprendente. Piatti nati dalla necessità, diventati cultura, simbolo di sostenibilità, di agricoltura d’altura, di rispetto delle risorse. E sta vivendo una nuova stagione di attenzione grazie a ristoranti, borghi e feste popolari che la celebrano, soprattutto in occasione della transumanza di fine estate.

I piatti imperdibili della Cucina Bianca

Chiamarla “cucina povera” sarebbe riduttivo. La Cucina Bianca è una cucina essenziale, capace di esaltare la materia prima locale con eleganza e profondità. Alcuni piatti ne rappresentano l’anima più autentica.

Sugeli, gli gnocchetti del pastore

Sono forse il simbolo assoluto di questa tradizione: piccole conchiglie di farina e acqua, modellate con il tipico corpu de diu. Nascono nelle malghe, dove serviva qualcosa di semplice ma nutriente. Il condimento tradizionale è una salsa bianca a base di brusso, formaggio fermentato dal carattere deciso. I sugeli attraversano tutto l’areale del Monte Saccarello, dalle terre brigasche alle valli occitane del Cuneese.

Streppa e Caccia Là, la cucina dell’urgenza

Una versione ancora più spartana dei sugeli, nata quando il tempo e lo spazio erano limitati. La pasta viene “strappata” a mano e gettata direttamente nell’acqua bollente insieme a cavolo, rape e patate. Un piatto diretto, senza mediazioni, figlio della vita in alpeggio.

Turle, ravioli di montagna

Grandi ravioli ripieni di patate e menta, conditi con panna fresca, aglio o porro e nocciole tostate. Esiste anche una versione fritta, un tempo protagonista delle feste contadine.

Raviore, la sinfonia delle erbe spontanee

Piatto identitario di Montegrosso Pian Latte, le raviore racchiudono un ripieno ricchissimo di erbe selvatiche: erba amara, erba luisa, engrari, menta, ortiche e molto altro. Una cucina che non spreca nulla e valorizza tutto ciò che la montagna offre. Un filo d’olio extravergine ne esalta i profumi. A Cosio d’Arroscia ne esiste anche una suggestiva versione cotta sulla piastra.

Brodu d’erbe amare

Una minestra leggera ma nutriente, preparata con erba amara tritata e uovo sbattuto. Un tempo era considerata quasi medicinale, grazie alle sue proprietà digestive.

Patate in là foglia

Sformato di patate, porri e latte, cotto nella foglia, una teglia infarinata. Diffusissimo in tutto il Monte Saccarello, è una specialità del borgo di Piaggia.

Turta de patate

La “torta bianca” della tradizione: patate, cipolla, latte e verdure di stagione racchiusi in un impasto semplice e cotti nel forno a legna. Nell’area brigasca è conosciuta come patatusa o tantriforusa.

Aglio o Agliè

Salsa rustica, parente alpina dell’aioli provenzale, a base di patate e molto aglio. Un tempo accompagnava lumache e carni bollite, oggi è riscoperta come crema aromatica e versatile.

Pan Fritu, la merenda della festa del pane

Quando si infornava il pane, una parte dell’impasto veniva conservata come lievito madre; un’altra veniva fritta e mangiata calda, con sale o zucchero. Un gesto semplice, di straordinaria bontà.

Itinerario: dalle malghe della Valle Arroscia alle osterie dell’entroterra fino a Badalucco e Pigna

Per i viaggiatori del gusto proponiamo un itinerario per riscoprire sapori autentici che rischiano di scomparire scoprire ed una storia gastronomica che merita di essere gustata, conosciuta e tramandata. La Cucina Bianca non è soltanto un insieme di ricette, ma il racconto di un territorio e delle sue relazioni: i pascoli, le valli interne dell’entroterra ligure, le vie di collegamento tra borghi. Una narrazione che si snoda dai paesi alpini alle osterie di valle, fino alle tavole dove la tradizione continua a reinventarsi con misura e consapevolezza. Per scoprirne i sapori proponiamo un itinerario che attraversa Cosio d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte e Triora, tocca la media Valle Argentina con Badalucco e si conclude in Val Nervia, a Pigna, luogo di sintesi e di chiusura naturale del percorso.

Cosio d’Arroscia - Ristorante Cadò

Cosio d’Arroscia rappresenta l’ingresso alla Cucina Bianca: farine, patate, verdure, erbe spontanee, latticini. Qui la cucina è ancora quotidiana e domestica, profondamente legata all’orto e alla stagionalità, espressione diretta di un’economia di valle.

Dove mangiare: Ristorante Cadò, indirizzo di cucina di territorio, con primi e piatti vegetali che raccontano la valle senza mediazioni.

Mendatica - Osteria del Rododendro

Ci spostiamo a Mendatica, il centro simbolico della Cucina Bianca. Borgo di pastori e transumanze, ha trasformato una necessità storica in patrimonio identitario condiviso. I piatti sono codici comuni, riconoscibili: turle di patate e menta, streppa e caccia là, patate in ta foglia. Proseguendo la strada troviamo il caratteristico borgo in pietra di Montegrosso Pian Latte, che rappresenta l’incontro tra Cucina Bianca e trattoria contemporanea. Qui la tradizione non diventa mai folklore: raviore, sugeli e brodi di erbe amare sono proposti con misura, rispetto della materia prima e rigore.

Dove mangiare: Osteria del Rododendro, una delle tavole più coerenti lungo la Strada, punto di riferimento per chi cerca autenticità senza nostalgie.

Triora - L’Erba Gatta

A Triora la Cucina Bianca si contamina con la tradizione brigasca e occitana. È il territorio del bruss (o brusso), ricotta fermentata dal carattere deciso, protagonista dei sugeli più identitari. Qui la cucina racconta la frontiera, l’incontro tra culture e la necessità di conservare e trasformare.

Dove mangiare: L’Erba Gatta, che propone una lettura rispettosa e consapevole della tradizione locale.

Badalucco - Le Macine del Confluente

Prima di raggiungere Pigna, una tappa significativa è Badalucco, borgo storico della Valle Argentina. Qui la cucina di tradizione non è codificata come “Cucina Bianca” in senso stretto, ma ne condivide pienamente l’origine: una cucina povera, vegetale, costruita su patate, farine, ortaggi, olio e cotture lente, profondamente legata alla vita contadina e ai rapporti tra i paesi della valle. Il piatto simbolo è la torta di patate, nella versione tradizionale di Montalto: una preparazione essenziale, fatta di patate, uova, formaggio, aromi e olio, che racconta una cucina domestica e condivisa, da forno acceso a lungo.

Dove mangiare: Le Macine del Confluente, ristorante impegnato nel recupero e nella valorizzazione delle tradizioni gastronomiche della Valle Argentina.

Pigna - Osteria Martini di Federico Lanteri

Dopo le malghe, le terre alte e i confini, Pigna rappresenta la sintesi conclusiva dell’itinerario. Qui la Cucina Bianca smette di essere solo memoria e diventa visione: essenziale, territoriale, attuale. È un borgo in cui la cucina povera vegetale si trasforma in linguaggio gastronomico consapevole. Il piatto simbolo è il Gran Pistau, preparazione collettiva a base di grano, porri ed erbe, emblema di una cucina comunitaria e profonda.

Dove mangiare: Osteria Martini di Federico Lanteri, tappa imprescindibile, dove il Gran Pistau e le altre preparazioni di valle vengono restituiti con rigore e lucidità, senza nostalgia, trasformando la Cucina Bianca in un progetto gastronomico contemporaneo.

Indirizzi, contatti e prenotazioni

  • Ristorante Cadò, via Cavour, 5a, 18023 Cosio d’Arroscia IM
    Telefono: +39 335 6437766 mail: [email protected]
  • Osteria del Rododendro, via IV Novembre, 4, 18025 Montegrosso Pian Latte IM
    Telefono / WhatsApp: +39 0183 752530 / +39 347 4514631
  • L’Erba Gatta – vino e cucina, via Roma, 6, 18010 Triora IM
    Telefono: +39 0184 94392 Sito web: www.erbagatta.it
  • Ristorante Le Macine del Confluente, località Oxentina snc, 18010 Badalucco IM
    Telefono: +39 0184 407018 Email: [email protected] Sito web: www.lemacinedelconfluente.com
  • Federico Lanteri all’Osteria Martini, via Piazza Castello, 10, 18037 Pigna IM
    Telefono: +39 349 6381330 Sito: www.federicolanteri.it

Le ricette

Turle di Cosio d’Arroscia

Ingredienti (per 8 persone)

  • Per il ripieno: 400 g di patate, 1 porro, sale e pepe, maggiorana, 2 spicchi di aglio, 100 g di olio extravergine di oliva, 150 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, 2 uova.
  • Per la pasta: 600 g di farina, 6 uova, sale.
  • Per il condimento: 50 g di burro, 10 foglie di salvia.

Procedimento

  • Lessare le patate con la buccia in acqua salata. Una volta cotte, sbucciarle e passarle al passaverdure con maglia fine. Tritare finemente il porro e stufarlo dolcemente in olio extravergine con gli spicchi d’aglio interi, che andranno poi eliminati. Unire il porro alle patate, aggiungere la maggiorana tritata, le uova, il Parmigiano, l’olio, regolare di sale e pepe e amalgamare bene il composto.
  • Preparare la pasta impastando la farina con le uova e un pizzico di sale, quindi lasciarla riposare in frigorifero per circa un’ora. Stendere la sfoglia a uno spessore di circa 2 millimetri e ricavare dei dischi di 10 centimetri di diametro. Disporre una noce di ripieno al centro di ogni disco e chiudere conferendo la caratteristica forma a “caramella”.
  • Cuocere le turle in abbondante acqua salata, quindi condirle con burro fuso e salvia.

I sugeli di Triora

Ingredienti (per 8 persone)
800 g di farina, 400 ml di acqua, 10 g di sale.

Procedimento

  • Mescolare farina, acqua e sale fino a ottenere un impasto omogeneo. Formare un panetto e lasciarlo riposare per circa 20 minuti. Dividere quindi l’impasto in strisce e ricavarne piccoli pezzi di circa un centimetro. Schiacciare ogni pezzetto con il pollice, dando ai sugeli la forma irregolare tipica.
  • Cuocere in abbondante acqua bollente salata per 15–18 minuti, scolare e condire a piacere secondo la tradizione o la stagionalità.

Gran Pistau di Pigna

La ricetta tradizionale del Gran Pistau di Buggio, frazione del comune di Pigna, prevede una preparazione lunga e accurata.

  • Il procedimento inizia con il grano, che viene pestato a lungo nel mortaio, lasciato asciugare, quindi setacciato per eliminare la crusca e accuratamente lavato.
  • Il grano viene poi messo a bollire con abbondante acqua e cotiche di maiale tagliate finemente, per circa due ore, a seconda della varietà utilizzata. Esiste anche una versione vegetariana, priva di cotiche, altrettanto radicata nella tradizione. La cottura è completa quando il grano inizia a disfarsi, addensando naturalmente il composto.
  • A parte si prepara una delicata stufatura di porri, che viene unita al grano insieme al formaggio. Il piatto si completa con un filo di olio extravergine di oliva, a crudo, per legare e profumare il tutto. Il Gran Pistau è un piatto collettivo e rituale, simbolo di una cucina comunitaria e profondamente territoriale.

Claudio Porchia,
gennaio 2026

Claudio Porchia
Claudio Porchia

Claudio Porchia è giornalista e collabora con riviste e quotidiani, affiancando alla scrittura il lavoro con case editrici, la cura di siti internet e l’ideazione di eventi culturali. Si occupa in particolare di gastronomia e storia dell’alimentazione, temi che attraversano anche le sue ricerche e i documentari dedicati al Ponente ligure, territorio che racconta da anni attraverso il cibo e la cultura. Come autore ha pubblicato numerosi libri con diverse case editrici. Dal 2014 è presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza e dal 2015 cura la Guida dei Ristoranti della Tavolozza. Sempre dal 2015 coordina il premio Libri da Gustare, oggi alla XXVIII edizione, e partecipa come relatore e conduttore a festival e rassegne letterarie in tutta Italia. Dal 2017 è direttore artistico del Festival Nazionale della Cucina con i Fiori. Svolge inoltre attività di formazione, con corsi dedicati alla comunicazione nella ristorazione e all’accoglienza, ed è docente di percorsi specifici sull’utilizzo dei fiori eduli in cucina. Fa parte dell’Associazione Narratori del Gusto e, come storyteller, organizza serate e rassegne gastronomiche a tema.

Claudio Porchia è giornalista e collabora con riviste e quotidiani, affiancando alla scrittura il lavoro con case editrici, la cura di siti internet e l’ideazione di eventi culturali. Si occupa in particolare di gastronomia e storia dell’alimentazione, temi che attraversano anche le sue ricerche e i documentari dedicati al Ponente ligure, territorio che racconta da anni attraverso il cibo e la cultura. Come autore ha pubblicato numerosi libri con diverse case editrici. Dal 2014 è presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza e dal 2015 cura la Guida dei Ristoranti della Tavolozza. Sempre dal 2015 coordina il premio Libri da Gustare, oggi alla XXVIII edizione, e partecipa come relatore e conduttore a festival e rassegne letterarie in tutta Italia. Dal 2017 è direttore artistico del Festival Nazionale della Cucina con i Fiori. Svolge inoltre attività di formazione, con corsi dedicati alla comunicazione nella ristorazione e all’accoglienza, ed è docente di percorsi specifici sull’utilizzo dei fiori eduli in cucina. Fa parte dell’Associazione Narratori del Gusto e, come storyteller, organizza serate e rassegne gastronomiche a tema.

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