Seguici su Facebook Seguici su Instagram
Luoghi e PersonaggiCime del gusto: itinerario nella Valle Camonica

Cime del gusto: itinerario nella Valle Camonica

Un vero paradiso per gli amanti della natura e degli sport di montagna

Condividi

C’è una valle a misura di amanti dello sport all’aria aperta, ma che sa ispirare artisti e guadagnarsi un posto di primo piano tra i gourmet. Una valle, e le sue innumerevoli derivazioni laterali, dove la natura è una rivelazione a portata di escursione, e le cui tracce di vita date in custodia alla pietra narrano gli avvenimenti che portano dall’età del bronzo alla nostra era. La Valle Camonica, a nord di Brescia e facilmente raggiungibile dalle maggiori città d’Italia, è meta ideale per passeggiate estive e autunnali in tutta sicurezza grazie a sentieri ben segnalati, ma offre anche una ricca varietà di impianti di risalita che la rendono un paradiso per chi ama lo sci. Principe è il comprensorio Ponte di Legno – Tonale. Si può partire direttamente dalla cittadina a 1.250 metri e arrivare in meno di 15 minuti al Passo del Tonale. Da qui la cabinovia Paradiso parte da 1.880 metri e arriva ai 2.585 del Passo Paradiso, ma si può salire fino ai 3.000 del Ghiacciaio Presena, dove l’innevamento naturale è certo fino a primavera (pontedilegnotonale.com). Chi è alla ricerca di un souvenir gastronomico o un capo all’ultima moda passeggia per Ponte di Legno, sicuro che troverà quello che fa al caso proprio. Formaggi di malga, tra cui il Silter DOP, ottimo da scagliare a fine pasto, funghi essiccati e vini camuni prima di tutto. A Ponte di Legno ristoranti e trattorie offrono cibi degni delle fatiche sui campi da sci: da corroboranti piatti di selvaggina con polenta agli gnoc de la cuö, una pastella di farina, latte, patate e farina immersa in acqua bollente e, una volta rappresa, condita con burro fuso e cipolle fritte.

Escursioni e tradizioni da Monno a Edolo

A destra, il Passo del Tonale, collegato a Ponte di Legno e punto di partenza per raggiungere il ghiacciaio Presena. Credit: Adobe Stock

Chi non ama la mondanità si può fermare in qualche borgo verso il fondovalle. A Monno per esempio, dove si possono assaggiare le piode, sorta di gnocchi di patate crude e farina, e le fladarde, dolci di patate, uova e farina. I cicloamatori da qui proseguono verso il Passo del Mortirolo. Chi preferisce passeggiare nella natura sceglie invece la Val Grande, alle spalle di Vezza d’Oglio: 20 chilometri con avvistamenti di marmotte, cervi e camosci nel Parco Nazionale dello Stelvio. Edolo viene considerata una piccola capitale dell’alta valle. Da qui si raggiungono in meno di mezz’ora le piste del Baradello, a Corteno Golgi che, con 6 km di percorso illuminato, è in vetta al primato europeo e che, insieme alle piste valtellinesi di Aprica, forma un unico e ampio comprensorio. Il divertimento è assicurato anche grazie a efficienti impianti di risalita. Da Edolo si può scendere la valle lungo il fiume Oglio, ricca di castagneti. In inverno, talvolta si serve la pupa de schelt, una polentina salata di farina di castagne condita con panna, che qualche ristorante della zona propone su prenotazione. Gli amanti delle due ruote possono pedalare sulla ciclovia premiata come la più bella d’Italia (cicloviadelloglio.it).

Tesori caseari e storia antica: Val Saviore e Capo di Ponte

Forme di Silter DOP, formaggio semigrasso tipico della Valle Camonica.

La boscosa e selvaggia Val Saviore è patria di un caratteristico formaggio caprino, il fatulì, dal gusto deciso per via dell’affumicatura con frasche di ginepro. La protagonista in questo caso è la capra Bionda dell’Adamello, che vive per buona parte dell’anno libera al pascolo. Ancora più a sud, la rupe sulla quale si appoggia la chiesa di San Siro, a Capo di Ponte, è un gioiello dalle perfette proporzioni volute dall’arte romanica. A 15 minuti di cammino, sulla sinistra della valle, il monastero di San Salvatore è invece la testimonianza della presenza cluniacense. Quest’area è anche nota per ospitare il Parco Archeologico Nazionale, primo monumento italiano riconosciuto dall’Unesco: 10mila anni di attività umana incisi su pietra (parcoincisioni.capodiponte.beniculturali.it).

Breno, Boario e Pisogne: una sosta golosa

Veduta del borgo medievale di Breno, culla della spongada, prodotto De.Co. Credit: Lucio Rossi latitudeslife.com

Breno, al centro della valle, è una sosta golosa. Nelle macellerie si può acquistare la salsiccia di castrato di carne di ovino, macinata finemente. Va bollita e consumata con patate o peperonata. Nelle pasticcerie la sosta è a base di spongada, una pagnottella lievitata e spolverata di zucchero che durante la Pasqua viene abbinata al salame. I comprensori di Borno e Montecampione, dove su prenotazione si scia anche di notte, offrono piste da sci e da bob adatte anche alle famiglie. Dopo le discese, un po’ di meritato relax alle terme di Boario è quel che ci vuole! Prima di lasciare la Valle Camonica c’è un ultimo souvenir da portarsi a casa, una gustosa farina da polenta di mais nero che si acquista a Esine. Vale la pena terminare il viaggio a Pisogne, sulla sponda settentrionale del lago d’Iseo, presso la chiesa di Santa Maria della Neve, completamente affrescata da Girolamo Romanino, uno dei maestri del Cinquecento. Al suo fianco cominciano i tornanti che portano tra i pascoli della Val Palot, un eden per chi ama la e-bike e i fuori pista (pisognebike.it).

Gli affreschi nella chiesa di Santa Maria della Neve, a Pisogne; incisioni rupestri nell’omonimo Parco Nazionale a Capo di Ponte. Credit: iStock Photo / Simephoto

PIODE DI MONNO

 

Ingredienti

600 g di patate, 400 g di farina + quella per la lavorazione, 100 g di burro, 50 g di grana padano Dop grattugiato, sale

Procedimento

  1. Sbucciate e lavate le patate. Tenetene da parte un paio e grattugiate finemente le altre, raccogliendole in una ciotola capiente. Unite la farina, un pizzico generoso di sale e impastate fino a ottenere un composto liscio e omogeneo, facilmente lavorabile, con una consistenza simile a quella della pasta fresca: se risultasse appiccicoso, aggiungete ancora un po’ di farina, se troppo sodo, un altro po’ di patata grattugiata. Dividete l’impasto in 4-5 parti e stendetele sul piano di lavoro infarinato, ricavando sfoglie dello spessore di circa mezzo cm.

  2. In una casseruola capiente, portate a ebollizione abbondante acqua, salatela e aggiungete le patate tenute da parte, tagliate a dadi. Fate riprendere il bollore e cuocete per circa 5 minuti, finché le patate iniziano a intenerirsi. Intanto, spezzate grossolanamente con le mani le sfoglie preparate, in modo da ottenere le “piode” dalla forma irregolare, e tuffatele nell’acqua con le patate. Cuocete le piode per circa 7 minuti.

  3. Nel frattempo, sciogliete il burro in un pentolino e fatelo spumeggiare, finché assume un colore bruno. Scolate le piode insieme alle patate, con l’aiuto di un mestolo forato, e trasferitele direttamente in un piatto da portata. Condite con il burro bruno preparato e completate con il grana grattugiato.

Credit foto in apertura: Adobe Stock

Per altri itinerari tra sport, natura e gusto nelle montagne lombarde clicca qui

Iscriviti alla newsletter di sale&pepe

Iscriviti ora!

Abbina il tuo piatto a