Stop alla plastica: ritorno allo sfuso

Stop alla plastica: ritorno allo sfuso

La plastica avvolge il cibo e il pianeta. Ma dalla consapevolezza 2G, ossia Green&Gourmet, sta rientrando una sana pratica antica: acquistare cibo sfuso e alla spina. Dai cereali ai detersivi, ecco come fare a meno delle confezioni alimentari.

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Siamo davvero sommersi da un mare di plastica. E le confezioni alimentari stanno letteralmente invadendo il mondo. Il primo supermercato a imballaggio zero è nato 5 anni fa a Berlino: al momento non è purtroppo ancora diventato capostipite di un esercito di negozi che hanno bandito plastica&c. Anzi, la plastica usa&getta impera – mentre la plastica era nata per essere uno strumento di realizzazione dei prodotti di lunga durata. Le monominiporzioni sono sempre più piccole, gli imballaggi ingombranti e gli strati in cui sono avvolti i cibi aumentano. Top dell’orrore: 33 cl d’acqua, ovvero un terzo di litro, ovvero quattro sorsi d’acqua, imprigionata in infinite bottigliette di plastica. È anche vero, però, che la pratica di offrire prodotti sfusi è sempre più diffusa. Persino nella grande distribuzione. E grazie ai consumatori che ne apprezzano il valore,

Nello stesso tempo, la plastica-non plastica – biodegradabile e persino proveniente da fonti rinnovabili è oramai davvero una realtà.  Ma non è certo quella la plastica attualmente utilizzata dall’industria alimentare – e dalle catene di distribuzione. Quindi per ora non salverà il mondo.

Inoltre solo il 9% della plastica giunta al termine del suo utilizzo è stata riciclata, mentre il 12% incenerita e il 79% accumulata nelle discariche o dispersa nell’ambiente, con grave danno per gli ecosistemi. E la domanda è in crescita costante. L’Unione Europea ha iniziato un lavoro per arrivare all’eliminazione del monouso; il problema è che più che dare ‘raccomandazioni’ ai singoli Stati. Insomma, la Ue non può dettar legge. Il business sì, invece: il mercato della plastica globale per il 2020 è valutato in circa 654,38 miliardi di dollari e, nel 2050, la quota di idrocarburi dedicata alla plastica toccherà il 14%, contro il 6% del 2014. Sono numeri impressionanti. Ma nel mondo si stanno formando consapevolezze inaspettate.

Anche nel nostro Paese, che si sta comportando bene: l’Italia è uno dei più avanzati per quanto riguarda la lotta all’usa e getta e il recupero delle plastiche decisamente meglio della media continentale, arrivando al 45% di riciclo). E adesso è l’ora anche del ritorno allo sfuso, una pratica che era norma ai tempi dei nostri nonni. Pasta, riso, farine, fagioli, ma anche caffè, caramelle e detersivi e altro. Non solo in negozi etnici, drogherie, mercati, produttori diretti o punti bio - tutti da rivalutare, peraltro. Persino qualche supermercato offre prodotti sfusi, da premiare.

Gli imballaggi ovviamente non sono gratis per i consumatori, che li pagano in realtà a caro prezzo, incluso nel costo del prodotto finale. Comprando lo sfuso si risparmia assai. Il consumatore utilizza contenitori di cui è già in possesso (o a volte dati in prestito dal punto vendita) e sceglie liberamente tra i prodotti non sovraccaricati dal prezzo del ‘packaging’. Non solo: sceglie liberamente la quantità di prodotto da portarsi a casa. Che è un bel vantaggio, dato che il contraltare del monodose nella grande distribuzione sono confezioni grandi e dato che lo scopo nella grande distribuzione è spingere il consumatore ad acquistare di più del necessario, spesso si torna a casa con più del proprio fabbisogno. E magari si finisce poi per buttar via qualcosa…

Questo modo intelligente di fare la spesa ha anche altri vantaggi: si compra più direttamente dal produttore; si riducono le quantità di rifiuti in casa propria, risparmiando spazio e incentivandola la praticità (una volta che ci si è organizzati inizialmente, è davvero semplice, e a volte avere meno scelta rispetto alle 2000 confezioni di marche diverse che propongono sostanzialmente lo stesso prodotto, è solo che un vantaggio).

Nei supermercati e nei negozi standard, invece, oramai persino frutta e verdura sono sempre più spesso adagiate come cadaveri (e in effetti perdono in vitalità) su bare di plastica e avvolte in sudari dello stesso materiale. Trucco: al supermercato, mettere l’etichetta adesiva direttamente su verdura e/o etichette multiple in un sacchetto. Avvisare poi il cassiere e condividere il perché della vostra azione! D’altra parte per frutta e verdura è tuttora in generale più facile trovare lo sfuso, basta scegliere il rivenditore giusto, e portarsi magari dietro le proprie resistenti borse da spesa.

Anche il vino è sempre più sfuso: non stiamo parlando delle bag-in-box, ma delle enoteche che ve lo vendono in taniche o bottiglie che portate voi da casa, spesso hanno dei vini da tavola più che dignitosi e a buon prezzo.

Dal Nord al Sud, sono sempre di più i punti vendita che vendono almeno una parte dei prodotti sfusi. Non sottovalutiamo poi i mercati e le drogherie o i negozi etnici che hanno ancor i sacconi vecchio stile, con cereali, spezie &c. E poi in varie località del Bel Paese sono già nati negozi a imballaggio zero: da Mamma Natura all’Angolo DiVino a Milano; Verdesfuso a Como e Verde Sfuso a Genova; Mille Bolle a Mantova (detersivi); Sacco Matto a Torino; Effe Corta a Milano, Padova, Capannori e Prato (dove c’è anche Fuori dalle Scatole); Ettogrammo a Verona; Verde Serre a Reggio Emilia; Bio al sacco a Pisa; Pesonetto a Pesaro; Saponando a Roma, ProSud a Napoli; Tutto Sfuso ad Altamura; La Bottega del Pulito a Potenza; Quanto Basta a Spezzano della Sila; Negozio Leggero a Palermo. E sono solo alcuni, davvero. Esplorate la vostra zona e chiedete sfuso&alla spina ai vostri negozi di fiducia!

Carola Traverso Saibante
giugno 2019

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