A piedi, in bici o con gli sci, tra le vette di un parco ricco di antiche tradizioni
Le sfumature rosa, viola e purpuree della primula glaucescente risaltano sulla roccia nuda, sulle rupi scoscese e negli anfratti del Parco Regionale Grigna Settentrionale (parcogrigna.it) che ne ha fatto il proprio simbolo. Non sono pochi i viaggiatori che in piena estate con macchina fotografica al collo sono attratti dalla grande varietà di flora autoctona e rara. Anche grazie a questa ricchezza, la Valsassina è, nell’immaginario collettivo, la patria di stracchini e formaggi. Il latte delle bovine, infatti, che vivono spesso al pascolo, assume il profumo e gli aromi delle piante spontanee, mentre la carne degli esemplari maschi contribuisce alla realizzazione di un altro prodotto gastronomico di punta, il salame. Un salame speciale, elaborato proprio con carne suina e bovina, asciugato ancora con stufa a legna e stagionato per almeno sei mesi in cantina. Pasturo ne è la patria di elezione.
A destra, il Pian delle Betulle, situato a 1500 metri di quota. È interessante passeggiare per il borgo apprezzando la tipica architettura delle case: sono costruite con una o più logge sovrapposte in modo da avere più spazio possibile coperto e soleggiato. Un tempo su queste logge – ma talora anche oggi – si seccavano noci, fagioli e castagne. Chi ha buone gambe, da Pasturo s’incammina sul sentiero che porta al Rifugio Brioschi, più volte indicato dalle guide come “il rifugio più amato dagli italiani”. Non poteva essere altrimenti, considerando il paesaggio lunare che lo circonda e il panorama che si gode dai suoi 2410 metri di altitudine. Molto meno impegnativo e adatto a tutti è il Sentiero dei Mulini che in un’ora porta da Prato San Pietro alla Grotta dei Darden, chiamata così in onore degli sparvieri che vi nidificano.
Gli scapinasc, ravioli ripieni di carne. Impossibile non rimanere colpiti dalla natura selvaggia lungo il fiume Pioverna che si attraversa grazie a ponti di legno e passerelle. Anche chi ama la mountain bike trova nel Parco una fitta serie di percorsi fatti su misura in base alla propria preparazione. Gli arditi affrontano in bicicletta il passo Agueglio, che conduce da Cortenova a Esino Lario in meno di 20 km. In automobile, tra una curva e un tornante, il tempo impiegato è di circa 50 minuti, compresa la deviazione per l’Alpe Narele. Da qui, guardando il Lario, pare di essere sospesi nel cielo a bordo di un pallone aerostatico. A Esino Lario la star locale si chiama Biancona. È la patata tondeggiante a pasta bianca, farinosa, ricca d’amido e ottima per gli gnocchi. La sua diffusione si deve a don Giovanni Battista Rocca che, intorno al 1930, selezionò questa varietà particolarmente adatta alle condizioni del terroir. Nei decenni, la gente del luogo ha saputo approfittare della Biancona per preparare i ravioli di Sant’Antonio, una pasta a base di patate che racchiude un ripieno di pane ammollato nel latte, uova, amaretti e anice. Una breve sosta gastronomica si può mettere in agenda anche a Crandola Valsassina con gli scapinasc, ravioli con ripieno di carne conditi con burro e salvia, prima di raggiungere Pian delle Betulle con la funivia in partenza da Margno.
La Grigna settentrionale, la cima più alta del massiccio delle Grigne (2410 metri) che dà nome all’omonimo Parco Regionale. Credit: iStock Photo Il pianoro, situato a 1500 metri di altitudine, si è guadagnato il soprannome di “ultimo paradiso”. E si capisce il perché: si tratta infatti di un luogo silenzioso, con una natura conservata e piccole casette ben inserite nel paesaggio. Per gli amanti dello sci nordico, sul versante sud del vicino Monte Muggio, c’è l’Alpe Giumello, attrezzata con skilift. In estate invece le famiglie possono passeggiare all’ombra di faggi e betulle. In meno di un’ora di cammino si raggiunge la vetta del Muggio sotto lo sguardo incuriosito di mandrie e greggi che permettono di realizzare squisiti formaggi, ma è anche possibile avvistare diverse specie di fauna selvatica, come volpi, camosci, aquile e poiane. All’arrivo, la vista sul ramo comasco del Lario che spazia sino al Monte Rosa è uno spettacolo impareggiabile.
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